Energia. «Le imprese abruzzesi pagano l’energia 92mln più dell’Europa»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La spesa è ingente e grava sulle già malmesse casse delle imprese locali. La causa principale può essere il caro petrolio che sta toccando livelli da record giorno dopo giorno. Secondo la Confartigianato tuttavia la vera colpa è la mancanza di una vera concorrenza in Italia in campo energetico. E così l’Abruzzo si allontana dall’Europa sempre più.

ABRUZZO. La spesa è ingente e grava sulle già malmesse casse delle imprese locali. La causa principale può essere il caro petrolio che sta toccando livelli da record giorno dopo giorno. Secondo la Confartigianato tuttavia la vera colpa è la mancanza di una vera concorrenza in
Italia in campo energetico. E così l'Abruzzo si allontana dall'Europa sempre più.




«L'aumento inarrestabile del prezzo del petrolio non dev'essere un alibi per il Governo, in quanto questo evento internazionale non fa che peggiorare una situazione già disastrosa per le aziende italiane sul fronte del caro-energia».
Lo sottolinea il Presidente della Confartigianato Abruzzo Carmine Di Censo.
«Se in Italia il mercato dell'energia elettrica fosse realmente libero», continua Di Censo, «le imprese manifatturiere e dell'edilizia nel 2005 avrebbero risparmiato 3,7 miliardi di euro l'anno, una somma pari al 2,4% del costo del lavoro e all'1,7% dell'intero valore aggiunto del comparto manifatturiero e delle costruzioni».
Tanto risulta da un'analisi condotta dalla Confartigianato (su dati Tema e Eurostat ) sui maggiori costi pagati dalle imprese italiane rispetto alla media europea a causa della scarsa concorrenza nel mercato dell'elettricità; Confartigianato ha stilato una classifica delle regioni dove gli imprenditori subiscono le differenze di costo più ampie rispetto all'Europa. Se il divario di costi tra imprese italiane ed europee è pari a 3.748 milioni di euro, il conto più salato lo pagano le nostre aziende del Nord, con 2.293 milioni di euro in più rispetto alla media dei Paesi Ue, distribuito in 1.335 milioni € nel Nord Ovest e in 958 milioni € nel Nord Est.
In media, ogni azienda italiana manifatturiera e dell'edilizia paga l'energia elettrica 3.760 € all'anno in più rispetto all'Europa. Ma questo gap diventa di 5.142 €/anno nel Nord Ovest, di 4.233 €/anno nel Nord Est, di 3.212 €/anno nel Mezzogiorno e, pur rimanendo rilevante, scende a 2.457 €/anno nelle regioni del Centro.
Come stanno le cose in Abruzzo?
I prezzi, all'1/7/2005, sono calcolati al lordo delle imposte e al netto di IVA e prevedono un consumo di 3.789,30 Gwh, per un consumo medio di 155,94MWh per pagare un maggiore costo per azienda rispetto alla media Ue di 3.789 euro. Questo genera un a spesa totale di oltre 92 milioni di euro che le aziende abruzzesi pagano in più.
«In Italia e in Abruzzo», continua la Confartigianato, «la deregulation nel settore dell'energia non ha determinato un assetto pienamente concorrenziale del mercato. Basti dire che, nel 2005, il 21,2% dei consumi elettrici del settore manifatturiero e costruzioni erano ancora gestiti sul mercato vincolato. Un fenomeno che mette in luce le difficoltà registrate da alcuni segmenti di impresa per accedere al mercato libero)».
Il Presidente Di Censo ribadisce quindi la necessità di «liberare l'energia per le Pmi, con reciprocità in tutti i Paesi UE. Serve reale concorrenza nel mercato, ma bisogna anche dare priorità alle fonti rinnovabili e all'efficienza, alla politica di oculati investimenti nelle infrastrutture energetiche».

20/04/2006 15.30