Al via il calendario venatorio in Abruzzo

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Domani, con la preapertura a cinque specie (tortora, colombaccio, cornacchia grigia, gazza e merlo), prende il via la stagione venatoria 2006/2007. Per la prima volta, le modalità con le quali sarà esercitata l’attività venatoria presentano alcuni positivi elementi di novità che sono stati introdotti nel calendario venatorio grazie alla Commissione VIA della Regione Abruzzo che ha sottoposto questo strumento di gestione della caccia alla valutazione di incidenza ambientale, ai sensi della Direttiva Habitat.
Queste le principali novità.

Divieto di caccia nelle foci dei fiumi.
Per una profondità di cinquecento metri dalla linee di costa, non è consentita nessuna forma di caccia presso le foci dei fiumi. In realtà si tratta di una previsione già contenuta nella legge nazionale sulla caccia, ma che era rimasta sostanzialmente inapplicata. Dal punto di vista della tutela della fauna migratoria questo divieto è importantissimo: visto che la gran parte delle foci dei fiumi abruzzesi sono occupate da porti ed altre infrastrutture, vietare la caccia nelle poche foci rimaste libere consentirà agli uccelli, che percorrono decine di migliaia di chilometri durante le migrazioni, di trovare riparo e riposo senza essere “impallinati”.

Obbligo di forme diverse dalla braccata nella caccia al cinghiale nelle aree dove è accertata la presenza di orso e lupo.
Nella fascia di protezione esterna al Parco Nazionale d'Abruzzo e nei Siti di Interesse Comunitari dove è accertata la presenza dell'orso e/o del lupo, la caccia al cinghiale è vietata nella forma della braccata ed è consentita esclusivamente nella forma della girata e degli abbattimenti di selezione.
Non si tratta di un divieto di caccia al cinghiale, ma del divieto, per queste aree, di effettuare la caccia in braccata: tutti gli studi condotti sull'argomento (primo fra tutti i progetti LIFE condotti proprio in Abruzzo su questa specie dal Corpo Forestale dello Stato) dimostrano che la caccia in braccata è una delle principali cause di disturbo per l'orso. I cani, infatti, durante la braccata, inseguendo i cinghiali, disturbano fortemente l'orso, e si sono registrati, negli anni passati, anche molti casi in cui degli orsi sono stati colpiti per sbaglio durante le braccate.

Riduzione del numero di cacciatori nella fascia di protezione esterna del Parco Nazionale d'Abruzzo.
Nella fascia di protezione esterna al PNA la caccia è consentita nel limite di densità venatoria di 1 cacciatore ogni 40 ettari (di regola è di 1 cacciatore ogni 19 ettari). In questo modo si crea una reale fascia di rispetto che consente di ridurre la pressione venatoria intorno al Parco più importante d'Italia.

Divieto di usare pallini di piombo nella caccia agli uccelli acquatici e in area di pregio.
Nella fascia di protezione esterna al PNA, nelle Zone di Protezione Speciale “Monti Simbruini” e “ex-Parco Sirente-Velino” è vietato l'uso di pallini di piombo. L'uso dei pallini di piombo – perfettamente sostituibili con quelli acciaio – è poi vietato dovunque nella caccia agli uccelli acquatici (anatidi e limicoli).
Questa prescrizione risponde ad esigenze sanitarie, oltre che ambientali: il piombo dei pallini, come attestano studi internazionali, è una tra le principali fonti di inquinamento di questo metallo con seri pericoli per la salute umana, ad iniziare da quella degli stessi cacciatori e dei loro familiari che mangiano carne contaminata dal piombo. Sulla fauna l'effetto è pesantissimo soprattutto sui predatori che ingeriscono il piombo che si accumula nel sangue delle prede. È stato calcolato che dal 30 al 50% del piombo immesso in natura deriva ormai dai pallini utilizzati nella caccia. Uno studio recente condotto in Spagna ha provato che su 411 prede impallinate esaminate, il 40% conteneva tracce di piombo dannose per la salute umana.
L'Abruzzo, con questa prescrizione si pone all'avanguardia in Italia, essendo la prima regione che introduce, anche se parzialmente, questo divieto previsto anche dall'Accordo tra gli stati Europei ed Africani per la tutela dei migratori che per l'Italia è entrato in vigore ieri, 1° settembre 2006.

Subordinato l'avvio della caccia alla coturnice allo svolgimento di censimenti.
L'apertura della caccia alla coturnice del 15 ottobre è subordinata allo svolgimento, da parte degli Ambiti Territoriali di Caccia, di censimenti preliminari ai piani di abbattimento, previo parere dell'Istituto Nazionale di Fauna Selvatica. Si stabilisce così un principio fondamentale: prima di sparare si deve conoscere la consistenza della fauna per comprendere se e quanti capi possono essere cacciati.

“Le prescrizioni introdotte attraverso la valutazione di incidenza ambientale”, sostiene Dante Caserta, Presidente del WWF Abruzzo, “rappresentano un notevole cambiamento rispetto alle passate gestioni: un cambiamento che pone l'Abruzzo all'avanguardia in Italia. La scelta di affidare ad un organismo tecnico – che vede la partecipazione di tecnici rappresentati di regione, province ed aree protette – si è rivelata vincente ed ha consentito finalmente di porre in atto alcune scelte di corretta gestione faunistica. In particolare per l'orso, il divieto della caccia in braccata, consentirà di tutelare questa specie in via di estinzione e rappresenta un ottimo “biglietto da visita” con il quale la Regione Abruzzo si presenterà al tavolo tecnico che dovrà redigere il PATOM, il piano d'azione per la tutela dell'orso marsicano. Ora è necessario che le prescrizioni introdotte al calendario venatorio dalla Commissione VIA siano immediatamente comunicate sia ai cacciatori che agli organi di polizia che dovranno vigilare sulla loro corretta applicazione. Sappiamo bene che nei prossimi giorni si registreranno le reazioni della parte più retriva dei cacciatori, ma è bene ricordare che le prescrizioni fissate devono essere applicate, pena l'intervento della magistratura e della Commissione europea per la violazione della Direttiva Habitat”.

Dichiara Fabio De Massis, vicepresidente del WWF Abruzzo: “La Commissione VIA che ha esaminato il calendario venatorio, ha finalmente affrontato correttamente la tematica della caccia. Sono state riprese le più elementari indicazioni dei più importanti Organismi scientifici in materia che purtroppo, fino ad oggi, erano state ignorate. Certo, permangono ancora elementi negativi primo fra tutti la preapertura di domani che, anche se è limitata ad una sola giornata e a cinque specie, continua ad essere ingiustificata. Ulteriori elementi di criticità derivano poi dalle tante modifiche che la legge regionale sulla caccia ha subito nella passata consigliatura quando, ad esempio, è stato di fatto compromesso il principio di legare il cacciatore al proprio territorio, riconsentendo così il “nomadismo venatorio” che produce danni enormi all'ambiente perché deresponsabilizza i cacciatori. Per il WWF è necessaria una revisione completa della normativa regionale in materia che tenga oltretutto conto delle novità introdotte recentemente dal decreto del Ministro dell'Ambiente sulle Zone di Protezione Speciale e delle convenzioni sulla tutela della fauna che l'Italia ha ratificato”.


02/09/2006 12.59