«Impegnarsi tutti per salvare l’Orso marsicano»

Alessandro Biancardi

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Molte presenze ed un interessante dibattito hanno caratterizzato l'incontro “Un patto per l'Orso. Idee, strategie ed azioni per la tutela dell'Orso bruno marsicano”, svoltosi ieri sera presso la sala del Centro visita dell'Ente Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
L'incontro ha permesso un confronto tra alcuni degli Enti che lo scorso maggio hanno sottoscritto il protocollo d'intesa per la redazione di un “Piano d'azione interregionale per la tutela dell'Orso bruno nell'Appennino” (PATOM) che definirà, nelle linee generali, il programma di lavoro pluriennale e rappresenterà il documento di riferimento per Regioni, Province ed Aree protette per la conservazione di questa specie.
Dopo i saluti del Commissario dell'Ente Parco, Giuseppe Rossi, si sono succeduti i vari interventi dei relatori, introdotti da Massimo Pellegrini, vicepresidente del WWF Abruzzo.
Tutti, a partire proprio dal Commissario Rossi, hanno evidenziato l'importanza del PATOM quale strumento tecnico-scientifico indispensabile per effettuare scelte concrete in sinergia tra tutti i soggetti interessati. Ed è stata espressa la convinzione che la collaborazione tra Ministero dell'Ambiente, Regioni, Enti locali ed Enti Parco che insistono nell'areale dell'Orso è fondamentale per raggiungere risultati utili e duraturi.

Il Direttore del Parco, Aldo Di Benedetto, ha evidenziato gli sforzi compiuti dall'Ente per rafforzare la sorveglianza sulla specie, anche attraverso una rinnovata collaborazione tra le Guardie del Parco ed il Corpo Forestale dello Stato.
Per quest'ultimo è intervenuto Giovanni Potena che ha ricordato i progetti LIFE sull'Orso portati avanti dal Corpo che hanno permesso, circa cinque anni fa, di evidenziare la drastica diminuzione di Orsi. Potena ha richiamato l'attenzione sul problema del bracconaggio, legato anche a pratiche venatorie su altri animali (primo fra tutto il cinghiale) che finiscono per impattare fortemente sull'Orso, come testimonia drammaticamente l'analisi dei dati del 1983 quando furono rinvenuti 13 Orsi morti, gran parte dei quali uccisi durante battute di caccia al cinghiale.

Particolarmente interessante la relazione di Luigi Boitani, professore dell'Università La Sapienza di Roma e responsabile scientifico delle ricerche sull'Orso marsicano.
Boitani ha illustrato i risultati degli studi condotti dal 2005 attraverso la radiotelemetria: una pratica che consiste nel catturare gli Orsi per apporre loro dei radiocollari che trasmettono dei segnali che consentono di tenere costantemente sotto controllo gli animali. Ad oggi sono stati catturati 13 Orsi; 10 di questi sono stati radiocollarati, l'ultimo dei quali, un maschio di 140 kg, è stato catturato proprio all'alba di ieri .
Lo studio dei dati trasmessi dai radiocollari ha confermato la capacità degli Orsi di muoversi in grandi spazi, come dimostrato dall'Orso “Claudio”, un giovane maschio catturato alcuni mesi fa che ha già percorso tutto il territorio del Parco.
Gli studi hanno anche evidenziato che il luogo centrale per l'Orso rimane il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: le segnalazioni nelle altre aree protette sono per lo più legate ad animali che si spostano da questo Parco, dimostrando così la necessità di garantire corridoi ecologici sicuri tra le varie aree.
Boitani ha anche illustrato brevemente la situazione del Lupo nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise che continua ad essere un area “fonte” per la specie che da qui si irradia verso altri territori: ad oggi si calcola che sono presenti nel Parco circa 35 esemplari in gran parte suddivisi in 6/7 branchi. Per il futuro anche sul Lupo si svolgeranno ricerche attraverso i radiocollari per verificare puntualmente i loro spostamenti.
Dante Caserta, Presidente regionale del WWF, ha sottolineato come il PATOM dovrà costituire uno strumento per arrivare in tempi rapidi alla definizione di una strategia per la salvezza dell'Orso. Si tratta di un'occasione storica, forse l'ultima, visto il numero ormai ridottissimo di esemplari sopravvissuti. La conservazione di aree dove l'Orso marsicano può vivere senza temere fucilate, bocconi avvelenati o lacci è fondamentale per ottenere risultati concreti in questa che rappresenta forse la principale “missione” per la tutela della biodiversità italiana. Salvare l'Orso marsicano, infatti, vuol dire salvare il territorio dove questo vive, contribuendo così a conservare uno dei siti più importanti per la natura europea.

Antonio Pollutri del WWF Italia, invece, ha sottolineato come sia necessario che le Regioni Abruzzo, Lazio e Molise, attualmente impegnate nella programmazione dei fondi comunitari, portino tempestivamente all'interno di questi un progetto specifico d'area vasta per il territorio dell'Orso dove realizzare nei prossimi sette anni interventi a mutuo vantaggio dell'orso e dell'uomo.

Sul rapporto uomo/orso è intervenuto Michele Fina, Assessore all'ambiente della Provincia di L'Aquila, che ha sostenuto l'importanza del coinvolgimento delle popolazioni locali negli interventi di conservazione e nella gestione delle aree naturali protette che rappresentano, per le aree interne, l'unica vera occasione di sviluppo sostenibile.
In conclusione, tra i vari interventi seguiti a quelli dei relatori, Angelo Raffaele, Sindaco di Ortona dei Marsi, ha evidenziato il problema dell'Orsa Gemma e del suo piccolo che frequentano abitualmente gli orti del paese.
Quello degli Orsi “confidenti”, che si avvicinano all'uomo, rappresenta un vero problema che deve essere trattato con estrema attenzione.
Al riguardo l'Ente Parco ed il Corpo Forestale dello Stato hanno già costituito una taskforce operante tutte le notti e pronta ad intervenire su ogni chiamata.
Contemporaneamente tutti gli intervenuti si sono dichiarati disponibili a mettere in campo opportuni strumenti dissuasivi che non permettano all'Orso di continuare ad avvicinarsi alle case.

04/08/2006 17.29