La Regione non riesce ad entrare in casa sua

Alessandro Biancardi

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La Regione non riesce ad entrare in casa sua
APPROFONDIMENTO PESCARA. Incredibili risvolti sono emersi ieri da una interrogazione del centrodestra sulla totale chiusura da parte di enti controllati dalla Regione nel fornire documentazione di gestione. Tutti d’accordo nel certificare la totale impossibilità all’accesso dei documenti. Incredibile testimonianza di democrazia mancata.
E' proprio il caso di dire: quando della trasparenza (obbligatoria per legge) non v'è traccia.
Mario Amicone, consigliere di minoranza e presidente della Commissione di Vigilanza ha presentato ieri mattina al Consiglio Regionale la reazione annuale dell'organo di controllo. Quello che emerge dal documento è un ritratto non del tutto rassicurante sulla trasparenza della gestione in generale della Regione stessa e dei suoi uffici, degli enti e delle aziende da questa dipendenti. Insomma la Regione ordina e gli enti controllati non rispondono.
Difficile reperire i documenti ufficiali e parlare con i dirigenti: «se la situazione non migliora», annuncia Amicone, «mi dimetto».

LE VIOLAZIONI DELLA REGIONE.
«La Commissione di vigilanza nello svolgimento dei propri compiti incontra le difficoltà derivanti dalla mancata trasmissione da parte del Presidente Del Turco e degli Enti delle prescritte relazioni semestrali», recita la relazione nella prima parte. «Tali difficoltà sono recentemente aggravate dalla mancata trasmissione, dalle strutture dell'esecutivo, degli atti dirigenziali, attraverso i quali si esplica gran parte dell'azione amministrativa regionale e della insensibilità ed indifferenza degli Enti ed Aziende dipendenti dalla Regione». Atti dovuti che dovrebbero favorire il controllo della gestione dell'ente pubblico.

Nonostante le continue sollecitazioni, la Commissione di Vigilanza, da quanto annuncia Amicone, ha visto solo porte chiuse. E il lavoro per l'organo di controllo è tutt'altro che semplice: «è impossibile svolgere un corretto e completo esercizio delle proprie funzioni», tuona il presidente, «e questa Commissione risulta privata di larga parte degli elementi di conoscenza dell'attività amministrativa della Regione».
«L'art 106 dello statuto», continua la relazione annuale, «prevede che la Giunta invii la documentazione relativa a specifiche attività gestionali di volta in volta all'esame della Commissione. In sede di Commissione è stato inoltre richiamato il principio generale di trasparenza dell'attività della Pubblica Amministrazione al quale dovrebbe uniformarsi la Giunta».
Nemmeno il principio di trasparenza sembra bastare per ricevere i documenti. Ma perché questa reticenza? C'è forse qualcosa da nascondere?

La Commissione, avrebbe anche «richiesto e sollecitato l'invio di atti concernenti singole questioni che non ha mai ricevuto nel corso del semestre consumato. Appare evidente come in mancanza totale di collaborazione la Commissione non è posta nelle condizioni di poter svolgere le funzioni di vigilanza che le sono attribuite dallo Statuto e dal regolamento».
Insomma un atto grave che mette fuori gioco chi dovrebbe controllare a beneficio della collettività.

L'ANNUNCIO DI AMICONE
Per questi motivi il presidente Amicone chiede al Consiglio Regionale di correre ai ripari. «Viviamo in uno stato di disagio», spiega il consigliere di minoranza (Udc), «dovendo scontrarci con insensibilità concrete, ricevendo rifiuti di fornire atti e recarsi a conferire. Questa Commissione si sente umiliata, la Giunta continua a non collaborare. Una Commissione di Vigilanza così fatta non ha senso di esistere», ammette amareggiato, «è uno spreco di tempo, di lavoro e di soldi. Se non verranno presi i dovuti provvedimenti in tempo breve presenterò le mie dimissioni». Un gesto forte che vede la Giunta di fronte ad un aut aut.

L'ARPA.
Anche con la società di trasporti Arpa S.p.A la Commissione si è trovata di fronte ad innumerevoli difficoltà, riscontrando perennemente un atteggiamento di chiusura.
Perché?
L'Arpa «non ha fornito gli atti richiesti», rivela la relazione, «ha negato l'accesso alla sede legale nonché l'audizione del Direttore e dei Funzionari preposti alle strutture».
Il presidente della Società D'Alfonso il 23 novembre scorso dichiarò che tra i compiti della Commissione di Vigilanza «non è ricompreso il controllo sulle società di capitali e per questo non mette a disposizione gli atti richiesti né consente l'audizione del Direttore Generale e dei dirigenti».
Insomma la commissione di vigilanza non sarebbe competente nel… vigilare.

Per esigenze di chiarezza l'organo ha anche richiesto un parere al servizio Legislativo del consiglio regionale che ha confermato il potere della Commissione medesima anche nei confronti delle società partecipate.
«Appare di assoluta evidenza», recita ancora la relazione, «in un sistema amministrativo privo di controlli esterni, l'esigenza di investire la Commissione di Vigilanza di un ruolo che ne potenzi i compiti e ne garantisca l'autonomia, affinché i propri membri possano agire con spirito di massima collaborazione, superando le contrapposizioni dettate da mere esigenze di parte, ed attribuire la massima carica ad un consigliere di minoranza».

GLI INTERVENTI DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA
«La commissione», ha spiegato Camillo D'Alessandro (Margherita), «è uno di quegli organi che ha valore a prescindere dall'orientamento politico, ha come compito fondamentale quello di tutelare chi governa e chi controlla».
D'Alessandro appoggia totalmente l'analisi di Amicone e ammette: «L'assenza di collaborazione dell'Arpa è un evento inaccettabile. Questa commissione deve essere l'espressione del valore alto della democrazia. C'è tanto da controllare nel settore trasporti, non solo all'Arpa ma anche in aziende come la Sangritana. Una azienda che è passata da 200 a 400 dipendenti in poco tempo deve essere analizzata, dobbiamo capire come è stato possibile, come sono state fatte le nuove assunzioni e chi è stato assunto. La commissione deve riuscire a lavorare in modo chiaro e sereno, e adesso non è così».

Gianni Melilla, Vice presidente della Commissione (Ds), ammette di non condividere a pieno «la relazione di Amicone, perché contiene giudizi trancianti. Non è una novità», sottolinea Melilla, «che un organo come questo abbia lamentato scarse possibilità di controllare, anche nelle passate amministrazioni. L'Italia non ha la cultura giuridica degli Stati Uniti: questo è un nuovo mezzo per il nostro paese».
Che sia necessario un pò di tempo per il rodaggio? Eppure la legge risale al 1990: ne è passato di tempo. Ma la mancata applicazione agevola i magheggi e dunque…
«La difficoltà di reperire i documenti necessari esiste, e per superarla è sicuramente fondamentale un nuovo statuto (che stiamo approntando in questi giorni). E' vero che abbiamo riscontrato ostilità di collaborazione da parte del settore trasporti e in particolar modo con l'Arpa, dove ci siamo trovati di fronte ad una violazione molto grave. Dobbiamo però sottolineare», continua Melilla, «che quella stessa Presidenza D'Alfonso che oggi Amicone contesta è la stessa che mise a capo lui nella vecchia amministratore da assessore ai trasporti. Nonostante questo, concordo che sia inammissibile il fatto che l'Arpa non renda conto di quello che fa al Consiglio Regionale. Bisogna correre ai ripari per vietare il protrarsi di queste situazione».

Dopo l'intervento del vice presidente Melilla è stata la volta dell'ex governatore Giovanni Pace che riporta l'attenzione sui punti fondamentali segnalati dalla relazione di Amicone.
«Ho il dubbio che ci siano stati alcuni interventi atti a spostare la conversazione dai punti centrali della questione. La denuncia del presidente di vigilanza punta, in prima istanza, contro la pigrizia e la mancanza di volontà della Giunta Regionale di fornire le relazioni. Non si inviano gli atti: comportamento gravissimo che ostacola il lavoro di chi deve vigilare, una grave mancanza di trasparenza e di democrazia compiuta non solo ai danni della commissione ma ai danni dei cittadini che questo stesso organo deve tutelare».

Alessandra Lotti 15/02/2006 10.43



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