Il porto nuovo di secca: orfano, abbandonato in tenera età

Alessandro Biancardi

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Il porto nuovo di secca: orfano, abbandonato in tenera età
 LA NOSTRA INCHIESTA   RACCONTO FOTOGRAFICO: L'INAUGURAZIONE DEL MOLO

APPROFONDIMENTO. PESCARA. L'occasione per fare il punto sull'attuale assetto dello scalo commerciale è stato il convegno sul sistema portuale organizzato dalla Camera di Commercio di Pescara. Lo scempio è stato confermato da tutti. Ignoti, invece, i responsabili. Tra le polemiche degli ambientalisti, sono state illustrate le relazioni dell'Apat che PrimaDaNoi.it pubblica integralmente. Un punto sembra tuttavia chiaro: così non va, bisogna cambiare il porto. Ma come? E chi paga?

I DOCUMENTI

LA RELAZIONE COMPLETA DELLO STUDIO APAT (Pdf 2,5 MB)

STUDIO FLUSSO FIUME PESCARA (Pdf 3,5 MB)
FOCUS SULLE VARIANTI PROGETTUALI (Pdf 1,7 MB)

Il convegno svoltosi venerdì 27 gennaio 2006 ha visto la presenza di non molti operatori del settore mentre erano di più le autorità.

Si è fatto un gran parlare, si sono approfonditi molti aspetti dell'assetto portuale, se ne sono tralasciati molti altri. Si è parlato del passato, del presente ed anche del futuro dello scalo.
Una cosa è stata detta chiaramente: il porto di Pescara così com'è oggi è un vero e proprio «suicidio».
Chi si aspettava di veder difendere a spada tratta il progetto del 1986 (realizzato ed inaugurato a giugno 2005) è rimasto deluso.
Nessuno è stato in grado di difendere l'opera voluta strenuamente un ventennio fa e che è responsabile di un disastro ambientale, ha scontentato la marineria, ha impedito un reale sviluppo di traffici, ha fatto spendere milioni di euro di soldi pubblici, ne farà spendere moltissimi altri, ha peggiorato l'effetto dell'insabbiamento.
Dunque, il dato di fatto è che l'attuale porto deve assolutamente essere cambiato.
Ma di chi è la colpa? Ci sono responsabili? E dove sono oggi? Hanno pagato per quello che hanno realizzato?
Anche chi era venuto al convegno per guardarli in faccia è rimasto deluso; di loro non vi sono tracce, nessuno ha saputo indicare responsabilità, né professionali, né amministrative e politiche.
Lo scempio non ha né un padre né una madre.
Inutili anche le richieste a gran voce dalla platea di Edwige Ricci (Verdi). Nessuna risposta.
E poi mentre si illustrano le decine di varianti ipotetiche che dovrebbero limitare i danni è ancora la sostenitrice dei Verdi ad urlare: «… e chi paga tutto questo?».



Solo qualcuno ha provato a giustificare il dannoso progetto dicendo che all'epoca della redazione del progetto non c'erano computer potentissimi come quelli di oggi che possono calcolare nel dettaglio gli effetti reali di un'opera.
Falso.
Se è vero che non esistevano computer potenti è anche vero che la natura anche vent'anni fa si comportava allo stesso modo bastava solo un po' di buon senso per capire che un progetto così realizzato sarebbe stato la rovina.
Ed è la stessa Apat nello studio che illustriamo di seguito a mostrare numerosi filmati di "prove in vasca": una piccola piscina ed un modellino del porto in scala: "ritrovati scientifici" di sicuro reperibili anche all'epoca.
Che tutto si poteva prevedere, anzi era stato previsto, lo si può capire dando una occhiata al sito del comitato porto (www.portodipescara.com) dove sono ancora reperibili discussioni e documenti che dimostrano in maniera chiara quali sarebbero stati i danni, poi puntualmente verificatisi .

Alla fine delle relazioni proposte è seguito un breve dibattito dove gli operatori hanno preso la parola parlando della «necessità di programmazione», di «abbandonare la logica dell'emergenza che ha regnato per 20 anni», di un «dragaggio pianificato», della necessità di trovare un luogo per smaltire i fanghi residui delle escavazioni.
Poi ha preso la parola Giovanni Damiani (Verdi), anche lui impegnato in prima persona. Lui è stato testimone e protagonista appassionato della battaglia prima come consigliere comunale poi come componente della commissione per l'impatto ambientale.



E non ha risparmiato toni duri e sprezzanti. «E' bene chiarire che la costruzione di questo porto è stato un vero e proprio suicidio», dice Damiani, «sono stati commessi moltissimi errori e, oserei dire, illegalità. E' inutile nascondersi: li abbiamo più volte indicati e non temo querele: sono pronto a dimostrare tutto come abbiamo già fatto. Contesto numerosi punti degli studi proposti dall'Apat. Il primo è quello che questa relazione non hanno potuto tener conto dell'alto inquinamento del fiume poiché in questa regione non siamo ancora in grado di effettuare ciclicamente analisi delle acque dei fiumi. Le ultime, infatti, risalgono intorno al 2001. Conoscere con precisione lo stato del fiume è importantissimo per poter pensare ad un progetto futuro. Inoltre, penso sia doveroso, imparando dal passato e dunque evitando di commettere gli stessi errori, guardare con attenzione il progetto del futuro porto in un'ottica di "area vasta". Opere del genere influenzano inevitabilmente l'ambiente circostante in maniera irreversibile. Per esempio, quando ai primi del 900 è stato costruito il primo molo del porto di Pescara, alla foce del Saline ci fu una imponente erosione. E' risaputo che ogni infrastruttura a mare esplica i suoi effetti altrove. Dunque prima di approvare la prossima variante chiediamoci cosa succederà a Montesilvano, a Silvi e ancora più a Nord».

Poi da ambientalista ha denunciato il penoso stato di inquinamento del fiume e il quasi totale annientamento della fauna marina nelle acque circostanti la foce del fiume.
«Con la cementificazione e l'inquinamento», ha concluso Damiani, «si è avuto uno sconvolgimento vero e proprio dell'ecosistema. Le sabbie del fiume sono diventate sempre più limaccioso e questo limo ha ucciso ogni essere vivente utile anche per purificare l'acqua del mare. Dunque, il mio parere è quello di mettere un bel punto e andare a capo: troviamo il coraggio per fare quello che c'è da fare e rimettere una volta per tutte le cose a posto. Fosse pure che si tratti di sfasciare la diga foranea. Solo così Pescara potrà salvarsi».


LE IPOTESI PROGETTUALI DEL COMUNE



Moltissimi sono i progetti di variante (14 secondo il comandante della direzione marittima di Pescara Paternuosto),
cioè progetti che migliorano l'attuale assetto portuale. Uno di questi è stato
redatto dal professor Pavia dell'università D'Annunzio di Pescara su incarico
del Comune, come già anticipato nella nostra inchiesta. Mentre, solo poche
settimane fa, è stato presentata ancora un'altra ipotesi di variante -sempre commissionata dal Comune -  dal costo molto approssimativo di 30 milioni di euro.

CONCLUSIONI DELLO STUDIO APAT

La relazione illustrata nel convegno dai responsabili Francesco Lalli, Stefano Corsini, Franco Guiducci traccia l'analisi dello stato attuale delle infrastrutture portuali e propone ipotetici alternative.

«La conformazione della diga foranea del porto di Pescara induce la propagazione delle acque fluviali (e di quanto ad esse associato) verso il litorale Nord, con conseguente degrado ambientale di quel tratto di costa».

Una verità, dunque, non contestata da nessuno. Oggi.
Una verità tuttavia sempre gridata da un pur folto gruppo di persone.
Poi il progetto del genio civile ha avuto la meglio: doveva essere realizzato e così è stato.
Questi gravissimi errori progettuali che oggi vengono gridati da tutti, all'epoca venivano passati come "fandonie di fanatici inesperti". Oggi siamo alla resa dei conti.
I primi eventi nefasti si ebbero con la costruzione della diga foranea che creò subito problemi di ingresso al porto canale e persino a quello turistico.
Ma la situazione venne peggiorata con la costruzione del recente molo di levante che ha soffocato ulteriormente il fiume alla foce creando una "piscina" dove sabbia e detriti sono costretti a fermarsi. Quella piscina oggi è chiamata "porto commerciale". E si grida al problema dei fondali bassi quando si costringe il fiume a non sgorgare verso il largo. Ed allora si dovrebbero investire milioni di euro per dragare molto più spesso di quanto sarebbe naturale fare se il profilo del porto fosse stato diverso.

«L'APAT», si legge ancora nelle conclusioni, «ha svolto numerosi studi sull'argomento e, in seguito alla presentazione e discussione pubblica del rapporto tecnico-scientifico, relativo alla prima serie di esperimenti svolti presso il laboratorio di fluidodinamica, ha avviato attività di studio finalizzate alla definizione di possibili soluzioni per la soluzione del problema ambientale. Anzitutto è stato sviluppato un programma delle attività indispensabili per ottenere le informazioni e i dati necessari per individuare e definire la soluzione ottimale. Sono stati organizzati incontri con le autorità competenti ed è stata effettuata una seconda serie di prove presso il laboratorio dell'Agenzia su modello fisico del porto di Pescara in scala 1:1000. Tali prove sono state svolte, per la prima volta nell'ambito degli studi sull'interazione tra deflusso fluviale e opere marittime, tenendo conto degli effetti di galleggiamento delle acque fluviali sulle acque marine. Gli esperimenti hanno fornito indicazioni qualitative ma determinanti per la definizione preliminare di soluzioni in grado di mitigare o risolvere il problema ambientale del litorale di Pescara».




Le prove in vasca sono state realizzate ovviamente "postume" alla costruzione del molo di levante e della diga foranea.

Tutte le alternative proposte dall'Apat sono inserite nel documento completo in Pdf scaricabile qui sopra.

Si precisa tuttavia che le ipotesi progettuali sono meri studi preliminari che hanno bisogno di ulteriori approfondimenti.
Infatti, «ai fini di un esame completo delle ipotesi proposte si ritengono pertanto necessari ulteriori studi. In particolare, si ritiene opportuno svolgere le seguenti indagini.
Campagne di osservazione e misura in situ
1. correntometria fluviale e marittima con tecniche non intrusive di tipo ottico (Particle Image Velocimetry e Particle Tracking Velocimetry) già utilizzate nel laboratorio di
fluidodinamica APAT; le riprese con telecamera digitale estese all'aera dell'avamporto
potranno essere effettuate tramite elicottero del CCTA;
2. correntometria fluviale e marittima con tecniche intrusive;
3. stratificazione
termica e salina alla foce e nell'area portuale;
4. dati batimetrici;
5. contenuto e distribuzione dei sedimenti in sospensione;
6. qualità delle acque in prossimità della foce;
7. portate del fiume, dati di vento e livelli marini (rilevati sistematicamente a Pescara dalla
Regione Abruzzo).
Tali misure consentiranno di individuare le condizioni critiche da impiegare nelle verifiche su modello fisico e teorico-numerico, attraverso revisione e aggiornamento degli studi dei venti, correnti, onde, portata fluviale, batimetria, sedimentologia, materiale in sospensione, diffusione, ecc. (analisi stagionale e annuale).

50 Simulazioni con modello teorico-numerico 3D
Tali calcoli verranno svolti tenendo conto:
1. delle condizioni di stratificazione misurate;
2. delle condizioni di criticità individuate nell'analisi dei dati, ottenuti dalle campagne di
misura in situ, relativi alle forzanti meteo-marine;
e saranno finalizzati alla verifica e ottimizzazione delle soluzioni individuate
Attività sperimentale in laboratorio marittimo (modello fisico in scala opportuna)
Tali esperimenti saranno finalizzati alla verifica su modello fisico in scala opportuna (dell'ordine di 1:100) del progetto preliminare presso un laboratorio dotato di attrezzature delle dimensioni adeguate e della necessaria esperienza di settore per la generazione e misura di onde».

28/01/2006 19.48