Le associazioni d’impresa: «riformare gli enti camerali regionali»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

839

ABRUZZO. Un documento congiunto chiede di rilanciare Unioncamere, Cresa, Centro estero e interno delle CCIAA superando la visione monocrtica che ha imperato finora.E’ una esigenza che viene definita ineluttabile per il delicato momento che sta vivendo l’economia regionale.
«Occorre investire di un forte processo di riforma i quattro enti regionali emanazione delle Camere di commercio, in modo da aiutare il sistema produttivo abruzzese a competere meglio, in una fase particolarmente difficile e delicata per il “sistema Abruzzo”».
E' l'obiettivo delineato in un documento sottoscritto da diverse associazioni d'impresa, dei consumatori e del sistema bancario (Agci, Arco, Cia, Claai, Coldiretti, Confapi, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Confindustria, Cna, Legacoop regionali) riunite ieri mattina a Chieti Scalo nella sede della Camera di commercio.
«L'intesa», si legge nel documento, «che rappresenta uno dei punti unitari più forti raggiunti negli ultimi anni dalle diverse organizzazioni imprenditoriali della nostra regione, mira a ripensare profondamente il ruolo sin qui rivestito da Unioncamere, Cresa, Centro estero e interno, attraverso uno sviluppo delle loro funzioni e un profondo processo di rinnovamento».

«Gli enti camerali – è detto nel testo condiviso tra i firmatari - hanno svolto in questi primi anni di riforma voluti dalla legge 580 del 1990 un ruolo importante. Una riforma che ha visto un protagonismo nuovo da parte delle associazioni imprenditoriali e degli altri soggetti (sindacato, consumatori, credito) ma che tuttavia è rimasta dimezzata. Essa, infatti, non ha inciso minimamente sulle strutture regionali (Unioncamere, Cresa, Centro Interno e Centro Estero) che invece rappresentano un elemento forte ed innovativo per lo sviluppo delle sistema delle imprese in Abruzzo. Organismi che svolgono una attività importante per la nostra economia».

Il pool di sigle protagoniste dell'intesa odierna propone di mantenere inalterata l'attuale dislocazione territoriale degli enti camerali regionali. A detta dei firmatari, a far da freno a uno sviluppo della loro attività ha contribuito la sensazione, largamente diffusa, che ci si trovi di fronte a «strutture lontane, poco conosciute, poco utili e spesso poco utilizzate dalle imprese: con il risultato che si è generato un dispendio di risorse e di energie che va assolutamente recuperato e reinvestito a favore dell'economia regionale».
Tra le ricette indicate per dare vita a «un processo di modernizzazione degli enti regionali in modo da renderli molto più efficienti e funzionali ai bisogni delle imprese», l'esigenza di coinvolgere i presidenti delle Camere di commercio nel percorso di ristrutturazione e modernizzazione, «superando la gestione monocratica che finora li ha caratterizzati, con modifiche agli statuti ed ai regolamenti».
A detta dei firmatari del documento, del processo riformatore dovrebbero essere protagonisti in prima persona tutti gli organismi camerali provinciali.
La gestione delle future strutture riformate sarà affidata a un rinnovato consiglio di amministrazione di otto componenti ciascuno (designati dalle singole Camere di commercio provinciali) e a un nuovo presidente, che non coinciderà con quello degli enti camerali.

07/07/2006 8.53