Confindustria e Confartigianato contro la Finanziaria 2007

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La Giunta di Confindustria Abruzzo, espressione territoriale e settoriale di tutte le componenti dell'imprenditoria abruzzese, ha espresso forte preoccupazione e delusione per la proposta di legge finanziaria 2007.
Senza entrare nel merito delle scelte che riguardano i singoli cittadini attraverso presunte logiche di redistribuzione, ritiene di dover esprimere alcune valutazioni.
«Gli imprenditori, pur consapevoli della situazione finanziaria del paese», si legge nel documento di Confindustria, «chiedevano una manovra che incidesse sul fronte del rigore e del risanamento, attraverso tagli strutturali della spesa e concentrando le risorse verso la necessaria modernizzazione del paese e la capacità competitiva del sistema economico.
E' mancata, invece, la volontà di avviare le riforme capaci di portare sotto controllo la spesa corrente, soprattutto in quei settori la cui pressione sui conti pubblici sta diventando insostenibile e dove la lotta agli sprechi dovrebbe rappresentare l'obiettivo primario: la sanità; la previdenza; la finanza locale, dove è essenziale il riordino delle regole di governance fra centro e territorio, il funzionamento della macchina pubblica e il costo della politica che continuano ad assorbire buona parte del valore prodotto dal paese».
Anche la riduzione del cuneo fiscale – che gli industriali avevano considerato una misura decisiva per un recupero di produttività - sarà diluita in un arco temporale che ne penalizzerà l'incidenza, secondo l'associazione di categoria, e ci sarebbe il rischio che la sua efficacia sia in gran parte vanificata da una pressione fiscale in crescita per una maggiore tassazione diretta e indiretta da parte degli enti locali.
A questo proposito, gli industriali abruzzesi hanno ribadito la loro più netta contrarietà ad ogni forma di compensazione che introduca nuovi prelievi regionali e locali o aumenti indiscriminati di tariffe, a seguito della manovra.
«Quanto alle misure sul TFR», dice Confindustria Abruzzo, «il nostro giudizio è di totale disaccordo sia perché costituiscono un prelievo forzoso di risorse dei lavoratori senza prevedere oltretutto la rivalutazione automatica dell'accantonato come le norme attuali contemplano, sia perché comportano un danno alle imprese, soprattutto a quelle piccole e medie, che vedranno penalizzata la propria capacità di crescita, trovandosi da un lato ancora più esposte sul fronte finanziario di quanto già non lo siano strutturalmente e dall'altro vedendo fortemente intaccata la loro capacità di investimento. Inoltre, questa misura non viene neanche accompagnata da quei sostegni, indispensabili, che la istituzione dei fondi pensione aveva previsto».
Per quanto riguarda l'Abruzzo, poi, le zone interne, ancora una volta potrebbero essere penalizzate ingiustamente in quanto escluse, perché non rientranti nelle aree in deroga di cui all'art.87.3.c del trattato UE, da importanti agevolazioni, previste invece per le altre zone, quali il Credito d'imposta per gli investimenti e la deduzione forfetaria dall'imponibile IRAP per l'assunzione delle lavoratrici svantaggiate.


SULL'ARTIGIANATO 2,4 MILIARDI DI SACRIFICI. TRADITO IL METODO DELLA CONCERTAZIONE.


«Nelle discussioni precedenti al varo della Legge finanziaria 2007 è stato tradito il metodo della concertazione. Non ci stiamo a subire quello che percepiamo come un atteggiamento pregiudiziale verso il lavoro autonomo e il mondo dell'impresa, in contrapposizione con il lavoro dipendente ed il pubblico impiego».
Così il Presidente di Confartigianato Abruzzo Carmine Di Censo sintetizza le motivazioni che hanno spinto oggi l'Assemblea della Confartigianato nazionale, a cui ha partecipato dirigenza della nostra regione, a proclamare iniziative di protesta contro la legge Finanziaria che culmineranno in una manifestazione pubblica alla fine di ottobre.
Tra revisione degli studi di settore, aumento dei contributi previdenziali, introduzione dei contributi sugli apprendisti , la Finanziaria costerà alle imprese artigiane 2.261 milioni di euro nel 2007, cui si aggiungeranno altri 131 milioni di euro nel 2008. In pratica, le nostre imprese sopporteranno il 40% del totale dei sacrifici imposti dalla manovra alle imprese. Non ci sembra questa la strada migliore per rilanciare la competitività del sistema imprenditoriale e non ci sembra sia stato rispettato l'impegno contenuto nel Dpef di rilanciare lo sviluppo e di tagliare le spese improduttive.
«Il fatto ancora più paradossale», aggiunge Di Censo, «è che i benefici della riduzione del cuneo fiscale per le nostre imprese, pari a 329 milioni di euro, verranno annullati dall'aumento dei contributi sugli apprendisti che costa 330,5 milioni di euro. Colpire l'apprendistato significa colpire la modalità più diffusa nell'artigianato per inserire i giovani nel mondo del lavoro, per trasmettere la cultura del fare e del saper fare».
Le perdite che il settore artigiano subirà con questa Finanziaria, poi, sempre secondo Confartigianato, sarebbero tanto più inaccettabili se si considera l'assenza di risposte da parte del Governo circa la riduzione delle tariffe Inail pagate dalle imprese artigiane.
«Si tratta di una battaglia di giustizia», ha aggiunto Di Censo, «finalizzata a sanare l'assurda sperequazione che vede gli imprenditori artigiani versare contributi 3 volte superiori rispetto alle prestazioni ricevute dall'Inail. Non è questa la strada per favorire la ripresa e lo sviluppo; gli artigiani e le piccole imprese non ci stanno a pagare per le mancate scelte di tagli agli sprechi e alla spesa improduttiva. Ma la cosa più odiosa e inaccettabile consiste nel fatto che, mentre la discussione sulla riforma delle pensioni dei lavoratori dipendenti è stata rinviata al prossimo anno, l'aumento dei contributi previdenziali degli artigiani entrerà subito in vigore, e per di più è stato deciso a nostra insaputa con un accordo tra il Ministro del Lavoro e Cgil, Cisl e Uil».
07/10/2006 8.25