La crisi occupazionale nel rapporto della Uil

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Più di 8.000 lavoratori coinvolti, più di 5.000 posti persi o a rischio. La speranza che il Governo mantenga l’impegno del decreto sugli ammortizzatori per il settore elettronico- telecomunicazioni; la necessità di intrecciare assistenza e politiche industriali.

ABRUZZO. Più di 8.000 lavoratori coinvolti, più di 5.000 posti persi o a rischio. La speranza che il Governo mantenga l'impegno del decreto sugli ammortizzatori per il settore elettronico- telecomunicazioni; la necessità di intrecciare assistenza e politiche industriali.







La Uil Abruzzo ha svolto un censimento delle maggiori vertenze a carattere occupazionale del settore industria nella regione.
«Abbiamo voluto verificare e aggiornare i dati», ha spiegato il segretario Roberto Campo, «perché alcuni di quelli più frequentemente citati, di fonte istituzionale, sono incompleti e datati. L'indagine ha riguardato 40 vertenze di aziende che occupano complessivamente più di 8.000 lavoratori. In queste aziende, i posti persi o a rischio sono oltre il 60% del totale (5.187 posti su 8.361).
Ciò fornisce un'idea dell'ampiezza della crisi industriale in Abruzzo, considerando che a questi numeri, che provengono da aziende sindacalizzate, vanno aggiunti quelli delle tante altre piccole realtà, spesso sotto i 15 dipendenti, in particolare nel Tessile-Abbigliamento-Calazaturiero e nel Metalmeccanico».
Ecco il rapporto completo della Uil.

La crisi, a differenza di quanto sostenuto da alcuni, non sarebbe solo aquilana per il sindacato, ma interessa ormai tutto l'Abruzzo.
Il maggior numero di casi aziendali si registra nella provincia dell'Aquila (18), seguita da quella di Chieti (12).

PIU' POSTI PERSI A L'AQUILA
E' da notare, però, il fatto che la provincia dell'Aquila, pur avendo un numero complessivo di addetti coinvolti nelle sue crisi aziendali inferiore rispetto a Chieti (2.801 L'Aquila, a fronte dei 3.294 di Chieti), ha un numero di posti persi o a rischio più elevato (2.380 L'Aquila contro 1.266 Chieti): un dato indicativo del fatto che la maggior parte delle crisi nella provincia dell'Aquila sono vere e proprie deindustrializzazioni, non solo ristrutturazioni e/o ridimensionamenti.
(LO SCHEMA)


IL METALMECCANICO IL PIU' COLPITO
Il settore metalmeccanico è di gran lunga il più colpito (oltre 3.000 lavoratori, quasi il 60% dei posti persi o a rischio), con una quota predominante di casi provenienti dal comparto elettronico e telecomunicazioni (2.120 posti persi o a rischio su 3.108 dell'intero settore metalmeccanico).


40% DEI POSTI PERSI NEGLI ALTRI SETTORI
Ma la crisi non è solo metalmeccanica: un 40% di posti persi o a rischio si trova negli altri settori industriali, soprattutto nel settore alimentare (quasi 1/4 del totale) e in quello tessile-abbligliamento-calzaturiero. Quest'ultimo, se conteggiassimo non solo le vertenze in corso, ma anche le tantissime microaziende investite dalla fortissima concorrenza sui costi da parte dei produttori dell'Est, comporterebbe numeri molto elevati di posti cancellati o in pericolo, ma anche di riconversioni.

LA OLIIT
Una panoramica delle situazioni più critiche vede, per la provincia di Chieti, la Oliit di Chieti Scalo, la Denso di San Salvo e la Golden Lady di Gissi. Per entrambe le realtà Oliit presenti in Abruzzo, Chieti ed Avezzano, è urgente ottenere un incontro (sin qui incomprensibilmente negato) presso il tavolo nazionale gestito dall'On. Borghini, anche considerando che il 18 aprile finisce la cassa integrazione straordinaria.

LA DENSO
La Denso viene trattata al momento a livello della regione Abruzzo, per costruire con l'apporto delle Istituzioni uno scenario più favorevole entro cui collocare il negoziato tra le parti, affinché preveda non solo il risanamento dell'azienda, ma anche prospettive di consolidamento e sviluppo. Alle difficoltà di San Salvo, si sommano quelle di Gissi (oltre la Golden Lady, Gir Sud e Robotec). Persino la Val di Sangro è rappresentata nella mappa delle crisi, con casi dell'indotto Honeywell (Metalpresse e Compi di Lanciano ed Atessa).

SOLVAY E SIELTE
Per la provincia di Pescara, la Solvay di Bussi e la Sielte di Città Sant'Angelo. Per la prima, il tavolo presso la provincia di Pescara è convocato per venerdì 10 febbraio, in vista della presentazione del Piano Industriale; per la seconda, si attende una data a livello nazionale.

AMADORI E VALFINO
Per la provincia di Teramo: la Amadori di Mosciano Sant'Angelo, alle prese con le conseguenze dell'aviaria, e la Valfino di Castilenti, la Manifattura dell'Abruzzo di Morro d'Oro, la Torcitura di Atri e la Standartela di Notaresco, tutte aziende del settore tessile-abbigliamento, alle prese con l'impatto violento della concorrenza internazionale. Nel settore elettronico-telecomunicazioni, si ricorda la gravissima perdita della Teleco Cavi.

POLO ELETTRONICO
L'Aquila vede la nota vicenda del Polo Elettronico, con la vertenze Finmek Solutions, Lares Tecno, Optimes. Sulmona è gravemente colpita, con i casi Finmek e Sielte. L'incontro per Finmek del 6 febbraio 2006 presso il Ministero per le Attività Produttive ha registrato un ulteriore allungamento dei tempi per la definizione delle possibili soluzioni industriali, i cui contorni continuano a modificarsi. Per ciò che attiene alla “new.co.”, il perimetro su cui si costruirebbe è Finmek Solutions, Santa Maria Capua Vetere, Padova. Per Sulmona non vi è alcuna offerta. E' altissimo il rischio che la proposta che verrà avanzata preveda la chiusura dello stabilimento di Sulmona, il solo privo di soluzioni industriali: un esito inaccettabile. Nella Marsica, oltre al grave colpo inferto dalla crisi della Kidco Service, le vertenze della Oliit di Avezzano e delle Officine Maccaferri di Celano, la forte riduzione di commesse che colpisce la Olivetti di Carsoli e le difficoltà pluriennali della FIAMM-AB di Avezzano. Nel settore alimentare, le vertenza per la riconversione dello zuccherificio Sadam di Celano e quella del consorzio Covalpa.

LE SOLUZIONI
Ammortizzatori sociali e soluzioni industriali: il giorno 11 febbraio è il termine ultimo, a causa dello scioglimento delle Camere, per avere il decreto promesso dal Ministero del Lavoro per circa 570 lavoratori delle aziende abruzzesi in crisi del settore elettronico-telecomunicazioni. Siamo preoccupati, perché ancora non si è visto nulla, e manca solo un pugno di giorni. E' inoltre urgente che si individui la data per esaminare, presso il tavolo del Governo, le possibili soluzioni industriali delle diverse vertenze, perché le risposte alla crisi industriale non possono venire solo dalla cassa integrazione e dalla mobilità, ma occorre anche il rilancio, almeno parziale, delle realtà in crisi, intrecciando assistenza e lavoro.

07/02/2006 9.40