Sanità, partono i tagli per il risanamento

Alessandro Biancardi

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AGGIORNAMENTO (11.50) L’AQUILA. Cinque ore di consiglio regionale e può partire finalmente il risanamento del deficit della sanità. Non sono mancate le proteste e gli scontri. E come sempre succede c’è grossa confusione e rimpallo di responsabilità all’infinito.


AGGIORNAMENTO (11.50)


L'AQUILA. Cinque ore di consiglio regionale e può partire finalmente il risanamento del deficit della sanità. Non sono mancate le proteste e gli scontri. E come sempre succede c'è grossa confusione e rimpallo di responsabilità all'infinito.



Un «confronto serrato», quello di ieri, come lo ha definito il presidente del consiglio regionale Marino Roselli ma che sarebbe riuscito a portare le «risposte giuste» e a dimostrare la «solidarietà di tutti i gruppi consiliari» attorno ai temi che interessano la comunità regionale.
Scettica per il “pacchetto” delle proposte Rifondazione Comunista. Castiglione (An) chiede una sottocommissione di vigilanza. Soddisfatti i Ds: «finalmente un nuovo strumento per controlli seri»

I PROVVEDIMENTI

Mille posti letto da eliminare (5850 quelli attuali), controlli su «ricoveri inutili» per un risparmio che si aggirerebbe tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Un'operazione che durerà circa 6 mesi e partirà al più presto. Questa la proposta «concreta» più importante che dovrebbe risanare i conti in rosso delle Asl, impedire che Irap e Irpef si scaglino contro i cittadini.
Alfredo Castiglione capogruppo An ha proposto «una sottocommissione consiliare che si occupi con rigore e trasparenza del contenimento della spesa sanitaria» e chiede di affrontare il problema «senza mortificare il sistema sanitario ma, al contrario, razionalizzandolo e rimodulandolo a misura di malato, nella consapevolezza di come il diritto alla salute dei cittadini debba essere garantito nel miglior modo possibile».

I DUBBI DI RIFONDAZIONE

«Le riduzioni di posti letto ipotizzabili nel settore pubblico sono ben poca cosa». Ad esprimere perplessita è il gruppo di Rc che ritiene che le misure per risanare il deficit siano state prese in modo « burocratico, parziale ed insufficiente». Ancora una volta quindi parte delle maggioranza si dimostra non convinta delle scelte adottate.
«Una simulazione sul reparto di cardiologia dell'Ospedale Civile di Pescara (44 posti letto) indica una riduzione di 3 posti letto, con ben limitati effetti di risparmio, visto che rimangono sostanzialmente inalterate le spese generali di gestione di un reparto. Pur con tali perplessità è con spirito costruttivo che abbiamo inteso avanzare dapprima cinque emendamenti in Commissione, quattro dei quali accolti, ed oggi sei ulteriori emendamenti che riteniamo migliorativi del testo in discussione».

SODDISFAZIONE DEI DS

«Le misure adottate per la sanità una grande prova di responsabilità della maggioranza», ha detto il segretario regionale Ds Stefania Misticoni. «L'approvazione definitiva e a maggioranza del progetto di legge sulle misure urgenti per la sanità – ha proseguito – è un fatto assai rilevante. L'Abruzzo ha finalmente strumenti legislativi propedeutici alla riorganizzazione e alla razionalizzazione dell'intero servizio sanitario regionale, dunque sia dei servizi pubblici che privati». Applicare queste norme significa per i Ds «instaurare un sistema di regole mai avute e predisporci adeguatamente alla rideterminazione della rete ospedaliera».
Il principio a cui ci si ispira è di erogare «in modo diverso, razionale e qualitativamente più elevato gli stessi servizi che oggi il sistema sanitario abruzzese offre ai suoi cittadini; operare dei risparmi sugli sprechi per ridurre il deficit in sanità e investire risorse finanziarie e professionali, in una nuova modalità di organizzazione». I DS abruzzesi considerano quello di oggi un passaggio importante ed una prova di «grande consapevolezza e responsabilità della maggioranza»

MA DI CHI SONO QUESTI DEBITI?

«Affermare che l'arrivo delle addizionali Irpef e Irap sia da imputarsi alla gestione del precedente governo regionale di centrodestra è semplicemente falso», tuona Castiglione, «i debiti della sanità fino al 2004, quantificati in 682 milioni di euro, sono stati tutti coperti con la cartolarizzazione – ha chiarito Castiglione - e graveranno sul fondo nazionale sanitario. Il problema è rappresentato, semmai, dal mancato rispetto dell'art. 174 della finanziaria 2005, perché entro il 30 maggio 2006 la Giunta regionale ancora non dice come intende coprire il deficit del solo anno precedente. Nell'ultimo trimestre 2005», ricorda Castiglione, i cui vertici sono stati occupati da uomini di centrosinistra, gridano vendetta, sono state contratte passività per 197 milioni di euro. Quel che sorprende è come sia stato possibile che il debito delle ASL, dall'assessore Mazzocca quantificato nel corso di una conferenza stampa in 56 milioni, in pochi mesi sia spaventosamente aumentato sino a raggiungere l'allarmante soglia dei 200 milioni. Sarebbe più leale dire agli abruzzesi la verità: ovvero che la situazione è sfuggita dalle mani e che il ricorso alle addizionali è frutto dell'incapacità del centrosinistra».

14/06/2006 8.43


UGL: «UNA COMMISSIONE D'INDAGINE SULLA SANITA'»

La UGL ribadisce la sua assoluta disponibilità ad un percorso di risanamento della Sanità abruzzese ma trova necessario far chiarezza «su una situazione economico-organizzativa che definire “vergognosa” è poco».
Per questo chiede al Presidente della Giunta Regionale Ottaviano Del Turco di istituire una “commissione d'indagine sulla sanità”.
«La UGL», spiega il segretario regionale Geremia Mancini, «anche di recente ha ribadito la sua disponibilità ad un percorso che porti al risanamento della Sanità abruzzese, attraverso strumenti e scelte sicuramente nuove e speriamo finalmente libere, tutto questo nel tentativo, non solo di porre argine ad uno sperpero colpevole ed inaudito, ma anche per evitare nuove e pesanti tasse agli abruzzesi. E su questa strada, che obbligherà tutti ad un contributo leale e costruttivo, la UGL ci sarà».
Secondo il sindacato è necessario capire il perché di un buco siffatto.

«Nessuno dimentica», continua Mancini, «i pazienti nei corridoi, reparti al limite della vivibilità, liste d'attesa insopportabili e quant'altro e neppure la troppe volte indispensabile necessità di far ricorso a professionalità fuori Regione per potersi curare degnamente e la inqualificabile prassi che per gli operatori della Sanità, molto spesso tra le maggiori qualità richieste vi fosse quella dell'appartenenza politica. E poi la sempre evidente disparità tra pubblico e privato su cui, come su tutto il resto, bisognerà far luce».
14/06/2006 11.48