Wwf: «Piani spiaggia a rischio illegittimità. Cambiare norme e cultura»

Alessandro Biancardi

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Wwf: «Piani spiaggia a rischio illegittimità. Cambiare norme e cultura»
ABRUZZO. Il Piano Demaniale Marittimo Regionale vigente, secondo l’associazione, non rispetta il Codice Urbani sanando illegittimamente le opere realizzate in contrasto con il Piano Paesistico Regionale. «La Regione cambi il Piano e i Comuni puntino sulla qualità del sistema ambientale e dei servizi».   IL CASO PESCARA
Giova maggiormente al turismo un arenile ingolfato da un'accozzaglia di costruzioni create disordinatamente oppure una costa che rispetti la sostenibilità, le biodiversità che possa valorizzare le bellezze naturali ?
In definitiva, se vogliamo, è questo l'interrogativo che ha posto questa mattina il Wwf regionale che ha sparato a zero contro le logiche che stanno animando in questo periodo le amministrazioni comunali per la redazione dei piani spiaggia.
Una precisazione, tuttavia, intendono farla subito: «chi mette in contrapposizione gli interessi dei balneatori con quelli degli ambientalisti sbaglia di grosso».
Secondo il responsabile Wwf, Augusto De Sanctis, infatti, salvaguardare l'ambiente, l'arenile e la costa significa in definitiva «attirare molti più i turisti e dunque favorire interessi di tutti gli esercenti del settore».
Fatte le dovute precisazioni ideologiche l'associazione ambientalista lancia un vero e proprio allarme sulla inadeguatezza e la presunta illegittimità del piano demaniale marittimo regionale approvato dalla giunta Pace di centro-destra e che, a dire del Wwf, è attualmente anacronistico.
«La situazione è questa», spiega De Sanctis, «in tutti questi anni siano riusciti a devastare l'89% della costa con manufatti, costruzioni, cementificazione. Ora l'11% che rimane di coste incontaminate è in gravissimo pericolo per progetti che sono in via di definizione o addirittura già approvati e che aspettano solo l'inizio dei lavori. Il problema, se continuiamo così, è che ci allontaniamo sempre più dal raggiungimento di quegli obiettivi che sono obbligatori e non perché lo dice il Wwf ma perché previsti da norme nazionali e comunitarie. Crediamo che la sostenibilità ambientale e la qualità siano punti nevralgici oggigiorno».

«I vari piani spiaggia comunali», dichiara il vicepresidente regionale Fabio De Massis «potranno essere approvati solamente se eviteranno di porsi in contrasto con la disciplina nazionale a tutela dei beni paesaggistici ed ambientali. Infatti, dall'approvazione del Piano Paesistico Regionale (art. 13), le uniche opere che potevano essere posizionate nella fascia costiera dell'arenile erano opere smontabili e tutti gli interventi di modifica degli stabilimenti potevano essere finalizzati solo al loro adeguamento igienico e funzionale. Il Piano Demaniale Marittimo regionale, nel consentire il mantenimento dell' “esistente legittimamente realizzato o condonato”, sanerebbe tutte le opere realizzate, anche quelle non conformi alle prescrizioni del Piano Paesistico ed eventualmente autorizzate per periodi temporanei. In questo modo si avrebbe una sanatoria ex post delle opere difformi dalle prescrizioni del Piano Paesistico, sanatoria che non è consentita né dalla giurisprudenza né dal Codice Urbani».
L'Associazione ribadisce che la salvaguardia del territorio costiero da parte della Regione rappresenta un fattore dello sviluppo del turismo balneare, che in Abruzzo ha grande rilevanza economica, con 120 Km di costa.

Insomma il futuro economico e ambientale passa attraverso la creazione di regole che riescano a mediare tra lo sfruttamento turistico e la sostenibilità ambientale, tra la valorizzazione della costa ed i servizi turistici.
Eppure la lista degli interventi prossimi venturi che sconvolgeranno anche quell'11% di costa incontaminata è già lunga.
Un intervento particolarmente avversato dal Wwf è quello che viene chiamato lungomare tra Postilli e Riccio, nel comune di Ortona, dove per lungomare si intende letteralmente una strada che corre sull'arenile a 10 metri dalla battigia in un luogo ancora incontaminato e quasi selvaggio, per un importo non trascurabile di € 6 milioni di soldi pubblici.
Altro caso eclatante è l'attuale piano regolatore di Città Sant'Angelo che prevede alla foce del fiume fra Montesilvano e Silvi: una colata di cemento di 200.000 m³ che andrebbero a stravolgere l'attuale paesaggio.
Altri esempi riguardano la cattiva cura delle zone d'eccellenza lungo la costa come la riserva di Borsacchio nei pressi di Roseto dove la vegetazione, la fauna e le dune vengono periodicamente devastate da ruspe per ospitare raduni di motocross.
La costa insomma al centro delle future speculazioni edilizie come già sta accadendo lungo quella teatina, interessata dall'arretramento della linea ferroviaria: chilometri di costa che dovranno essere restituiti all'ambiente e valorizza il più possibile.

06/02/2006 14.47