Cambiano le norme per il settore agricolo e avicolo: ecco il vademecum

Alessandro Biancardi

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Cambiano le norme per il settore agricolo e avicolo: ecco il vademecum
ABRUZZO. Le nuove norme approvate riguardano gli aiuti al comparto avicolo, la vendita dell'olio, l'etichettatura del miele. Vi sono poi nuove indicazioni obbligatorie da menzionare nella etichetta ed altre facoltative. Ma il presidente della Repubblica rinvia alle Camere il decreto per mancanza di copertura finanziaria
Il Senato ha definitivamente approvato, lo scorso 1° marzo 2006, il disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, recante “interventi urgenti per i settori dell'agricoltura, dell'agroindustria, della pesca, nonché in materia di fiscalità d'impresa”.

Il presidente della Repubblica ha rinviato, tuttavia, ieri sera, alle Camere il decreto legge. Ciampi ha rilevato una mancanza di copertura finanziaria della spesa prevista. Il capo dello Stato ha agito in tempi molto rapidi, considerato che il decreto è stato approvato dalle Camere appena tre giorni fa.

La parte del decreto che manca di copertura finanziaria è quella relativa alle agevolazioni per il versamento dei contributi previdenziali agricoli.
Immediata è arrivata la convocazione delle Camere. L'assemblea di Montecitorio si riunirà mercoledì alle ore 14 e il Senato martedì alle 17 per esaminare il decreto che contiene, oltre ai provvedimenti urgenti sull'aviaria, anche il condono agricolo fortemente voluto dal ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno.

Il Parlamento, a questo punto, ha dieci giorni per una nuova deliberazione sulla conversione in legge del decreto. Si può procedere all'esame dei decreti anche nella situazione attuale, con le Camere sciolte.

Nell'ambito del testo approvato, attualmente in attesa di pubblicazione, sono collocate alcune disposizioni di interesse per il comparto agricolo e avicolo. Eccole elencate dalla Confesercenti Abruzzo.


1. INTERVENTI A FAVORE DELLE IMPRESE DANNEGGIATE DAL FENOMENO DELL'INFLUENZA AVIARIA

All'art. 1-bis, il comma 7 prevede che “a decorrere dal 1º gennaio 2006 e fino al 31 ottobre 2006, a favore degli allevatori avicoli, delle imprese di macellazione e trasformazione di carne avicola nonché mangimistiche operanti nella filiera e degli esercenti attività di commercio all'ingrosso di carni avicole sono sospesi i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti tributari, nonché il pagamento di ogni contributo o premio di previdenza e assistenza sociale, ivi compresa la quota a carico dei dipendenti, senza aggravio di sanzioni, interessi o altri oneri. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato. Sono altresì sospesi per il predetto periodo i pagamenti delle rate delle operazioni creditizie e di finanziamento, ivi comprese quelle poste in essere dall'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA)”.
«L'intervento», commenta la Confesercenti Abruzzo, «lascia fuori purtroppo le imprese specializzate nella vendita al dettaglio delle carni avicole che pure avrebbero meritato un aiuto avendo anch'essi subito perdite enormi».

2. COMMERCIO AL DETTAGLIO DA PARTE DEGLI AGRICOLTORI

Come è noto, il Ministero delle attività produttive aveva chiarito, con recenti note, che non è consentito agli imprenditori agricoli vendere al dettaglio i prodotti propri su aree private “a cielo aperto”.
La modifica dell'art. 4 del D. Lgs. n. 228/01 ora intervenuta, attraverso l'aggiunta di un articolo 2-quinquies al testo originario del decreto-legge n. 2/06, stabilisce che “per la vendita al dettaglio esercitata su superfici all'aperto nell'ambito dell'azienda agricola o di altre aree private di cui gli imprenditori agricoli abbiano la disponibilità non è richiesta la comunicazione di inizio attività”.
Di fatto, si consente agli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all'art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, di vendere direttamente al dettaglio i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende su qualsiasi area privata di cui abbiano la disponibilità, non solo fuori dal campo di applicazione della legislazione sul commercio, ma addirittura senza doverne fare comunicazione al Comune.
I Comuni, dunque, non avranno alcuna possibilità di essere preavvisati circa l'avvio da parte di agricoltori di attività commerciali su aree private a cielo aperto.
Ciò potrà comportare notevoli problemi, soprattutto qualora le attività coinvolgano diverse postazioni di agricoltori sulle medesime superfici. In questo caso i disagi potranno riguardare i flussi veicolari, non essendo possibile intervenire sulla relativa programmazione.
Ma altri problemi, potenzialmente più gravi, riguarderanno gli aspetti sanitari. L'art. 4 del D. Lgs. n. 228 prevede che debbano essere “osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità”. Ma non vi sono disposizioni di livello statale o regionale (e, a quanto ci è noto, neppure comunale) che regolamentino gli aspetti igienico-sanitari relativi al commercio di prodotti alimentari su aree private all'aperto.
Si pensi, poi, che gli agricoltori possono porre in commercio, oltre ai prodotti propri, anche prodotti alimentari forniti da terzi, senza altra limitazione che quella della percentuale (la quota commercializzata di prodotti forniti da terzi non deve superare quella relativa ai prodotti di propria produzione). Come è noto, le disposizioni sanitarie in materia di commercio di prodotti alimentari su aree pubbliche pongono divieti e limiti, per motivi di igiene, alla vendita di particolari prodotti, che non possono valere per il commercio su aree private.
Sarà dunque importante capire come i Comuni possano intervenire a tutela della salute pubblica.

3. ETICHETTATURA DEL MIELE

L'art. 2-bis stabilisce: all'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 179, la lettera f) è sostituita dalla seguente: “f) sull'etichetta devono essere indicati il Paese o i Paesi d'origine in cui il miele è stato raccolto”.
La precedente versione prevedeva che, qualora il miele fosse originario di più Stati membri o Paesi terzi, l'indicazione potesse essere sostituita, a seconda del caso, da una delle seguenti:
1) «miscela di mieli originari della CE»;
2) «miscela di mieli non originari della CE»;
3) «miscela di mieli originari e non originari della CE»;
La versione modificata dà maggiori garanzie ai consumatori, obbligando il produttore ad indicare sempre e comunque i Paesi d'origine.

4. OLIO D'OLIVA A DISPOSIZIONE DEI CLIENTI NEI PUBBLICI ESERCIZI

All'art. 4, è aggiunto un comma 4-quater, che così recita:
“Al fine di prevenire le frodi nel commercio dell'olio di oliva ed assicurare una migliore informazione ai consumatori, è fatto divieto ai pubblici esercizi di proporre al consumo, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, olio di oliva in contenitori non etichettati conformemente alla normativa vigente”.
Il successivo comma 4-quinquies stabilisce che, in caso di violazione delle disposizioni di cui al comma 4-quater, si applica a carico degli esercenti la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.000 a euro 3.000.
Per ciò che concerne l'etichettatura dell'olio di oliva, Vi ricordiamo che il Ministero delle politiche agricole e forestali ha predisposto recentemente uno schema, che riportiamo in allegato.
Si ricorda, infine, che l'art. 1-ter della legge 3 agosto 2004, n. 204, stabilisce che, “al fine di assicurare una migliore informazione ai consumatori e prevenire i fenomeni di contraffazione, nell'etichettatura degli oli d'oliva vergini ed extravergini, è obbligatorio riportare l'indicazione del luogo di coltivazione e di molitura delle olive”.
Le modalità per l'indicazione obbligatoria delle diciture di cui sopra devono però essere ancora precisate dal decreto previsto dall'art. 3, comma 5-bis, del D.Lgs. n. 109/92, provvedimento che dovrà definire le modalità ed i requisiti per l'indicazione obbligatoria della dicitura relativa al luogo di origine o di provenienza “nel caso in cui l'omissione possa indurre in errore l'acquirente circa l'origine o la provenienza del prodotto”.
L'art. 4 del Regolamento CE n. 1019/02 consente facoltativamente la designazione dell'origine dell'olio extra vergine di oliva e dell'olio di oliva vergine (e cioè l'indicazione di uno Stato membro - o della Comunità Europea, senza ulteriori specificazioni – corrispondente alla zona geografica nella quale le olive sono state raccolte e in cui è situato il frantoio nel quale è stato estratto l'olio). Inoltre la designazione dell'origine dell'olio a livello regionale è possibile per i prodotti che beneficiano di una denominazione di origine protetta (DOP) o di un'indicazione geografica protetta (IGP), a norma del Reg. CE n. 2081/92.
Attualmente, dunque, in attesa dell'approvazione del decreto ministeriale attuativo, può (facoltativamente, si ripete) aversi una designazione dell'origine dell'olio extra vergine di oliva e dell'olio di oliva vergine. Qualora le olive siano state raccolte in uno Stato membro o un paese terzo diverso da quello in cui è situato il frantoio nel quale è stato estratto l'olio, la designazione dell'origine comporta la dicitura seguente: "Olio (extra) vergine di oliva ottenuto in (designazione della Comunità o dello Stato membro interessato) da olive raccolte in (designazione della Comunità, dello Stato membro o del paese interessato)". Nel caso di tagli di oli extra vergini di oliva o di oli di oliva vergini provenienti in misura superiore al 75% da uno stesso Stato membro o dalla Comunità, ai sensi del paragrafo 5, primo comma, può essere indicata l'origine prevalente, seguita dall'indicazione della percentuale minima, pari o superiore al 75%, che proviene effettivamente da tale origine prevalente.




INDICAZIONI OBBLIGATORIE

1. Denominazione di vendita. La denominazione di vendita da utilizzare in etichetta deve essere conforme alla classificazione ed alle definizioni previste dalla normativa; in commercio esistono le seguenti tipologie di prodotto:
Olio extravergine di oliva: privo di difetti e con ottime caratteristiche organolettiche, acidità inferiore all'1%; l'estrazione avviene con l'esclusivo utilizzo di mezzi fisici (frangitura - spremitura - separazione);
Olio vergine di oliva: privo di difetti e buone caratteristiche organolettiche, acidità inferiore al 2%; è ottenuto come l'extravergine con mezzi fisici;
Olio di oliva: ottenuto miscelando olio di oliva raffinato con oli vergini; ha acidità inferiore al 1,5%;
Olio di sansa di oliva: ottenuto miscelando olio di sansa raffinato con oli vergini; ha acidità inferiore al 1,5%.
2. Nome o Ragione Sociale o Marchio depositato e Sede del Produttore o del Confezionatore o del Venditore. E' obbligatorio riportare in etichetta il nome (o la ragione sociale o il marchio depositato) e la sede o del produttore o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Unione Economica. In genere tali indicazioni vengono fatte precedere da diciture quali "imbottigliato da ...", "prodotto da...", "prodotto ed imbottigliato da..." , "confezionato da...", "distribuito da..." e simili. Per sede si intende la località (comune) ove è ubicata la sede legale o sociale dell'operatore.
3. Sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento. L'indicazione della sede dello stabilimento di produzione e di confezionamento o di solo confezionamento può essere omessa nel caso di impresa produttrice o confezionatrice che disponga di un unico stabilimento ubicato allo stesso indirizzo della sede legale o sociale. Per sede si intende la località (comune) ove è ubicata la sede dello stabilimento. Qualora sull'etichetta siano riportati i soli dati relativi al venditore o al distributore, la sede dello stabilimento di produzione e confezionamento o di solo confezionamento deve essere completata dall'indirizzo ovvero, in mancanza, da una indicazione che ne agevoli la localizzazione.
4. Volume nominale del prodotto. Il volume nominale deve essere indicato in Litri (L o l), Centilitri (cl) o Millilitri (ml). Gli oli di oliva, destinati al consumatore, devono essere posti in vendita esclusivamente preconfezionati in recipienti ermeticamente chiusi, obbligatoriamente (per contenitori fino a 10 litri) nelle quantità nominali seguenti espresse in litri: 0,10 - 0,25 - 0,50 - 0,75 - 1,00 - 2,00 - 3,00 - 5,00 - 10,00.
5. Lotto. Per lotto si intende un insieme di unità di vendita (bottiglie o lattine) prodotte o confezionate in circostanze praticamente identiche. Il lotto è determinato dal produttore o dal confezionatore dell'olio ed è apposto sotto la propria responsabilità; esso figura in ogni caso in modo da essere facilmente visibile, chiaramente leggibile ed indelebile ed è preceduto dalla lettera "L", salvo nel caso in cui sia riportato in modo da essere distinto dalle altre indicazioni in etichettatura. L'indicazione del lotto non è richiesta quando il termine minimo di conservazione figura con la menzione del giorno, mese ed anno, in modo da identificare una specifica partita.
6. Indicazioni ecologiche. Consistono in un invito, chiaramente visibile sui contenitori o sulle etichette, a non disperdere i contenitori nell'ambiente dopo l'uso, in forma di messaggio scritto o di un pittogramma. Nel caso del messaggio scritto i caratteri di stampa non devono essere inferiori ad 1 mm per contenitori di capacità pari od inferiore a 200 ml; a 2 mm per i contenitori di capacità superiore a 200 ml e pari od inferiori a 500 ml e di 3 mm per i contenitori superiori a 500 ml. Nel caso di pittogramma tale rappresentazione grafica deve essere di dimensioni non inferiori a 10 mm per i contenitori di capacità pari od inferiore a 500 ml; a 15 mm per i contenitori di capacità pari o inferiore a 1.500 ml e superiore a 500 ml, a 20 mm per i contenitori superiori a 1.500 ml.
7. Data di preferibile consumo. La data di preferibile consumo, o termine minimo di conservazione, è la data fino alla quale l'olio conserva le sue specifiche proprietà in adeguate condizioni di conservazione; essa va indicato con la dicitura "Da consumarsi preferibilmente entro il ... " seguito dalla data oppure dalla indicazione del punto della confezione in cui essa figura. La data deve essere espressa almeno con l'indicazione del mese e dell'anno.

INDICAZIONI FACOLTATIVE

A. Lettera minuscola "e": marchio CE per gli imballaggi preconfezionati corrispondenti ai requisiti della Direttiva n. 106/75 e successive modificazioni ed integrazioni in materia di riempimento; tale indicazione deve essere riportata in caratteri di almeno 3 mm di altezza e posta nello stesso campo visivo del volume nominale.
B. Modalità di conservazione: Qualora sia necessaria l'adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto e del tipo di recipiente impiegato , è utile riportare delle indicazioni riguardanti il modo più corretto per conservare l'olio (ad esempio "conservare al riparo della luce e lontano da fonti di calore").
C. Materiali: al fine di consentire l'identificazione dei materiali diversi dal vetro, i contenitori per l'olio destinati al mercato interno devono essere contrassegnati mediante un esagono regolare o un cerchio all'interno del quale deve essere riportata una abbreviazione corrispondente al materiale utilizzato per la fabbricazione (vedasi allegato 1 del D.M. 28/06/89). Per i contenitori di volume maggiore di 500 ml, la lunghezza del lato del predetto esagono deve essere non inferiore ad un centimetro ovvero il diametro del cerchio non inferiore ai due centimetri. Per i contenitori di volume pari o inferiore a 500 ml, la lunghezza del lato del predetto esagono non deve essere inferiore a mezzo centimetro ovvero il diametro del cerchio non inferiore ad un centimetro. Le dimensioni dei caratteri utilizzati per la stampa delle abbreviazioni deve essere rapportata alla superficie dell'esagono o del cerchio. I contrassegni suddetti vanno impressi o apposti sul corpo principale del contenitore.
D. Altre indicazioni facoltative E' possibile riportare altre indicazioni facoltative, nel rispetto delle norme relative al divieto di pubblicità ingannevole.

04/03/2006 8.25