Comunicazione istituzionale: l'Abruzzo è ancora molto indietro

Alessandro Biancardi

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APPROFONDIMENTO ABRUZZO. E' la legge 150 del 2000 che regola la materia della comunicazione negli enti pubblici. Tuttavia sembrerebbe che la sua piena attuazione sia ancora molto lontana. Particolare rilievo ha la seguente indagine che fotografa in maniera dettagliata lo stato dell'arte in Abruzzo. Un documento importante per gli addetti ai lavori, gli amministratori ed i semplici cittadini che dal buon funzionamento di un ufficio stampa possono avere una informazione migliore e completa.

APPROFONDIMENTO


ABRUZZO. E' la legge 150 del 2000 che regola la materia della comunicazione negli enti pubblici. Tuttavia sembrerebbe che la sua piena attuazione sia ancora molto lontana. Particolare rilievo ha la seguente indagine che fotografa in maniera dettagliata lo stato dell'arte in Abruzzo.
Un documento importante per gli addetti ai lavori, gli amministratori ed i semplici cittadini che dal buon funzionamento di un ufficio stampa possono avere una informazione migliore e completa.


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Per ufficio stampa si intende quella struttura organizzata all'interno di qualunque ente o organizzazione che veicola l'informazione all'esterno diretta ai mass media.
Si intuisce la capitale importanza di un ufficio del genere per le amministrazioni pubbliche perché dalla alta professionalità degli impiegati dipende la qualità della informazione finale al cittadino.
In un periodo nel quale l'informazione diventa sempre più importante per il cittadino-persona la trasparenza (obbligatoria per legge) dell'ente pubblico è un diritto che afferisce in maniera diretta e immediata a quel diritto all'informazione che è proprio di ognuno di noi.
Ecco allora l'importanza della seguente indagine che fotografa la realtà di fatto in Abruzzo della comunicazione istituzionale.
Impiegare persone non specializzate, magari nemmeno iscritti all'ordine dei giornalisti, significa spesso avere una qualità dell'informazione molto scarsa.
Purtroppo, però, la scarsa sensibilità degli ammninistratori porta, da una parte, a considerare l'ufficio stampa come luogo per fare clientelismo e sistemare il “giornalista particolarmente compiacente”, come unico requisito richiesto, spesso, però, con risultati disastrosi (per il politico stesso e per i cittadini) e, dall'altra, c'è ancora il brutto vezzo di considerare tale ufficio “secondario”.
In molti casi, infatti, considerando le mansioni dell'ufficio stampa “semplici e alla portata di chiunque” -soprattutto in Abruzzo- c'è la tendenza a far svolgere il ruolo dell'addetto stampa a chi spesso non ha la minima preparazione in materia avendo svolto in passato ruolik nemmeno vagamente attinenti.

Per regolamentare la materia fu approvata nel 2000 la famosa legge 150 che istituì di fatto gli uffici stampa ma a distanza di sei anni molte parti della norma non sono state ancora applicate.
Ecco una ampia sintesi della indagine condotta da Laura Di Russo, con la collaborazione di Ertilia Patrizii.

Ci pare interessante partire dalle conclusioni e dalle riflessioni che i dati raccolti (che riportiamo di seguito) suggeriscono.

CONCLUSIONI: LA LEGGE “TRADITA”

Il quadro che emerge dalla ricerca mostra una realtà piuttosto arretrata, rispetto alle prospettive e le opportunità di sviluppo delle strutture di informazione e comunicazione che la Legge aveva individuato e ben descritto nel 2000.

A distanza di quasi 6 anni, la situazione per gli Urp, laddove esistono, appare “bloccata” su un numero ancora esiguo di uffici attivati e consolidati, mentre la loro funzione è ancora relegata alle attività principali previste dal D.L. 93, senza che sia stata avviata la complessità dei compiti che ad essi sono stati successivamente attribuiti.
A 13 anni dalla loro istituzione, gli Urp in Abruzzo sono presenti ancora nel 39% delle amministrazioni interpellate (in tutto 101). Una percentuale che potrebbe salire al 50% se consideriamo anche l'esistenza di 11 sportelli informativi, che pur non chiamandosi Urp, svolgono i compiti previsti dall'art. 8 della L. 150. La percentuale sale decisamente se valutiamo solo le ASL, le Prefetture e le Questure, che hanno quasi tutte un ufficio relazioni con il pubblico, mentre scende significativamente se consideriamo il numero delle amministrazioni locali che più di altre dovrebbero servirsene: la Regione Abruzzo, le Province, i Comuni soprattutto, che gestiscono i servizi più vicini al cittadino. Dei 49 Comuni esaminati, infatti, solo 14 sono gli Urp costituiti come tali, con personale in gran parte formato, mentre 4 sono gli sportelli informativi polifunzionali.
Se ne deduce la scarsa penetrazione di una cultura della comunicazione pubblica nel senso più ampio del termine: cultura del servizio pubblico, della partecipazione, della trasparenza, dell'ascolto. Questa inadeguata sensibilità di molte amministrazioni, unita alla carenze organizzative interne e alla cronica insufficienza di risorse economiche, non facilitano l'avvio e il funzionamento di uffici veramente pronti a rispondere alle richieste e alle sollecitazioni dell'utenza, e spiegano come sia ancora forte l'idea di considerare la comunicazione come un “lusso di cui si può fare a meno”, piuttosto che una risorsa strategica per l'amministrazione. Tutti questi motivi spiegano in parte il mancato decollo di queste strutture ed anche, laddove esistono, lo scarso successo di alcune di esse.

Altra nota dolente è quella degli uffici Stampa. Su 101 enti pubblici, 41 hanno un ufficio o un addetto stampa e 9 il portavoce. Sommando questi due ruoli, potremmo sintetizzare dicendo che almeno la metà delle organizzazioni pubbliche ha una struttura o una figura addetto all'informazione verso i mass-media. A parte la Regione, le 4 Province e i 4 capoluoghi, dove gli uffici stampa esistono, la percentuale scende vertiginosamente quando si passa ai Comuni più piccoli.
Sono poche le strutture con personale stabile e con un contratto che riconosca il profilo professionale di giornalista pubblico, mentre solo due unità, in servizio presso il Consiglio regionale, hanno il contratto giornalistico della FNSI. Per il resto permane una situazione molto varia, con contratti di consulenza esterna, con incarichi professionali ad personam, assunzioni a progetto (ex Co.Co.Co) assunzioni come dipendenti a tempo determinato e indeterminato (solo 14!). Per queste due ultime tipologie, il personale è sempre contrattualizzato secondo le categorie del CCNL degli enti locali, con l'unica discriminante della laurea (indispensabile, nel pubblico impiego, per l'inquadramento nella cat. D). Per quanto riguarda le assunzioni a tempo determinato, troppo spesso, come si evince dalla durata del contratto, l'addetto stampa è legato al mandato del vertice politico.

Se questo è il contesto dell'Abruzzo, impossibile non ammettere che la legge 150 sia stata poco compresa e applicata. Una legge tradita.
Tradita perché laddove stabilisce che la comunicazione e la informazione non sono un lusso “ma una necessità e un'opportunità”, si assiste ad una battuta d'arresto nell'istituzione degli Urp e a un loro depotenziamento, se si intendiamo con Urp quelle strutture complesse adibite alla comunicazione con i cittadini, così come indicato dalla legge stessa. Laddove si voleva porre fine all'anarchia degli incarichi professionali, si assiste all'incremento degli affidamenti esterni. Laddove si voleva realizzare correttamente la riforma della trasparenza e dell'efficienza, non si è lavorato abbastanza, all'interno delle amministrazioni, per costruire un assetto organizzativo finalizzato al funzionamento delle strutture deputate alla trasparenza e all'efficienza.
Pessimismo eccessivo allora? No di certo, se pensiamo che si tratta di una situazione in movimento, che tutti ci auguriamo possa evolversi nella misura in cui crescerà la cultura della comunicazione pubblica all'interno delle nostre istituzioni, e se, di conseguenza, verranno costruiti uffici non più di facciata; se verranno inquadrate dignitosamente e le persone che vi lavorano; se verranno fatte funzionare strutture che non servono a costruire l'immagine di questo o quel politico, ma a fornire servizi concreti e utili ai cittadini. Proprio come auspicavano i legislatori dell'anno 2000.



LA SITUAZIONE IN ITALIA

L'ufficio stampa, per esempio, è attivato nel 52,2% degli enti pubblici intervistati a fronte del 60% rilevato nel 2002.
L'ufficio relazioni con il pubblico è attivato nell'85% degli enti (-2% rispetto al 2002), mentre l'ufficio del portavoce è presente nel 20,2% degli enti (- 3% rispetto al 2002).
Dei dati complessivamente confortanti soprattutto nel caso degli Urp, ma non del tutto positivi se si considera che la legge era nata tre anni prima per disciplinare la comunicazione e l'informazione nelle Pa e regolarizzare le figure professionali. Già, ma qual è la situazione di queste figure professionali?


Le figure professionali della comunicazione - capi ufficio stampa, addetti stampa, portavoce e comunicatori pubblici – sono inserite stabilmente nella maggior parte degli enti di grandi dimensioni (regioni, province e Asl), mentre nei comuni, soprattutto quelli piccoli, si nota una certa flessione della loro presenza rispetto al 2002.
Le figure professionali vengono assunte nel 57% dei casi con incarichi professionali, nel 52% tramite selezione interna, i concorsi pubblici sono al 14%. In media una figura su 2 è inserita formalmente negli schemi organizzativi degli enti, mentre i contratti aziendali specifici sono meno frequenti (35% per i portavoce, 27% per gli addetti stampa, 22% per i capi ufficio stampa, 8% per i comunicatori pubblici).

I dati rilevano chiaramente che l'adeguamento del personale ai profili professionali e ai titoli di studio richiesti è ben lungi dall'essere compiuto: gli inquadramenti contrattuali economici del personale addetto alla comunicazione sono poco definiti, mentre la mancanza di criteri di applicazione regala alla legge un carattere di “facoltatività” pericoloso.


METODOLOGIA E OBIETTIVI

Si è scelto di elaborare un questionario e somministrarlo telefonicamente ad un campione significativo di enti pubblici ( enti locali) o con partecipazione pubblica che si trovano in Abruzzo.

L'obiettivo principale della ricerca è stato quello di rilevare, sulla base delle dichiarazioni dei responsabili delle stesse amministrazioni, in riferimento alle analisi svolte a livello nazionale:
1. quale sia lo stato di attuazione della legge in Abruzzo,
2. l'effettiva organizzazione e attivazione delle strutture e del personale,
3. l'inquadramento delle figure professionali,
4. gli ostacoli, i problemi e le difficoltà incontrate dagli enti per ottemperare alle direttive della legge 150.
Un'indagine quantitativa ma anche qualitativa, dunque, per quanto possibile.

Questa ricerca non è stata pensata per realizzare un accertamento meramente numerico delle strutture attivate, non mira nemmeno a stilare una classifica o un libro “nero” degli enti pubblici manchevoli nell'applicazione della norma.
Si tratta, piuttosto, di uno strumento che può aiutare a capire quanto la cultura della comunicazione pubblica sia penetrata nei comuni, nelle province, nelle Asl, nelle università, nei quasi sei anni durante i quali il dibattito a livello nazionale ha avuto anche una certa risonanza; un modo attraverso cui capire quanto le amministrazioni e i quadri dirigenziali degli enti abbiano recepito il significato di una legge che lascia ben poche discrezionalità nella sua attuazione.
I soggetti intervistati sono stati 101.


GLI URP (UFFICIO RELAZIONE CON IL PUBBLICO)

Su 49 comuni intervistati, sono aperti al pubblico 14 Urp e 8 sportelli.
Di questi, 4 Urp sono nella provincia di Pescara (capoluogo, Penne, Pianella e Popoli) 2 Urp e 3 sportelli nella Provincia di Teramo (Atri e Roseto; S. Egidio alla Vibrata, Martinsicuro e Castelli) 5 Urp nella Provincia dell'Aquila ( Avezzano, Celano, Pratola Peligna, Roccaraso e Sulmona) 3 Urp e 1 sportello nella provincia di Chieti (Guardiagrele, Lanciano, Vasto e Fossacesia).

Quasi tutti i dipendenti Urp intervistati sono assunti con contratto a tempo indeterminato, alcuni hanno seguito un corso di formazione entro il 2004 come prevedeva la legge, ma gli altri sono stati semplicemente inseriti nell'ufficio, senza titolo adeguato e senza formazione anche dopo il 2000, anno dell'entrata in vigore della legge.
Il fatto che gli Urp risultino nella pianta organica dell'ente non garantisce affatto un adeguamento dell'ente alla legge.


UFFICI STAMPA DEI COMUNI ABRUZZESI

Quello relativo alla istituzione degli uffici stampa è un discorso alquanto scoraggiante per i dati ottenuti.
Il dato sconfortante non è solo il numero basso rilevato: 17 uffici stampa su 49 comuni interpellati, ma soprattutto per il fatto che il trattamento contrattuale è caratterizzato da un notevole precariato fatto di consulenze e contratti a termine.
Su 17 uffici stampa ci sono ben 12 contratti di collaborazioni, di cui alcuni, come il comune di Caramanico e Silvi Marina assunti a tempo determinato, per tutta la durata del mandato del sindaco, per gli altri casi si tratta di semplici contratti di collaborazione esterna.
Ci sono due casi in cui due comuni, Pescara per l'ufficio stampa del Consiglio e Montesilvano, hanno scelto la via della consulenza, affidando l'incarico a due agenzie private esterne.
Ci sono 4 casi, (Teramo, Atri, Vasto e L'Aquila) dove a lavorare negli uffici stampa ci sono dei dipendenti, assunti a tempo indeterminato, iscritti all'albo dei giornalisti, inseriti in quadri amministrativi.
L'ufficio stampa dipende nella maggior dei casi dallo staff del sindaco, dagli affari generali oppure, come il caso di Atri, dal settore “cittadini e informazione”.
C'è un caso che vale la pena di menzionare, quello di Ortona, dal momento che testimonia il tentativo di una Pa, almeno per quanto riguarda il trattamento economico, di inquadrare l'addetto stampa, come un giornalista.
L'addetta stampa (portavoce), iscritta all'Ordine (in un secondo momento), ha infatti un contratto di collaborazione a progetto, e gode di un trattamento economico equiparato a quello di un redattore con oltre 30 mesi di anzianità.



PORTAVOCE

Per i quattro uffici del portavoce la situazione è piuttosto omogenea. In un solo caso, quello di Giulianova, il portavoce è un dipendente del comune e dipende dalla segreteria del sindaco, negli altri casi: Pescara, Lanciano e L'Aquila, il portavoce ha una convenzione con il comune della durata del mandato del sindaco. Nel comune di Spoltore il portavoce del sindaco, è assunto con un contratto di collaborazione ai sensi dell'articolo 96 della legge 267 che regola gli enti locali.


La prima considerazione che emerge è che su quattro province l'unico Urp attivato è quello della Provincia di Chieti, dove lavorano 1 responsabile, dipendente dell'ente, e 3 interinali.
L'Urp è inserito nella pianta organica e fa parte di una macrostruttura che comprende Urp, enti locali, telefonia e informatizzazione.
Alcuni segnali in questo senso arrivano dalla Provincia dell'Aquila che ha segnalato la prossima apertura dell'ufficio e dalla Provincia di Pescara che aprirà presto uno sportello di accoglienza al pubblico. Anche la figura del portavoce è presente in un solo ente, quello di Pescara, dove lavora un giornalista professionista con contratto della durata del mandato del Presidente.
Per quanto riguarda gli uffici stampa, anche in questo caso la situazione non è delle migliori: nella Provincia di Chieti ci sono due collaborazioni esterne, l'ufficio stampa fa parte dello staff del Presidente, ma gli addetti non sono iscritti all'Ordine.
Per la Provincia di Pescara gli addetti stampa sono sempre due, di cui uno è responsabile dell'ufficio. Entrambi sono giornalisti pubblicisti e sono assunti con un contratto della durata del mandato del presidente. L'ufficio, di cui fa parte anche una responsabile dell'area web, dipendente dell'ente, rientra nello staff del Presidente. Stessa situazione per la Provincia dell'Aquila dove nell'ufficio stampa ci sono due pubblicisti assunti a tempo determinato e un dipendente per l'area informatica. Infine, per ciò che concerne l'ufficio stampa della Provincia di Teramo, vi lavorano un addetto stampa giornalista pubblicista, dipendente a tempo indeterminato, appartenente alla fascia C, in quanto inquadrato in base alle norme contrattuali delle Pa ed equiparato ad un dipendente dell'area amministrativo privo di laurea, coadiuvata da un collaboratore esterno. L'ufficio, inserito nella pianta organica dell'ente, fa parte del settore della comunicazione che dirige anche altri settori.


TIPOLOGIE CONTRATTUALI

Su 41 uffici stampa, le tipologie contrattuali degli addetti. I contratti a tempo determinato negli uffici stampa degli enti abruzzesi sono 24 e comprendono sia le collaborazioni esterne, sia i contratti a termine.
14 sono invece i dipendenti che lavorano negli Uffici stampa con contratto a tempo indeterminato. Ciò che vale la pena di sottolineare è che, tra questi, nessuno, ad eccezione dei due giornalisti assunti come tali (contratto FNSI) nella struttura del Consiglio Regionale,


REGIONE: L'URP CHE NON C'E'

Di fatto l'Urp, inteso come ufficio, subito individuabile, facilmente accessibile, dove i cittadini si recano per chiedere informazioni, semplicemente non esiste. L'ufficio URP della Regione Abruzzo dipende dalla direzione Affari della Presidenza, Politiche legislative e comunitarie, rapporti esterni ed in modo particolare dall'Ufficio BURA, che si occupa del Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo B.U.R.A., pubblicità ed accesso.
Al servizio Urp si può accedere solo tramite sito (www.urp.regione.abruzzo.it) in cui vengono inserite le informazioni che il Servizio ritiene di interesse pubblico. Di fatto il personale che lavora per il Bollettino Ufficiale, svolge una doppia attività, quindi non c'è del personale adibito alla comunicazione.

Laura Di Russo (ha collaborato Ertilia Patrizii)

21/03/2006 9.24