La proposta di legge: poter curare il dolore con la cannabis

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. La proposta di legge firmata dal gruppo di Rifondazione comunista sarà discussa questa mattina nel consiglio regionale. Si tratta di favorire l’utilizzo di un particolare farmaco a base di cannabis: il Bedrocan.

L'AQUILA. La proposta di legge firmata dal gruppo di Rifondazione comunista sarà discussa questa mattina nel consiglio regionale. Si tratta di favorire l'utilizzo di un particolare farmaco a base di cannabis: il Bedrocan.


Rifondazione Comunista, come già avvenuto recentemente nella Regione Lazio, ha presentato anche in Abruzzo una proposta di risoluzione per favorire l'utilizzazione del farmaco “Bedrocan”per la terapia del dolore di alcune malattie.
La risoluzione verrà discussa in Consiglio regionale proprio nella seduta di oggi, 13 giugno 2006.
«Negli ultimi decenni», spiega il presidente del gruppo consiliare alla Regione Daniela Santroni, «un numero sempre maggiore di ricercatori ha riscontrato notevoli proprietà terapeutiche nella cannabis. In particolare è noto ormai che la canapa si rivela utile nel contrastare gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche prescritte per i malati di cancro e di aids nonché si dimostra efficace nel trattamento di patologie quali la sclerosi multipla, il morbo di parkinson e l'epilessia. Per svariati motivi di natura ideologica, politica ed economica», aggiunge la consigliera, «la canapa è stata bandita dalla farmacopea mondiale ufficiale e resa illegale praticamente in tutti gli Stati del mondo (spesso accomunata alle droghe cosiddette 'pesanti'), causando notevoli ritardi nella ricerca scientifica. Così, mentre è già previsto l'utilizzo di sostanze quali gli oppiacei (in particolare la morfina) per la terapia del dolore, ancora oggi in Italia nessun farmaco a base di cannabinoidi è registrato, né esiste alcun produttore autorizzato».
Così succede che chi ne ha bisogno è costretto ad avviare la procedura di importazione che, sebbene formalmente molto semplice, concretamente si rivela un burocratico calvario che si aggiunge a quello della malattia.
La registrazione in Italia di questi farmaci, come il Bedrocan olandese, permetterebbe a questi malati bisognosi di cure di non vedere calpestato il proprio diritto alla salute.
«Intendo in ogni caso distinguere il dibattito sull'antiproibizionismo - oltretutto materia di scarsa competenza regionale - da quello sull'uso terapeutico delle sostanze», ha concluso Santroni, «credo che oggi nessuno possa collegare l'uso della morfina in medicina con il numero di tossicodipendenze senza suscitare l'ilarità generale. Per questo ritengo che anche la discussione sul Bedrocan debba essere affrontata con il necessario senso di responsabilità, senza strumentalizzazioni politiche: parliamo del diritto di ognuno di alleviare il dolore derivante da gravi malattie. Sull'antiproibizionismo avremo modo di confrontarci in futuro anche con il consigliere Castiglione, in un dibattito generale e nazionale».

L'annuncio era stato bollato già qualche girono fa da An.
«Mi auguro che l'iniziativa della collega Santroni non rappresenti un primo timido passo verso la legalizzazione delle droghe leggere – aveva detto Alfredo Castiglione - perché se così fosse troverebbe in An un'opposizione intransigente. Al riguardo sono già allarmanti i dati emersi dal recente ‘Rapporto sul fenomeno di uso ed abuso di sostanze stupefacenti nella Regione Abruzzo', che ha fatto parlare l'assessore Mazzocca di una preoccupante ‘cultura dell'eccesso' nella nostra regione. Basti dire che, in Abruzzo, sono oltre 100.000 le persone che negli ultimi dodici mesi hanno fatto uso di cannabis, rispetto alle 35.000 che assumono cocaina e ai 15.000 che prendono eroina. Un dato preoccupante», ha aggiunto Castiglione, «che supera anche i dati nazionali, riguarda la curva di incidenza per il ‘primo uso' di oppiacei, segnala un pericolosissimo avvicinamento dei giovani a questa droga, presentata spesso come un gioco tra ragazzi quando invece si tratta dell'anticamera di problemi ben più seri. L'eccesso di cannabis, inoltre, finisce per diventare anche un problema di sicurezza: in particolare a Pescara e provincia si è registrato un preoccupante incremento nell'uso personale di stupefacenti: da 362 segnalazioni in prefettura nel 2004 si è passati a 413, di cui ben 196 si riferiscono proprio a detenzioni per uso di hascih e marijuna. Particolare cautela occorre anche nell'utilizzo ad un indiscriminato uso terapeutico di queste sostanze, altrimenti si corre il rischio di un aggiramento della legge Fini, con migliaia di tossicodipendenti o aspiranti tali che si improvvisano malati immaginari per acquistare legalmente la droga a scopi meramente ludici».
Secondo il consigliere di An gli «studi disponibili rivelano una scarsa efficacia dei cannabinoidi nel trattamento di alcune forme di dolore, quali il dolore tumore-correlato o il dolore post-chirurgico e pertanto ne viene sconsigliato l´uso in questi casi, mentre nel trattamento del dolore di origine neuropatica e in quello legato a fenomeni di spasticità muscolare (sclerosi multipla, lesioni midollari, etc) si attendono i risultati di numerosi studi in corso».

13/06/2006 8.19