«Una commissione di controllo per mettere ordine nel settore degli agriturismo»

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Secondo la Confcommercio Abruzzo «il rispetto delle regole del settore e’ il viatico fondamentale per favorire la crescita del turismo verde in Abruzzo ed al contempo evitare una concorrenza sleale nei confronti di alberghi e ristoranti».

PESCARA. Secondo la Confcommercio Abruzzo «il rispetto delle regole del settore e' il viatico fondamentale per favorire la crescita del turismo verde in Abruzzo ed al contempo evitare una concorrenza sleale nei confronti di alberghi e ristoranti».



Mettere ordine in un settore che ha segnato negli ultimi anni un incremento vorticoso e spesso caotico: gli agriturismo.
Questa mattina Abruzzo Confcommercio con una nota inviata al Presidente della Giunta Regionale ed agli Assessori Regionali all'Agricoltura ed al Turismo ha ufficialmente richiesto l'istituzione di una Commissione di Controllo per le Aziende Agrituristiche.

Tale Commissione dovrebbe svolgere i seguenti compiti:

1) effettuare un monitoraggio delle aziende agrituristiche esistenti;
2) verificare periodicamente per ciascuna di esse l'esistenza dei requisiti richiesti affinchè un'azienda possa definirsi agrituristica;
3) esprimere parere alla Giunta Regionale per la concessione dei contributi e, in caso di inadempienze, proporr la revoca dei contributi stessi maggiorati degli interessi legali;
4) esprimere parere al Sindaco del Comune interessato per il rilascio dell'autorizzazione e, in caso di inadempienze, proporre la recava dell'autorizzazione stessa.

«Si tratterebbe di uno strumento di controllo fondamentale», scrive l'associazione, «per porre un freno all'abusivismo dilagante ed ai fenomeni più distorsivi sopra esposti; riportare sui binari della legalità il settore dell'agriturismo dovrebbe costituire una priorità per la Regione Abruzzo al fine di tutelare gli interessi di ristoratori ed albergatori ma soprattutto per esaltare il nostro territorio rurale e far emergere finalmente un agriturismo vero che possa costituire una freccia in più dell'offerta turistica abruzzese».

Il settore dell'agriturismo in Abruzzo, è soggetto, infatti, a norme ben precise regolamentate dalla L.R. n° 32/94 e successive modifiche ed integrazioni.
Sono tuttavia moltissime le attività che si fregerebbero del nome di agriturismo pur non avendone le caratteristiche di legge. Questo ovviamente potrebbe portare alla lunga conseguenze deleterie per il settore.

Tra le regole principali vi sono queste:

- possono esercitare l'agriturismo soltanto ed esclusivamente gli imprenditori agricoli, singoli o associati, e loro familiari;

- fra le attività dell'agriturismo rientra anche la somministrazione di pasti e bevande, purchè in rapporto di connessione e complementarità rispetto alle normali attività di coltivazione del fondo, selvicoltura ed allevamento del bestiame, che devono comunque rimanere principali e prevalenti;

- per l'esercizio dell'agriturismo può essere impiegato, oltre al personale appartenente al nucleo familiare, personale normalmente impiegato nell'attività di conduzione del fondo;

- nella somministrazione di pasti e bevande bisogna utilizzare quasi esclusivamente cibi ottenuti da produzioni aziendali e dall'acquisto, presso altri produttori agricoli, di prodotti tipici regionali;

- nell'utilizzo degli ingredienti devono essere rispettati, infatti, i seguenti limiti di provenienza per quanto riguarda le materie prime:
a) 60% produzione aziendale (40% in territorio montano)
b) 30% acquisto di prodotti tipici regionali, esclusivamente da altri produttori agricoli
singoli o associati (50% se trattasi di aziende site in territorio montano);
c) 10% quota di acquisto residua per prodotti utilizzati dall'azienda;

- il limite massimo di apertura per l'attività di ristorazione è fissato in 290 giorni all'anno;

- il limite massimo di capienza per i punti di ristoro è di 50 posti a sedere.



«Da tali norme», dicono alla Confcommercio, «risulta chiaro che l'attività agrituristica si differenzia in maniera significativa dalle attività di ristorazione e/o alberghiere in quanto strettamente collegata al terreno agricolo ed ai prodotti che da esso derivano. In tale ottica, se realmente le aziende agrituristiche abruzzesi rispettassero in ogni fase le regole imposte, potrebbero connaturarsi come un segmento dell'offerta turistica capace di attirare in Abruzzo una ulteriore fetta di turisti che predilige il soggiorno verde. Affinchè ciò avvenga è necessario, però, che l'offerta sia consona alle aspettative di chi sceglie il turismo verde e cioè che l'agriturismo non venga trasformato in ristoranti ed alberghi “camuffati”, che non hanno nulla di rurale».

Purtroppo, i numerosi abusi, in mancanza di adeguati controlli, si sono moltiplicati nel tempo, danneggiando notevolmente albergatori e ristoratori, i quali non riescono più a fronteggiare una concorrenza sleale di chi gode di agevolazioni troppo consistenti; tali abusi colpiscono anche e soprattutto gli stessi operatori agrituristici che, in maniera seria e professionale, svolgono la loro attività.

Spesso, infatti, l'agriturismo viene gestito come attività non collegata alla produzione propria dell'azienda interessata, con l'acquisto di generi alimentati all'esterno, con personale diverso da quello addetto all'attività agricola, con macellazione interna di carni senza passare da mattatoi autorizzati, non rispettando il limite massimo di capienza di 50 posti a sedere ed il limite massimo di apertura di 290 giorni l'anno.

Le attività agrituristiche, inoltre, per il tipo di agevolazioni e contributi di cui beneficiano, dovrebbero essere ubicate in casolari di campagna e non, come spesso avviene, in edifici all'uopo edificati o stravolti al punto che gli operatori “veri” dell'agriturismo hanno parlato di “olocausto rurale” nell'osservare come, da parte degli pseudo agriturismi abusivi, sia in uso il ricorso a materiali quali Clinker tedesco, finestre in alluminio, cemento in sostituzione del legno e cisì via, che poco hanno di rurale.

«Alla luce di tali e tante violazioni della legge», conclude Confcommercio, «riteniamo opportuno, anzi necessario, modificare la normativa vigente, prevedendo l'istituzione di una Commissione di controllo a livello provinciale, composta da un funzionario dell'Ispettorato provinciale dell'agricoltura competente per territorio, che la presiede, da un funzionario del Comune interessato, da un funzionario della competente Camera di Commercio, da un rappresentante dell'associazione agrituristica e da un rappresentante delle associazioni dei ristoratori ed albergatori».

03/04/2006 10.36