Il camoscio della Majella ripopola i Monti Sibillini

Alessandro Biancardi

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Il camoscio della Majella ripopola i Monti Sibillini
ABRUZZO. "Da Maja a Sibilla - Operazione camoscio 2006": è questo il nome del progetto di reintroduzione del camoscio nel Parco Nazionele dei monti Sibillini, che vedrà oggi la liberazione a Bolognola (MC), alla presenza del Ministro per l'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, di 2 camosci provenienti dal Parco Nazionale della Majella.
Si tratta di un'azione compresa nel Progetto Life di conservazione del camoscio, che vede la collaborazione fra i Parchi Nazionali del Gran Sasso, dei Monti Sibillini e della Majella con Legambiente, il cui obiettivo a lungo termine è creare un sistema naturalistico unico e integrato nell'Appennino centrale.
Un'operazione complessa che dimostra concretamente la capacità dei parchi di perseguire politiche di ampio respiro di tutela deIla biodiversità e di restauro territoriale ed ambientale.
«Si tratta di un investimento a lungo termine che, in un progetto sistematico di ampio respiro, porta però dei vantaggi sia economici che di qualità della vita in tutta la Regione», sostiene il direttore del Parco Nazionale della Majella Nicola Cimini, «i parchi rappresentano un vero e proprio capitale naturale che crea reddito e produce ricchezza per i cittadini e per lo Stato».
Nei secoli scorsi il camoscio era presente in molte aree dell'appennino Centrale, ma dopo secoli di caccia e persecuzione era quasi giunto ad estinguersi.
A salvarlo è stato il Parco Nazionale d'Abruzzo, che ha inaugurato una una politica di tutela proseguita dal 1991 con la reintroduzione del camoscio nel Parco Nazionale del Gran Sasso e nell'oasi protetta di Lama dei Peligni, in un'area che pochi mesi dopo sarebbe entrata a far parte del nascente Parco Nazionale della Majella.
Ed è proprio da Lama dei Peligni, unica area faunistica in Italia in cui il camoscio si riproduce in cattività, che provengono Libero e Maja, i due camosci selezionati per essere trasferiti sui Sibillini.

Il trasferimento dei camosci è un'operazione difficile e molto delicata: prima vanno individuate aree idonee al reinserimento, poi i camosci riproduttori vengono narcotizzati, catturati e trasferiti in elicottero nella zona prescelta. Negli anni successivi ad essi si aggiungono altri esemplari che andranno ad incrociarsi con quelli già esistenti: per poter dire che il ripopolamento è andato a buon fine occorre attendere almeno dieci anni.
«Investire in un parco significa investire per il futuro» spiega Antonino Amorosi, sindaco di Lama dei Peligni, «dal 1991 abbiamo abbiamo potuto perseguire importanti obiettivi di sviluppo ambientale ed economico e continueremo ad investire in iniziative di questo genere».
La serietà delle politiche di conservazione e tutela del Parco Nazionale della Majella è stata recentemente premiata con l'ingresso nella rete PAN Parks, riconoscimento riservato a poche altre aree in Europa, che certifica l'elevato standard di gestione.
«Sono queste le piccole cose che cambiano il mondo» commenta Walter Caporale, capogruppo regionale dei Verdi «e con l'inserimento nello Statuto del riconoscimento dei diritti degli animali l'Abruzzo si conferma regione all'avanguardia nella protezione dell'ambiente».

M. P. C. 30/06/2006 8.57