Aree montane. Disinformazioni e Adsl: la strada dello sviluppo è in salita

Alessandro Biancardi

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Aree montane. Disinformazioni e Adsl: la strada dello sviluppo è in salita
L’AQUILA. Un convegno sullo sviluppo tecnologico e le necessità delle aree interne. Arretratezza e barriere culturali sono le priorità più che l’infrastrutturazione materiale come l’Adsl che potrebbe non servire poiché sarebbero poche le persone in grado di “sfruttarla”. Insomma… la solita vecchia ed immutabile storia.
Dotare le autonomie locali di infrastrutture telematiche, ma anche evitare lo svilimento del presidio umano in montagna, imparare a gestire le risorse proprie, dare un senso ad Ato e Consorzi, ridisegnare il ruolo di piccoli Comuni e Comunità montane.
E' stato un convegno a largo spettro quello che si è tenuto ieri al Campus Tils della "Reiss Romoli", a Coppito, come atto finale del progetto "Sportelli informatici assistiti", ideato dalla delegazione abruzzese dell'Uncem (Unione nazionale Comuni, Comunità ed Enti montani) di concerto con la Regione Abruzzo.
Il tema del meeting era "Una rete di servizio per le aree interne", ma i numerosi contributi hanno evidenziato come le problematiche dei centri montani non dipendano essenzialmente da Internet, Adsl e banda larga.
A monte, c'è tutta una serie di remore, pregiudizi, disinformazione che va assolutamente abbattuta. Il convegno, come detto, è stato organizzato per tirare le fila di un progetto telematico partito oltre un anno fa e che ha consentito, attraverso la disponibilità di 42 operatori, di mettere in contatto informatico i centri dell'interno con enti erogatori di servizi: Inps, Poste, Asl e quanti altri.
«E' nostra intenzione - ha detto l'assessore regionale allo Sviluppo montano, Enti locali e Municipalità minori, Giovanni D'Amico - dare un seguito agli 'Sportelli informatici', ma è necessario che il progetto si trasformi in sistema, e, per giunta, efficiente. Dobbiamo partire dal presupposto - ha, quindi, suggerito - di conciliare il concetto di grande innovazione con quello di grande conservazione, coinvolgendo interlocutori nazionali e comunitari. La situazione generale non è certo florida - ha poi ammonito - e per i piccoli Comuni non ci saranno risorse a priori, ma bisognerà conquistarle con tanto di adeguate progettualità. E' fondamentale promuovere e sostenere atteggiamenti attivi e produttivi e non quelli statici e disfunzionali».

Chiamato in causa sulla questione della gestione delle risorse idriche da parte dei Comuni montani, l'assessere ai Lavori pubblici, Mimmo Srour, ha replicato che «la responsabilità per gran parte dell'inefficienza della gestione del ciclo idrico integrato è da imputarsi agli stessi sindaci, principali componenti degli organismi preposti a regolare il settore. Non si può - ha concluso Srour - gestire un bene prezioso come l'acqua con tanto pressappochismo».
Del progetto "Sportelli informatici" ha parlato soprattutto il vice presidente Uncem, Diego Gasbarri, il responsabile dell'iniziativa, Maurizio Grassi, e il dirigente informatico della Regione, Domenico Longhi.
Tutti hanno insistito sul fatto che, per la prima volta, si siano gettate le basi per l'alfabetizzazione. Dei 224 Comuni montani toccati dal "Progetto", poco meno della metà hanno espresso l'intenzione, pur nelle note ristrettezze economiche, di dargli un seguito, integrandolo e arricchendolo con nuovi spunti operativi. Nel dibattito sono intervenuti numerosi sindaci e responsabili di Comunità, testimoni diretti.
Tiziana Arista, che per conto della Regione si sta occupando della programmazione 2007-2013, ha suggerito alle Pubbliche amministrazioni di rendere obbligatori alcuni percorsi informatici. «Abbiamo una bassa culturazione informatica - ha ammonito la Arista - . Se investiamo bene nelle infrastrutture telematiche possiamo recuperare decenni di ritardi».
Sugli aspetti squisitamente umani del problema aree interne si è soffermato il responsabile del Gabinetto di Giunta, Antonio Marrazzo.
«La realtà della montagna - ha detto - non è solo quella della scampagnata. Ci sono ricchezze, come l'acqua, proprie delle alte quote, che vanno conservate e gestite per creare introiti ed occupazione. Ma in primis - ha aggiunto - è necessario mantenere il presidio umano. Dobbiamo favorire la permanenza fornendo le risorse. E le risorse, come le direttive e i progetti, vanno sollecitate soprattutto in sede di Comunità».

27/06/2006 8.15