1500 euro in più per i portaborse: dopo l'autogol il dietrofront

Alessandro Biancardi

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1500 euro in più per i portaborse: dopo l'autogol il dietrofront
AGGIORNAMENTO (15.05) L’AQUILA. Non si placano le polemiche sull’aumento dell’indennizzo per “spese di rappresentanza” dei Consiglieri regionali. Un aumento di 1500 euro al mese per ognuno dei 40 consiglieri. Rifondazione comunista riconosce l’errore e il deputato Maurizio Acerbo si dichiara pronto a chiederne la revoca.   LA NOTIZIA DELL'EMENDAMENTO DELLO SCANDALO
A pochi mesi dalle delibere dello scandalo sulla sanità abruzzese arriva questa ennesima «decisione presa e non voluta».
I consiglieri regionali si dicono ignari di ciò che hanno votato, perché si ostinano a non leggere la documentazione che illustra le decisioni che sono chiamati a prendere per ogni cittadino.
Una pessima usanza dovuta alla mole di lavoro ingente che sarebbe richiesto ad ogni consigliere che, tuttavia, proprio per questo, ha uno stipendio ben commisurato.
Invece, ancora una volta, con candore e sfacciataggine si afferma che un provvedimento è stato votato senza conoscerlo.
Irresponsabilità molto grave di una classe politica che dimostra così di essere di bassissima levatura e che non fa altro che affossare sempre più la nostra regione.
In questo clima di “grandi professionisti della politica” sono arrivati i 1.500 euro in più al mese, ovvero 720 mila euro annui per “spese di rappresentanza”, ma tutti sono pronti a giurare di non averli richiesti.
Un'altra affermazione che calpesta per l'ennesima volta la dignità di tutti i cittadini che magari si sarebbero aspettati qualche provvedimento un tantino più serio e urgente.
Non l'hanno richiesta?
E come è finito dentro la delibera in votazione l'emendamento dello scandalo?
Perché nessuno se n'è accorto?
O forse volutamente hanno fatto finta di nulla?
Tutte domande per ora senza risposte.

Il grave clima di incertezza è acuito fortemente, poi, dal fatto che i documenti ufficiali della seduta non saranno pronti che fra alcune settimane e per poter leggere il resoconto integrale occorre una media di due mesi (e non si capisce perché debba passare tutto questo tempo).
In ogni caso questi ritardi di sicuro giocheranno in favore dell'oblio così che quando tutto diventerà pubblico la questione sarà già ampiamente superata e dimenticata.
E la beffa ulteriore arriva nel giorno in cui la Regione annuncia nuove tasse e sui cittadini piomba così l'ennesima beffa (manco a farlo apposta sempre per una “poca scrupolosità e professionalità” degli amministratori precedenti).
Ecco l'“Abruzzo che cambia”, come aveva annunciato il presidente Ottaviano Del Turco, durante la sua campagna elettorale 13 mesi fa. Ma forse aveva dimenticato di specificare per chi sarebbe cambiato.

RITIRARE LA DELIBERA

«Di tutto c'era da aspettarsi, ma non l'emendamento bipartisan approvato dal Consiglio Regionale per dotare i singoli consiglieri di ulteriori 1.500 euro per “spese di rappresentanza”».
Il commento arriva chiaro e incisivo da Maurizio Acerbo deputato per Rifondazione Comunista che annuncia: «siamo pronti a chiedere la revoca», annuncia stamane a PrimaDaNoi.it.
Acerbo, sottolinea che «nel momento in cui grava sulla nostra Regione il peso delle conseguenze del deficit sanitario dal ceto "politico" è lecito attendersi senso della misura e sobrietà».
La decisione ha suscitato sconcerto nell'opinione pubblica e il neodeputato oggi pensa soprattutto a quanti «hanno affidato al centrosinistra una speranza di cambiamento».
«In un periodo in cui si parla a livello nazionale di una riduzione dei costi della politica questa mi sembra proprio una scelta azzardata», sostiene ancora Acerbo. «Certo, il provvedimento non è paragonabile alle 200 assunzioni di "portaborse" che il centrodestra si preparava a fare nell'imminenza delle elezioni 2005 sottraendo risorse al fondo per i dipendenti».
Ma il passato non può giustificare una decisione che, come annuncia lo stesso Acerbo « si scontra con la sensibilità collettiva sempre più attenta al tema dei costi della politica. Un emendamento che comporta la spesa di 720.000 euro all'anno non è uno scherzo. Di fronte all'innalzamento della pressione fiscale sui cittadini abruzzesi ci si sarebbe aspettato un gesto del consiglio che andasse in direzione diametralmente opposta a quella deliberata».
E invece, quando nessuno se lo aspettava, è arrivata l'ennesima figuraccia.

Ma a cosa servirebbero questi 1.500 euro in più? «Ho letto su qualche giornale che verrebbero intascati personalmente dai consiglieri. Ma no è così», chiarisce Acerbo. «Questi soldi dovrebbero essere spesi per attività di “rappresentanza”, come ad esempio avere nuovi collaboratori, organizzare incontri o convegni. Ma mi domando a cosa servano realmente: i consiglieri regionali sono ben retribuiti, i gruppi consiliari hanno già risorse e personale. Per conquistare o mantenere il consenso non c'è certo bisogno di altri soldi, ma di una politica capace di dare risposte alle tante domande della società abruzzese. Forse un ceto sempre più autoreferenziale non si accorge che è proprio questa che manca».

«IMPREPARAZIONE BIPARTISAN»

Antonio D'Orazio, direttore generale dell' Istituto di Ricerche Economiche e Sociali della Cgil, è stato il primo a denunciare gli aumenti e attende ancora i chiarimenti del caso.
«Ovviamente, come mi aspettavo, dopo la mia denuncia non è arrivata nessuna risposta», sottolinea D'Orazio. «Siamo di fronte ad una manovra ridicola, un vero e proprio errore politico che avviene in un periodo come questo, dove ci hanno appena annunciato l'aumento delle tasse».
E la nuova proposta “bipartisan” secondo D'Orazio, sottolinea e dovrebbe far capire come in realtà «le parti politiche siano tutte uguali» e quali siano le necessità primarie da soddisfare. Così come bipartisan sarebbe l'impreparazione di quanti sono seduti in consiglio regionale per rappresentarci.
«Alcuni consiglieri», chiarisce ancora D'Orazio a PrimaDaNoi.it, «mi hanno esplicitamente riferito che hanno votato qualcosa che non avevano letto, obbedendo unicamente alle direttive dei capigruppo».
Una scusa che per quanto ridicola certamente non regge.
Anche perché la stessa scusa venne adottata in occasione dell'approvazione delle delibere sulla sanità e nemmeno quella batosta è servita per imparare la lezione.
«Non è colpa mia», sottolineò all'epoca dei fatti Del Turco, «se i consiglieri non fanno il loro lavoro».
Davvero? Siamo sicuri che il presidente di una regione e candidato di una coalizione non sia responsabile –anche indirettamente- dell'operato dei “suoi” consiglieri?

05/06/2006 12.09


I CONSIGLIERI DI CENTROSINISTRA CHIEDERANNO IL RITIRO DELLA DELIBERA

I consiglieri di maggioranza, dopo averla votata, chiederanno al Presidente del Consiglio Regionale, Marino Roselli di «ritirare l'emendamento recentemente approvato in Aula che regolamenta le spese di rappresentanza per i consiglieri».
Alla decisione unanime si è arrivati durante il vertice del centro sinistra, che si è svolto a Palazzo Silone all'Aquila, convocato dal Presidente della Giunta Regionale Ottaviano Del Turco, per affrontare il tema del contenimento della spesa sanitaria.
I consiglieri, per voce degli esponenti di SDI, Camillo Cesarone, Margherita Antonio Boschetti, e DS Donato Di Matteo, rilevano che «la richiesta ha lo scopo di sottrarre da strumentalizzazioni e polemiche l'ottimo lavoro dell'esecutivo regionale, avviato con scrupolo e con rigore per ripianare i debiti della sanità. Questo - hanno chiarito i consiglieri a posteriori - è il modo di partecipare con senso di responsabilità e con spirito unitario alle azioni poste in essere dalla Giunta Regionale, facilitando la concretizzazione degli obiettivi del contenimento della spesa richiamati dallo stesso Ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa».
I consiglieri hanno infine sottolineato che il provvedimento varato «fa riferimento ad una precedente iniziativa legislativa che aveva per oggetto i servizi ai consiglieri regionali e ai gruppi e che l'emendamento portato in Aula aveva già ottenuto il favorevole riscontro della minoranza».

05/06/2006 14.42


TAGLIENTE (FI): «QUANDO ERO PRESIDENTE IO NON SONO MAI SUCCESSE COSE DEL GENERE»

«Durante la mia presidenza, mai sono arrivati in Aula provvedimenti di aumento delle indennità dei Consiglieri».
Così Giuseppe Tagliente (FI), già presidente del Consiglio regionale, commenta la recente approvazione dell'aumento delle indennità dei Consiglieri regionali.
«Il Presidente Roselli avrebbe dovuto esercitare con maggiore consapevolezza e autorevolezza le sue prerogative ed impedire che un emendamento sottoscritto da soli tre Consiglieri potesse giungere alla votazione dell'Aula, peraltro, a quanto sembra, in un momento di estrema concitazione, che ha impedito un'attenta valutazione dei contenuti. Ma Roselli – conclude Tagliente - a quanto sembra è troppo impegnato a interessarsi della gestione della struttura consiliare, dalla quale è riuscito a far fuggire dirigenti capaci ed esperti, per coltivare l'esercizio delle sue funzioni più alte».

05/06/2006 14.56


L'UNIONE DEGLI UNIVERSITARI

«Da anni la Regione Abruzzo non riesce a garantire la copertura totale delle borse di studio e a circa un migliaio di studenti idonei non beneficiari non viene garantita la borsa di studio vinta tramite un regolare bando pubblico», dice la portavoce Geraldine D'Alfonso, «ogni volta che l'Unione degli Universitari ha chiesto di aumentare i fondi destinati alle borse di studio dalla Regione è sempre arrivata la risposta che “non ci sono i fondi necessari per la copertura totale delle stesse”. Adesso invece si scopre che ci sono circa 720 mila euro l'anno, pari a quasi 300 borse di studio, che la Regione vuole utilizzare per l'aumento delle spese di rappresentanza dei consiglieri regionali, ovvero 1500 al mese i portaborse di ogni consigliere regionale».
L'Udu esprime la sua ferma condanna verso scelta di questo tipo e chiede che la Regione torni sui suoi passi e utilizzi quei fondi per arrivare alla copertura totale delle borse di studio.

05/06/2006 15.08