La Convenzione degli Appennini per promuovere lo sviluppo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

881

Con la firma posta alla convenzione degli Appennini, quindici regioni, il Ministero dell'Ambiente, l'Anci, l'Upi, l'Uncem, Federparchi e Legambiente, hanno manifestato il loro impegno, fino al 2013, a promuovere lo sviluppo della dorsale appenninica.
«E' la firma dei resistenti consapevoli di combattere una posizione minoritaria ma decisiva», ha commentato il presidente della Giunta regionale, Ottaviano Del Turco.
«E'il rilancio di Ape, un felice esempio di politica ambientale integrata e calibrata delle diverse realtà territorali», ha aggiunto l'assessore all'Ambiente, Franco Caramanico.
All'Aquila, nella Sala celestiniana del complesso di Collemaggio, gli assessori regionali e i rappresentati delle associazioni ambientaliste e degli enti locali, hanno recuperato una «grande intuizione sebbene con qualche momento di crisi», con l'obiettivo di tutelare la biodiversità, favorire la mobilità compatibile, valorizzare il turismo, i beni storici e culturali, rendere compatibile il rispetto per l'ambiente con il risparmio energetico.
Il presidente Del Turco ha descritto l'area appenninica non solo come sintesi omogenea dal punto di vista geomorfologico ed ambientale ma anche come "summa" dei problemi che assillano i cittadini. «Pensate al lavoro, per esempio, dall'Appennino Tosco-emiliano fino alla Sila - ha detto - la percentuale delle donne pensionate supera quella degli uomini pensionati; dal punto di vista della salute i dati epidemiologici definiscono statistiche di corrente che sono senz'altro diverse da quelle delle restanti regioni».
Sempre secondo Del Turco, le regioni della dorsale appenninica subiscono continue spoliazioni, da quelle degli asili nido agli uffici postali; senza contare che le popolazioni residenti condividono anche i medesimi costi per il riscaldamento: si va dai tre ai sette mila euro.
«Eppure - ha continuato Del Turco - vi è qualcosa di singolare in tutto questo. Nonostante la concentrazione di tanti problemi attorno ad un'unica fascia di territorio non si è riusciti ad ottenere la giusta udienza, fatta salva qualche rara eccezione. Ecco perché, quale che sia il nostro colore politico, come regione che sente da sempre tali difficoltà come fatalmente intrecciate tra di loro, affronteremo le crisi con una visione unitaria. La firma di oggi è un atto politicamente rilevante: è la firma di resistenti consapevoli di combattere in una posizione minoritaria ma decisiva».

24/02/2006 12.59