Villaggio olimpico: dopo lo stallo il rischio di uno scacco matto

Alessandro Biancardi

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Villaggio olimpico: dopo lo stallo il rischio di uno scacco matto
L'INCHIESTA CHIETI. Provare a capire il perché in tutti questi mesi non si sia fatto un solo passo in avanti per la costruzione della mega struttura che dovrà ospitare atleti e delegazioni dei Giochi del Mediterraneo, Pescara 2009, è cosa non semplice. Noi forniamo alcuni spunti, alcune tessere di un mosaico molto vasto e ancora oscuro. Il ritardo accumulato finora ammonta ad oltre 6 mesi ed entro i prossimi 4 supereremo il punto di non ritorno, quando il ritardo non sarà più colmabile.   IL PROGETTO E LE FOTO
Di Alessandro Biancardi


I Giochi del Mediterraneo di Pescara 2009 non sono nati sotto i migliori auspici.
Quello che, però, più spaventa è che si prosegue peggio.
Succede sempre così: quando c'è qualcosa di grosso in ballo casualmente la politica va in bambola e qualcosa si inceppa, forse per la troppa tensione o eccitazione, gli interessi rilevanti, i business da concludere a tutti i costi…
La verità è che spesso la nostra classe dirigente si assume oneri più grandi di quelli che in realtà è capace di gestire trascinando la regione in situazione quasi mai vantaggiose per la collettività.
Le ragioni sono tante.
1) l'approssimazione e la superficialità imperano. Di professionalità vera c'è n'è davvero poca e quando bisogna farle le cose (sul serio non gli spot pubblicitari) iniziano i problemi e si paga la poca preparazione.
2) Egoismi e arrivismo. Sono spesso queste le cause che frantumano anche le coalizioni più rodate, figurarsi quelle alle prime esperienze di governo (come quella di Chieti vittima di personalismi e prime donne frustrate), specchio fedele della situazione regionale.
3) Ci sono poi i grandi imprenditori (pochi e sempre quelli) che si danno battaglia per arraffare il più possibile. Sono loro a contribuire a mettere l'un contro l'altro i relativi politici di riferimento. Ed è lo sfascio.
4) E più l'affare è grosso più gente vuole essere coinvolta, più problemi si creano e più la gestione diventa ingestibile, mentre gli occhi del mondo ci guardano.

Tutto si è riproposto puntualmente anche per l'organizzazione dei Giochi di cui fanno parte esponenti di moltissimi enti e colorazione politica.
Così, fugato l'incidente diplomatico e lo scontro con la Regione per lo sperpero dei quattrini (Del Turco era inizialmente contrario perché quei soldi dovevano andare «a ben altre priorità»), sono poi arrivati i primi soldi (pochi milioni: briciole con le quali sarà possibile fare ben poco).
Nel frattempo i mesi sono passati ed il ritardo accumulato è già notevole.
Sul fronte politico l'inefficienza delle persone coinvolte è provato dal contrapporsi di nomine per la figura del Commissario, figura di vertice che dovrà garantire la regolarità delle azioni intraprese e amministrare i 30 milioni di euro, affidati per ora alla protezione civile. Con la nomina si sbloccherebbe il primo finanziamento per iniziare a fare.
Ma in Abruzzo trovare persone competenti, limpide, oneste e probi garanti è evidentemente cosa assai ostica.

C'era il prefetto Lalli (vicino a D'Alfonso e alla Margherita), carica istituzionale e governativa avversata da Del Turco. Lalli ha preferito rinunciare.
C'era poi il manager della Università D'Annunzio, Marco Napoleone, figura saltata fuori dal cilindro che poteva far esplodere pericolosi conflitti di interesse.
Anche Napoleone ha voluto rinunciare al prestigioso e monetizzante incarico. Anche per lui non si conoscono i motivi della fuga ma nelle ragioni ufficiali non figura la mancanza di tempo per le multiple cariche contemporaneamente ricoperte.
Insomma, sembra che tutti vogliano scappare e tenersi a distanza quando fino a poco prima facevano a gara per salire a bordo.
Poi, ancora scontro dopo i mesi sonnacchiosi con il sottosegretario Giovanni Lolli (Ds) che lancia nuovamente l'allarme e Del Turco che risponde criptico come sempre lanciando messaggi per pochi adepti.
«Marco Napoleone è la figura giusta», rilancia il presidente della Regione che propone un uomo da sempre vicinissimo ai socialisti e ai costruttori chietini (Caputi e Di Vincenzo) ma soprattutto l'uomo che decide dell'Università D'Annunzio che guarda caso dovrà acquisire parte del Villaggio e destinarlo a casa dello studente.
Dunque, pagare una cifra (assicurarla) per dare modo agli imprenditori Di Cosmo & C. di poter costruire l'opera avendo cifre e guadagni sicuri in tasca, prima di muovere un solo dito.
Qualcosa di inquietante dietro la facciata deve pur esserci se Del Turco continua a parlare di «misteri», di «giochi sui giochi», di «ombre» e «atmosfere rarefatte dietro i paraventi»… allora c'è davvero da rizzare le orecchie e stare in campana.
Che cosa si sta scatenando allora realmente sui Giochi?
Quali interessi e poteri si stanno fronteggiando all'ultimo sangue?
Siamo proprio davvero sicuri che quanto sta accadendo sia regolare e trasparente?
A giudicare dalle reazioni di Del Turco («io la Regione la tengo fuori da certe cose») e quelle del presidente del comitato Aracu, qualche dubbio sorge.
Poi dopo i bisticci è arrivata la nomina ufficiale: Gaetano Fontana, architetto; dal gennaio 2002 è Capo del Dipartimento per il Coordinamento e lo sviluppo del territorio per le politiche del personale e gli affari generali – Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Dal 1993 al 1996 è stato Segretario Generale del Comitato per l'Edilizia Residenziale del Ministero dei Lavori Pubblici; dal 1996 è Direttore Generale del Coordinamento Territoriale del Ministero dei Lavori Pubblici.
Tutti d'accordo, pace fatta, subito al lavoro. Finalmente.

In questa sede vogliamo tuttavia dimenticarci per qualche attimo della tempesta che agita Pescara 2009 e concentrarci soltanto su quello che attiene la costruzione del Villaggio olimpico che, se vogliamo, ripropone in piccolo contraddizioni e misteri dell'intera giostra dei Giochi del Mediterraneo.
Pur sapendo che all'inerzia di Chieti potrebbe (questione di poco) rispondere la super efficienza di altri (Spoltore, per esempio, dove ufficialmente si dovrà costruire un altro villaggio per i volontari e dove le ruspe si stanno muovendo… e che smacco se si dovesse “traslare” il progetto chietino proprio lì…)

COSA COSTRUIAMO

Ufficialmente il Villaggio olimpico dovrebbe servire per ospitare circa 3000 atleti, più tutti gli accompagnatori e gli staff delle diverse squadre sportive.
In un'aria che supera di poco i 40 ettari, oltre a 242.000 m² destinati a strade e parcheggi e ad attrezzature varie, saranno costruiti edifici per un totale di 326.000 m³ .
Per avere un'idea della colata di cemento che sarà riversata su quell'area basti pensare che la cubatura equivale ai quartieri di Madonna del Freddo (239.000 metri cubi) e del Villaggio Celdt (131.000 metri cubi).
Saranno così realizzati circa 1500 appartamenti (150.000 m³), un albergo da circa 300 posti letto (13.150 m³), un albergo per gli ospiti stranieri da circa 190 posti letto (8000 m³), un centro commerciale con 15 negozio ed un supermercato di 1000 m² (3500 m³), una mensa (3600 m³), uffici generali (7500 m³), centro sportivo e piscina coperta (8800 m³), centro per la formazione (4500 m³), centro congressi nel quale troveranno posto un auditorium, un teatro, l'ufficio stampa, lo studio tv (32.625 m³), un centro delegazioni (28.900 m³), la casa dello studente (60.400 m³).
Costo stimato: 166milioni di euro.
Il presupposto iniziale e che il 65% delle strutture dovevano andare ad un “uso pubblico” mentre il 35% era destinato al privato.
Per poter giustificare una cubatura tanto spropositata si è dovuto giocare sull'ampiezza della superficie da ripianificare (macro zona) così se le strutture sono ricomprese in circa 25 ettari l'area riorganizzata con l'apposita variante urbanistica riguarda 43 ettari.

INCOGNITA “PREMIO DI CUBATURA”

Inoltre, ci sarebbe il mistero del premio di cubatura per effetto della “perequazione edilizia”, meccanismo tecnico secondo il quale i privati avrebbero diritto ad un premio di cubatura da realizzare in altre zone della città.
Secondo il consigliere di opposizione Mario Colantonio (An) per accontentare i costruttori del Villaggio dovranno essere utilizzate tutte le «capacità edificatorie del Prg non ancora realizzate» che potrebbe significare stop a nuove costruzioni per i cittadini dei quartieri di Primavilla, Ciarciaglini, Villa Cisterna, Scalo 1 e San Martino, «cittadini che avevano una possibilità edificatoria dal 1975 che tornano a vivere in zona agricola. Si soffoca così ogni futuro sviluppo armonico della città».
Un aspetto non secondario che forse andava chiarito a tempo debito.
Eppure, nonostante una precisa interrogazione, dalle trascrizioni del dibattito in aula consiliare la risposta dell'assessore all'urbanistica Valter De Cesare non è affatto chiara e grammaticalmente non ricostruibile.
Appare chiara, invece, la mancanza di una risposta categorica che neghi il premio di cubatura.

UNA OCCASIONE D'ORO


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“Grande evento” uguale fondi pubblici (che arriveranno) e possibilità di costruire in fretta ed in maniera indolore.
Si sono buttati a capofitto gli imprenditori locali costituitisi in associazione temporanea d'impresa (capeggiata dal teatino Di Cosmo, ma c'è anche Pierangeli, Luciani per citarne solo alcuni) che dovranno costruire l'opera sobbarcandosi costi e acquisizione dei terreni.
Il gioco è semplice (almeno in teoria): si costruisce il Villaggio che serve per i Giochi ma che poi sarà venduto pezzo per pezzo ai migliori offerenti e visto che la torta è enorme meglio assicurarsi qualche quattrino per tempo.
Sono così arrivati gli impegni da parte dell'università D'Annunzio (rispunta Napoleone e l'eminenza grigia del rettore Cuccurullo) che rileverà strutture per creare la “casa dello studente” e altri locali per una facoltà, più uffici amministrativi.
C'è poi l'Ater e la Asl, anche quest'ultima porterà uffici e laboratori.
Ma di ufficiale c'è solo un timido impegno, per molti versi anche vago, che non specifica le volumetrie che saranno acquisite da detti enti (dunque gli importi che saranno sborsati).
E' la prima incognita per chi rischia (non siamo a conoscenza di accordi sottobanco).
Inoltre con i chiari di luna dei bilanci delle Asl per esempio sembra ostico ipotizzare un investimento tanto consistente e per l'Ater gli equilibri finanziari non vanno meglio.
Insomma, ad un certo punto, i bravi imprenditori si sono fatti due conti in tasca e, siccome non esistono più gli imprenditori di una volta (quelli che rischiano in proprio), la macchina si è inceppata.
Troppi costi, pochi e insicuri guadagni. Bisogna inventarsi qualcos'altro…
Da aggiungere che a piantare nuove grane sono arrivati anche i proprietari terrieri che sono ricorsi al Tar, intravedendo una facile speculazione.
Così se ai più frettolosi sono andati circa 75 euro a metro quadrato ai “resistenti” (quelli che ancora non hanno mollato) andranno cifre maggiori anche del doppio.
Questo ha causato un esborso per le ditte coinvolte di alcuni milioni di euro e intoppi giudiziari ancora da sciogliere.
A questo punto –visti i tempi della giustizia- se le cose si vogliono sbloccare bisognerà percorrere per forza le vie extragiudiziali. Tutto rimandato su questo fronte a novembre.

“PICCOLE” PARTICOLARITA'

L'allarme di una possibile disparità di trattamento nei riguardi dei proprietari e di strascichi che avrebbero rallentato l'iter era stato lanciato molti mesi fa, quando in un consiglio comunale dall'opposizione si faceva notare come «fossero mancate informative ai proprietari terrieri» (non soggetti ad espropri ma a trattative private e con condizioni da stipulare caso per caso).
Sembrerebbe poi che nei ricorsi il Comune non abbia aggiornato la documentazione (cosa che potrebbe far perdere altro tempo).
Tutta la documentazione urbanistica (che rientra nei piani Prusst) non è mai passata per la commissione apposita ma approvata direttamente in Consiglio comunale.
Per la costruzione non si è mai parlato di appalto pubblico (che in questo caso sarebbe europeo). «Tutto regolare», ha assicurato l'assessore De Cesare, «tutto corretto se si parla della fase di progettazione. Qui, però, stiamo alla fase del tutto preliminare di pianificazione. Cioè, noi stiamo dicendo che in quell'area noi possiamo realizzare un Villaggio, il quale dovrà rispettare determinate cubature. Quando il Villaggio sarà progettato definitivamente e realizzato è chiaro che chi realizzerà il progetto -se sarà un soggetto pubblico- dovrà rispettare le procedure di evidenza pubblica… ma se sarà un privato, così come ritiene che sia il Coni, il soggetto privato per le opere di urbanizzazione dovrà fare le gare».

Altro motivo di scontro sono stati i presunti conflitti di interesse sulle osservazioni al piano urbanistico.
Da una parte c'erano i cittadini che proponevano modifiche e contestazioni; dall'altra i progettisti di Comune e Provincia.
A giudicare il non accoglimento delle osservazioni dei privati gli stessi estensori del piano urbanistico.
Per non parlare del fatto che l'assessore Carmelita Di Cosmo è sorella di quel di Cosmo che presiede l'associazione temporanea di imprese.
Una coincidenza che ha fatto però gridare allo scandalo l'opposizione quando si sarebbe approvata una delibera in materia anche con il voto della stessa Di Cosmo (che forse avrebbe dovuto astenersi), atto poi solo ratificato in consiglio.

SIMILITUDINI CON IL MEGALO'

Come allora non ricordarsi di quell'altro tormentone edilizio che è stato il Megalò?
Per certi versi la storia del Villaggio ricorda molto quella: anche in quel caso bisognava costruire a tutti i costi, superando anche barriere enormi (che in realtà gli stessi costruttori si sono costruiti: dighe di 11 metri per difendersi dal fiume).
In quel caso l'area era giudicata pericolosa e a rischio esondazione. Allora era il centrodestra di Febbo e la Regione di Pace a volere fortissimamente.
Per questa nuova iniziativa imprenditoriale la colorazione politica è diversa, la velocità e gli accorgimenti utilizzati tuttavia sono molto simili.
Anche per il Villaggio non ci sarà nessuna valutazione di impatto ambientale (magie dell'urbanistica applicata) ma fa riflettere l'indignazione di uno dei proprietari che ha fatto notare come per costruire la sua casa -prorpio nella zona adocchiata per le strutture sportive- abbia dovuto sottostare a «numerosissimi pareri e autorizzazioni perché tutto fosse regolare».
Cancellata, dunque, ogni forma di equità sostanziale.

Anche questa volta il progettista è Domenico Merlino ed il suo studio, un vero mago che ha dimostrato di poter lavorare comunque passando dai “fascisti” di Cucullo ai “rossi” di Ricci.
E, ancora, in questo caso, ci sarebbe una “attenzione” per quanto riguarda la situazione idrogeologica.
Il Genio civile ha per ora dato parere favorevole di massima e con riserva aspettando di vedere i progetti («prassi», dicono).
Il motivo sarebbe costituito dal terreno, frutto di sedimentazioni di frane nel corso dei secoli, che lo renderebbe assai instabile. Alcune costruzioni, infatti, avrebbero subito lesioni e crepe che per molti sarebbero imputabili proprio alla qualità del terreno. La prova di questo risiederebbe nel fatto che proprio l'area oggetto dell'intervento sarebbe stata risparmiata dalla urbanizzazione che invece è proliferata tutto intorno.
«Non ci sono pericoli», dice a Zac l'architetto Arturo Cipolla del Genio civile, «c'è solo una piccola scarpata da mettere in sicurezza ma nessun pericolo per eventuali costruzioni. Bisognerà solo fare eventualmente fondazioni speciali e fortificate…».
Già fondazioni più laboriose e costose che i maligni danno già per certe e che costituirebbero una ulteriore spesa e non di poco conto, oltre che imprevista, per i costruttori.
«Mi piacerebbe però sapere», si domanda critico il consigliere An, Mario Colantonio, «dove sono quegli stessi ambientalisti che ai tempi del Megalò fecero ferro e fuoco e che proposero ricorsi. Ora dove sono? Che cos'è questo silenzio assordante?».

CERCHIAMO ALTRI FINANZIAMENTI


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Insomma un bel guaio… anzi un bel guado nel quale sono finiti proprio tutti.
Gli imprenditori intravedono solo nuove spese e poche prospettive di guadagno ma è la classe politica a dover risolvere i problemi…
Così è scattata frenetica la rincorsa a nuovi finanziamenti destinati allo sport, finanziamenti pubblici per costruire magari anche una struttura sportiva e rincuorare i poveri imprenditori per qualche entrata certa.
Nessuna sorpresa, dunque, se bisognerà stravolgere i progetti o cambiare materiali: la parola d'ordine sarà risparmiare a tutti i costi.

RITARDO ATTUALE 6 MESI (CIRCA)

Secondo i tecnici il ritardo stimato (approssimato per difetto) è di circa 6-8 mesi e difficilmente i lavori cominceranno entro quest'anno, anche perché c'è ancor la grana dei ricorsi al Tar da risolvere.
Risulta allora davvero difficile pensare che tutto si posa realizzare a regola d'arte in 12 mesi, il tempo necessario per poter poi collaudare e rifinire i manufatti (arredi, giardini, strade ecc).
Una estate calda per l'Abruzzo e per Chieti che dovrà cavarsi d'impaccio da questo clima sempre più arroventato.
Tre le strade per il Villaggio: si fa a Chieti, lo si sposta in tutta fretta, non si costruisce affatto perché non ci saranno i Giochi del Mediterraneo in Abruzzo.
Tutto dipenderà dalla destrezza del neocommisario Fontana.

Alessandro Biancardi 20/07/2006 7.47