Cram: «PrimaDaNoi.it fa solo disinformazione: solo due le persone non contente»

Alessandro Biancardi

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LA POLEMICA PESCARA. Con una nota piena di stile e rispetto per il lavoro giornalistico che questo quotidiano sta cercando –tra mille difficoltà e denigrazioni che arrivano proprio dagli organi istituzionali- il portavoce del Cram, Pierluigi Spiezie ci informa che in realtà sono «soltanto due le persone» che si dichiarano non contente della gestione Di Matteo dell’organo della Regione preposto alla risoluzione dei problemi degli abruzzesi all’estero.
Evidentemente gli stessi esponenti del Cram giudicano perfetta la loro opera poiché non si fa affatto riferimento a punti migliorabili né si tenta una risposta nel merito.
Nei giorni scorsi PrimaDaNoi.it aveva dato voce ad una abruzzese all'estero che scrivendoci aveva manifestato il suo punto di vista. Essendo qualificata a parlare, libera cittadina, abruzzese di Maracaibo, il marito fa parte poi di una delle associazioni di abruzzesi all'estero, PrimaDaNoi.it le ha dato voce così come abbiamo fatto per i ben più numerosi comunicati inoltrati dal Cram.
«Gli unici non contenti (e due volte perdenti)», scrive oggi Pierluigi Spiezie a nome del Cram e di Di Matteo, «sono i Pieri-Margiotta e, prendiamo atto, anche "PrimaDaNoi.it" a cui evidentemente piace il ruolo di organo ufficiale della disinformazione di destra italo-venezuelana. Quella destra che, però, non gridava allo scandalo quando i politici dell'Abruzzo che andavano in Venezuela (rivelazioni di alcuni presidenti di associazioni incontrati là in febbraio) invece d'incontrare i corregionali e sentire le loro istanze (Di Matteo ha sentito pure quelle dei Margiotta, pensate un po'), andavano a fare i bagni a Los Roques».
Le parole di elogio che provengono da un organo istituzionale come il Cram ci fanno riflettere e ci inorgogliscono.
Intanto, evidentemente siamo stati gli unici a dare voce e libertà di parola a chi non si “allinea”, di questo saremo sempre orgogliosi.
Crediamo che dare voce su un problema di interesse generale a chi lo richiede sia un sacrosanto diritto per chi scrive ma anche per chi legge.
Una opinione di un singolo o di un piccolo gruppo possono in ogni modo contribuire a far comprendere meglio uno scenario.
Anche se la persona scontenta fosse stata solo una, non ci saremmo mai permessi di censurarla.
In ogni caso abbiamo detto che quella era una visione parziale e opinabile, oltre che minoritaria né mai abbiamo presentato, finora, le proteste come di “una larga maggioranza”.
Evidentemente la cosa dà semplicemente fastidio.
Quello che contestiamo e riferiamo pubblicamente oggi è il metodo intimidatorio messo in atto nei nostri confronti. Non sono mancati nemmeno una telefonata fatta di toni offensivi e di “avviso” nella quale si cercava di dare indicazioni su come noi avremmo dovuto svolgere il nostro lavoro, e non sono mancati anche in quell'occasione ben più espliciti avvertimenti.
Qui ci fermiamo per decoro.
Anche in questo caso abbiamo reputato opportuno informare i nostri lettori del contesto in cui si svolge il nostro lavoro.
A chi ci accusa di essere “di destra” ricordiamo che i migliori manuali di giornalismo obbligano sì il giornalista ad esse un cane… ma un cane da guardia del potere.
Evidentemente la libertà vera spaventa anche in Abruzzo, ma anche questo è frutto della poca lungimiranza della classe politica.
a.b. 08/06/2006 10.22




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