Rilanciare l'economia abruzzese: ecco la ricetta di Confcommercio

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. "Rafforzare le piccole medie imprese" sarebbe questa la priorità individuata dal presidente Ezio Ardizzi. Ma nel contempo bisognerebbe individuare nuovi fondi da destinare a questo scopo limitando gli eccessi nella sanità.

ABRUZZO. "Rafforzare le piccole medie imprese" sarebbe questa la priorità individuata dal presidente Ezio Ardizzi. Ma nel contempo bisognerebbe individuare nuovi fondi da destinare a questo scopo limitando gli eccessi nella sanità.



«Le Piccole e medie imprese vanno rafforzate perché loro costituiscono l'ossatura della nostra economia».
E ‘ questa in sintesi la tesi elaborata dalla Confcommercio Abruzzo che ha redatto una propria ricetta per risollevare l'economia locale.

Secondo il documento di Programmazione economico-finanziaria Regionale 2006-2008 si rileva che negli ultimi tre anni, la recessione che ha colpito l'economia nazionale si è fatta sentire con maggiore intensità nella nostra Regione.
Il 2003 si è concluso con un tasso di crescita del PIL negativo.
Le stime SVIMEZ (diffuse a giugno 2005) sembrano indicare un consuntivo ancora peggiore per il 2004 (- 1,7%). Per quest'ultimo anno, Unioncamere accredita l'economia abruzzese di un tasso di crescita leggermente positivo (+ 0,7%), comunque inferiore a quello medio italiano e di tutte le altre ripartizioni territoriali.
«E' urgente rilanciare la nostra economia con provvedimenti radicali ed incisivi», ha spiegato Ezio Ardizzi, responsabile di Confcommercio, «il Governo Regionale dovrebbe perseguire, come obiettivo prioritario, il consolidamento del sistema produttivo regionale, in tutte le sue componenti ed articolazioni, attraverso un modello di intervento mirato a creare le condizioni per una crescita endogena. Il consolidamento del sistema produttivo non solo è il presupposto per la crescita economica e sociale della nostra Regione, ma è una necessità impellente dal momento che l'Ente Regione, con l'attuazione del federalismo fiscale da una parte e dall'allargamento dell'Unione Europea dall'altra, dovrà in futuro sempre più contare su risorse attinte al PIL prodotto nel proprio territorio».








Ecco allora quanto diventa prioritario potenziare le PMI, specie quelle dei settori che danno maggiore occupazione (Commercio, Turismo e Servizi), in quanto «ossatura del sistema produttivo della nostra Regione».
Nel campo commerciale, poi, la funzione rivestita dalle PMI non è soltanto di natura economica, ma anche sociale.

«La scomparsa, infatti, di una consistente fetta di negozi di piccole e medie dimensioni, in seguito all'apertura di eccessivi centri commerciali in Abruzzo», continua Ardizzi, «ha portato allo svuotamento dei centri urbani, all'impoverimento dei centri storici, alla maggiore caoticità della circolazione sulle importanti arterie di collegamento, specie tra i centri urbani e zone di ubicazione delle grandi strutture di vendita, con conseguenti riflessi negativi sulla vita di tutti i centri abitati. Una ulteriore avanzata delle grandi strutture di vendita andrebbe, non solo a dare un pesante colpo alle PMI commerciali, ma creerebbe una turbativa alla stessa grande distribuzione già insediata, che risulta ormai sovradimensionata rispetto alle esigenze del territorio ed al fabbisogno delle popolazioni».
Per attuare questo obiettivo, però, occorrono risorse che vanno recuperate con l'eliminazione delle spese ed in particolare andrebbe ristrutturato il Settore “Sanità”.

Nelle osservazioni a bilanci preventivi degli anni precedenti, Abruzzo Confcommercio ha messo in evidenza come, nell'ambito della spesa sociale, è la spesa “Sanitaria” a crescere in modo incontrollato fino ad assorbire l'85% delle risorse proprie dell'Ente Regione, mentre vengono ridotte all'osso le già scarse risorse destinate in passato ai settori produttivi (Commercio, Turismo, Industria, Artigianato, Agricoltura).

«Una tale situazione», conclude Ardizzi, «ostacolerà in futuro lo sviluppo della nostra Regione, con effetti negativi non solo sull'occupazione, ma sulle stesse spese correnti e sociali che oggi vengono privilegiate. A lungo andare, sarà lo stesso equilibrio del bilancio regionale a risentirne, dal momento che la Regione, con l'attuazione del “federalismo”, dovrà, ripetiamo, sempre più contare su risorse attinte al PIL prodotto nel proprio territorio».

21/03/2006 10.00