Cisl e Uil: «Non ci resta che sperare in un 2006 migliore»

Alessandro Biancardi

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Cisl e Uil: «Non ci resta che sperare in un 2006 migliore»
AGGIORNAMENTO (13.13) Il bilancio di un anno importante e particolarmente duro per il settore produttivo abruzzese. Sono mancate tante cose e si spera negli impegni del Governo. LO SCIOPERO GENERALE LA GEOGRAFIA DELLA CRISI
LA UIL

Il 2005 si è caratterizzato, in Abruzzo, per l'acuirsi della profondità della crisi. Fino a poco più di un anno fa molti, soprattutto nell'élite regionale, minimizzavano.
Lo sciopero generale del 13 febbraio 2004 è stato il momento più alto dell'azione del Sindacato volta a favorire la presa di coscienza della situazione.
Gli ultimi dati Istat, inoltre, dicono che adesso, purtroppo, si è chiusa anche la sfasatura tra gli indicatori del mercato del lavoro e quelli della ricchezza regionale complessiva: abbiamo meno PIL e più disoccupati (e tanti debiti).

«Il 2005 è stato, anche, l'anno delle elezioni regionali e dell'alternanza in favore del centro-sinistra», spiega Roberto campo segretario della Uil, «la nuova Giunta ha riconosciuto la gravità della situazione e si è proposta di invertire la tendenza al declino, far recuperare peso politico alla nostra regione a livello nazionale, reagire alla crisi industriale, allargare gli orizzonti dell'Abruzzo impostando una strategia di sviluppo aperta ai nuovi flussi economici in movimento ad Est, riformare il bilancio. Tutto ciò, con un forte rilancio della concertazione con le parti sociali. Ma l'impatto con la realtà è stato duro».

La Finanziaria Regionale e il Bilancio, secondo il sindacato, dicono basta alla tradizione degli esercizi provvisori e a politiche irresponsabili di indebitamento, ma offrono pochissimo in termini di risorse per investimenti.
«I residui passivi sono i più alti d'Italia», chiarisce Campo, «sono necessari cambiamenti strutturali, a cominciare dalla Sanità: da gennaio, si dovrà prendere il coraggio a due mani e cominciare ad affrontare questi problemi, malgrado le tante lobby che lavorano per perpetuare gli andazzi che ci hanno pressoché rovinati. Il nuovo ciclo di Programmazione fa i conti con risorse in diminuzione, mentre mancano dati attendibili sui risultati (e gli errori) del ciclo in via di chiusura. E' debole la discontinuità rispetto al passato. Bisogna dotarsi di un sistema di rilevamento dell'efficacia degli investimenti e apportare miglioramenti al funzionamento della macchina regionale».

Ma la crisi industriale si è ulteriormente allargata. La prospettiva iniziale dell'apertura di un confronto complessivo con il Governo sulle vertenze, si è persa, malgrado l'insistenza dei sindacati uniti.

Altra nota dolente sarebbe la causa della mancanza quai assoluta della concertazione.


«Il nostro augurio per il 2006 sono questi», conclude Campo, «insieme con l'auspicio che il Ministero del Lavoro mantenga le promesse, che ci siano per l'Abruzzo gli ammortizzatori, ma anche il rilancio di attività industriali, che sugli interessi di fondo della nostra regione vi siano ulteriori e più forti momenti di convergenza dei due schieramenti politici. Soprattutto, che il 2006 non si riduca ad essere solo un altro anno elettorale: non possiamo permettercelo».
Lo speriamo tutti e incrociamo dita e bottiglie di spumante.
30/12/2005 10.01

LA CISL

«2005: l'Abruzzo si è fermato. Un anno amaro per l'economia, per l'occupazione e per lo sviluppo».
Un anno difficile nei rapporti tra il mondo del lavoro e il Governo regionale.
Lo dice il segretario della Cisl Gianni Tiburzi che approfitta per fare un consuntivo ed il punto.
Nel documento della Cisl si legge:

- Il PIL regionale è sceso di ulteriori 2 punti attestandosi all'82,2% di quello nazionale, al di sotto dei 18.000 euro procapite;

- Il tasso di occupazione è sceso dello 0,6%, dal 58,1% al 57,5%.

- Il tasso di disoccupazione è aumentato di due punti: dal 5,8% al 7,8%. Le persone in cerca di lavoro, secondo i dati ISTAT, sono passati da 30.000 a 42.000, ma i numeri dei centri per l'impiego sono quattro volte superiori, superano i 170.000;


- Le ore di cassa integrazione, fino a settembre, sono state 5.549.747.

- I lavoratori in mobilità, rilevati al mese di settembre, sono stati pari a 8.552.


- L'occupazione diventa sempre più difficile, 100.000 curricula sono depositati nelle agenzie interinali, 24.000 sono stati i lavoratori impegnati nell'arco di un anno in lavoro in affitto, ma la loro durata media, purtroppo, è di circa due settimane.

- Il lavoro somministrato sta affermandosi come una delle preferenze del mondo delle imprese, che però rifiutano i lavoratori oltre i 40 anni, i quali sono destinati a rimanere senza occupazione se non interverranno altri strumenti che la Regione, in raccordo con il mondo sindacale ed imprenditoriale, deve mettere in atto.


- Dei 494.000 lavoratori dipendenti ed indipendenti la soglia degli atipici ha superato le 120.000 unità, 36.000 a tempo parziale, 35.000 a tempo determinato, 49.000 coordinati e continuativi.

- Alle emergenze del Polo Elettronico, del Polo Tessile, del Polo Chimico, del Polo Agro-Alimentare sono in atto le iniziative tendenti a dare le uniche risposte possibili al momento, cioè quelle degli ammortizzatori sociali. Non si intravedono ancora soluzioni di rilancio delle attività produttive, manca un progetto complessivo di reindustrializzazione che veda anche il reimpiego dei grandi gruppi pubblici e privati nazionali ed internazionali che portino in Abruzzo nuove attività e nuovi posti di lavoro. Migliaia di lavoratori sperano nel miracolo del prepensionamento promesso da Maroni per voce del Presidente della Giunta Regionale Del Turco. Ciò significherebbe allungare i tempi degli ammortizzatori fino al 2012, progetto che, seppur molto difficile da realizzare, il Sindacato sta affrontando con impegno e realismo per raggiungere questi sperati obiettivi senza però illudere i lavoratori.


- Il Bilancio e la Legge Finanziaria della Regione, privi di ogni segnale innovativo, sono risultati deludenti dal punto di vista dello stanziamento delle risorse tutt'altro che presupposto per il rilancio dell'economia abruzzese. Soprattutto la CISL giudica negativi i tagli alla cultura, al sociale, in particolare per l'assistenza degli anziani e delle famiglie povere, alla sicurezza e prevenzione degli infortuni, alla programmazione e alla ricerca, alla tutela dei consumatori e al rilancio delle zone interne e delle attività produttive. Ritiene uno scandalo destinare 4.200.000 euro per i contenziosi legali e spendere 92.000 euro per un fotografo ed un vignettista dedicati all'immagine del Presidente.
«Il modello sindacale CISL, che si ispira alla concertazione e al negoziato, è stato da tutti considerato vincente, e più volte sottolineato dallo stesso Presidente del Turco come elemento di coesione e di partecipazione, utile ed indispensabile al governo della programmazione, della progettazione e dello sviluppo dell'economia», ha aggiunto Tiburzi, «purtroppo, da nove mesi il nuovo Governo di centro-sinistra verso il quale il Sindacato faceva molto affidamento, ed in particolare il nuovo Presidente della Regione che ha vissuto una vita anche prevalentemente dedicata al Sindacato, hanno disatteso totalmente la politica della concertazione. A tutt'oggi non si è sottoscritto ancora il protocollo di intesa che regola le relazioni sindacali e stabilisce i criteri di partecipazione del mondo sociale alle scelte di politiche strategiche».

Resta tra la Giunta Regionale ed il mondo sindacale un clima di inadempienza e di conflittualità.
Nel 2006 la CISL auspica la concertazione ed il riconoscimento del ruolo sindacale; che alle rivendicazioni si risponda con responsabilità di governo e confronto e non con ingiurie. Diversamente il 2006 sarà un anno di conflitti e di lotta perché il Sindacato non rinuncerà mai al suo protagonismo sociale per lo sviluppo, l'economia e la difesa dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani disoccupati e di quanti sono deboli in questa difficile società.

30/12/2005 13.11