Sanità abruzzese più debole: una scelta che avvantaggia il Nord

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2140

Sanità abruzzese più debole: una scelta che avvantaggia il Nord
ABRUZZO. Un miliardo e 300 milioni di euro: tanto vale la torta della mobilità passiva.

E di questi, ben un miliardo e 100 mila emigrano dal Sud verso il Nord per pagare le prestazioni sanitarie per quei cittadini (abruzzesi compresi) che non trovano cure lì dove abitano e che affidano la loro salute ai viaggi della speranza.

C’è un affare colossale dietro molte scelte sanitarie imposte all’Abruzzo e al Sud in generale?

A fronte di una domanda di salute che cresce anche per l’invecchiamento della popolazione, in filigrana si intravede una sanità interessata più ai bilanci che al benessere dei cittadini. Per restare in Abruzzo, dietro la mobilità passiva, la chiusura dei piccoli ospedali, il taglio dei servizi sul territorio (ma anche dietro l’indebolimento degli imprenditori privati) ci potrebbe essere un  progetto di trasformazione degli abruzzesi in semplici clienti di regioni più forti e più attrezzate dal punto di vista sanitario.

Basta guardare le cifre: secondo DoctorNews33 (il quotidiano on line del medico italiano) la parte del leone, cioè le Regioni che incassano di più con la mobilità (dati riferiti al 2009) sono la Lombardia e l’Emilia Romagna che ricevono rispettivamente 444 e 358 milioni di euro. Poi troviamo la Toscana con 113 milioni, il Veneto con 97 e il Friuli con 24. Le Regioni che invece “sborsano” di più sono Campania, Calabria e Sicilia con 318, 240 e 209 milioni, poi ci sono la Puglia con 185 milioni, il Lazio con 75, la Sardegna con 57 e le Marche con 32, l’Abruzzo con 66 milioni. Questa gigantesca emorragia di soldi è stata così fotografata nei giorni scorsi dall’accordo tra i governatori regionali sulla mobilità extraregionale. E sembra inarrestabile: le Regioni del centrosud o si difendono a fatica, come le Marche, oppure sprofondano, come l’Abruzzo, nel gorgo usuraio della mobilità sanitaria passiva, dove più paghi e più devi pagare.

PrimaDaNoi.it ha illustrato ieri la posizione difensiva messa in atto dalle Marche: una nota del direttore dell’assessorato regionale indirizzata al presidente Mario Spacca, spiegava che non si fanno accordi di confine, come chiedeva l’Abruzzo per limitare gli esborsi, in attesa di indicazioni più precise da parte del Governo. La posizione abruzzese è invece ignota, salvo gli allarmi che provengono da più parti sull’aumento di questa mobilità passiva.

Eppure ad inizio 2010, sia poco prima di firmare i contratti con le cliniche private, sia immediatamente dopo, il sub commissario Giovanna Baraldi aveva proposto di istituire un gruppo di lavoro sulla mobilità passiva, il quale avrebbe dovuto lavorare con l’assistenza della Kpmg, advisor della Regione, come ad esempio nella riunione del 23 giugno scorso.

Addirittura esiste pure un verbale manoscritto in cui sia la Baraldi che l’assessore Venturoni si impegnano su questo argomento. Poi più nulla, come se la mobilità passiva non fosse più una priorità per l’Ufficio commissariale Chiodi-Baraldi.

 L’ABRUZZO RISCHIA DI AVERE MENO SOLDI DAL FONDO SANITARIO NAZIONALE

E’ molto importante il dato su chi guadagna di più dalla mobilità passiva, perché, dopo questo accordo sulla mobilità sanitaria extraregionale, resta ancora da definire il riparto delle risorse del fondo sanitario nazionale 2011.

E qui le sorprese continuano, a danno del Sud. Perché pur di far passare il Federalismo, si è parlato a lungo di “federalismo solidale”, di compensazioni, di fondo perequativo e così via: poi al momento di passare alla cassa, le Regioni più ricche e più impegnate in questa riforma dimenticano la solidarietà ed impongono altri parametri per la divisione del fondo nazionale.

Infatti le Regioni del Sud (più l’Umbria e l’Emilia Romagna) per recuperare lo svantaggio propongono più fondi per le zone depresse, applicando l’indice di deprivazione, cioè lo stato di povertà e di svantaggio socio-economico. Ad esempio, usando i dati forniti dal Seminario organizzato dall’Agenzia sanitaria abruzzese per le valutazioni dell’impatto sociale sulla salute, con l’indice di deprivazione l’Abruzzo - che il Ministero vorrebbe liquidare con 2,326 milioni di euro – porterebbe a casa 2,330 milioni, con un incremento di 4 milioni. Con altri indici, l’Abruzzo incasserebbe 2,311 mln, cioè 15 milioni in meno. E il quantum della cifra è importantissimo, perché il 2011 fornisce il riferimento (“benchmarking”) per il federalismo sanitario del 2013 con i costi standard.

Come si può vedere, avere più o meno mobilità passiva, rinforzare o indebolire il sistema sanitario abruzzese (pubblico e privato), incassare di meno dal fondo sanitario nazionale pone le basi di come sarà la sanità abruzzese nei prossimi anni. Su questo scenario irrompe una dichiarazione del ministro della salute Ferruccio Fazio: rispondendo al question time alla Camera dei Deputati e in un incontro a Bari con l’Upi (Unione delle Province italiane) ha detto chiaramente che il criterio per la suddivisione del fondo sarà quello delle “patologie prevalenti”: cioè il finanziamento sarà calibrato secondo il tipo di malattia riscontrato nelle varie regioni.

Mentre, secondo Fazio, l’indice di deprivazione legato alla povertà ed agli aspetti sociali  «è inapplicabile».

«Le regioni con alto indice di deprivazione - ha infatti spiegato - hanno in genere un’alta inappropriatezza di ricoveri ospedalieri, cioè queste malattie dovrebbero essere curate a livello territoriale. Usare oggi l’indice di deprivazione, in assenza di dati territoriali, andrebbe a premiare l’inappropriatezza».

 Ben detto? A pensarci non tanto, perché siamo di fronte al solito cane che si morde la coda. E’ vero: meno servizi sul territorio (in Abruzzo quelli che ci sono vengono tagliati) producono più ricoveri inappropriati. Il che servirà al ministro per dire che questa sanità non funziona, quindi deve avere meno soldi. In tutta questa strategia, che ruolo ha l’Ufficio commissariale? Passi per la Baraldi, mandata da Fazio in Abruzzo, ma Chiodi che ne pensa?

 Sebastiano Calella  22/03/2011 11.20