I GRANDI ABRUZZESI: Rocky Marciano oggi avrebbe 82 anni

Alessandro Biancardi

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I GRANDI ABRUZZESI: Rocky Marciano oggi avrebbe 82 anni
 
New York. Il primo settembre del 1923,Pierino e Pasqualina Marchegiano, residenti a Brockton nello stato del Massachusett, salutarono l'arrivo di Rocco Francis, un robusto bambino che un giorno doveva diventare campione del mondo dei massimi.
Una storia esaltante, indimenticabile, del figlio dell' emigrante calzolaio di
Ripa Teatina in provincia di Chieti, venuto col padre Rocco Marchegiano, negli anni del grande flusso migratorio.
Rocky era desideroso di diventare un asso della pallabase, ma fu scartato “perché non aveva le braccia robuste per picchiare” la palla con la caratteristica mazza. Stanco di fare il guidatore di furgoni del carbone e del ghiaccio, accettò l'invito dello zio a recarsi in palestra. Sali' per la prima volta sul palco cordato per battere un negro dilettante della cittadina, guadagnando 30 dollari. Fu quello il primo gradino della sua prestigiosa scala che lo avrebbe condotto sul trono mondiale dopo 37 vittorie consecutive una piu' esaltante dell'altra.

UN CARATTERE MITE
In pochi avevano creduto in Rocco Marchegiano quando dichiaro' nella sua nativa Brockton, nello Stato del Massachusetts, che avrebbe intrapreso la strada del pugilato professionistico. Mamma Pasqualina (Lena), napoletana verace, lo imploro' di non farlo, ma i tempi erano duri, papa' Pierino malato (aveva assorbito gas nella prima guerra mondiale in Europa) e lavorava in un calzaturificio con paghe da fame. Quando ando' a New York per una intervista con il noto manager di pugili famosi, Al Weill, Rocky decise: ”diventero' campione del mondo,e faro' tanti soldi.”
Rochy aveva un carattere mite,davvero buono, cosi' lontano dalle smargiassate dei pugili di allora, tutto il contrario, per esempio di Muhammad Ali'. Rocky non faceva predizioni, abbassava il capo quando gli rivolgevano quella domanda e lui diceva soltanto:«Vincero' questo e' tutto, il resto si vedra'».

UNA CARRIERA DURA
Certo che la sua carriera fu dura. I migliori pugili di allora gli si presentarono di fronte; da quella vecchia volpe di Archie Moore allo “scienziato” del ring Ezzard Charles e tanti altri che finirono tutti al tappeto.
Un giorno il suo manager gli disse:«combatterai contro Joe Louis». Joe era stato l'idolo di Rocky sin da quando l'italo americano frequentava la palestra e seguiva alla radio gli incontri del
“brown bomber”
Durante il match piu' di una volta Rocky abbraccio' Louis e gli sussurro' all'orecchio di andar giu',di non prendere piu' mazzate sul capo. Ma Joe era troppo orgoglioso per finirla a quel modo. La fine arrivo' per KO e quando Rocky torno' nel suo camerino scoppio' a piangere come un bambino. Poi senza farsi vedere, si reco' nel camerino di Louis e lo abbraccio'. L'ex campione gli chiese:«Ehi, Marsiano (come pronunciavano il suo cognome),che cosa hai nei tuoi guantoni,un ferro di cavallo»?

IL TITOLO MONDIALE
Il 23 settembre 1952, in quel di Filadelfia,finalmente arrivo' il titolo mondiale che la “roccia di Brockton” aveva sognato da tempo.. Non fu un match particolarmente interessante, il campione, conosceva la potenza del pugile italo americano e progetto' un incontro tutto studiato.Rocky “ammorbidiva” l'avversario per otto o nove round col suo stile strano, colpendolo alle braccia, ( era basso per un massimo e combatteva quasi inchinato) quindi col suo gancio sinistro micidiale finiva per stendere il pugile che gli stava di fronte.
Jersey Joe Walcott, gli diede filo da torcere e Rocky se la vide brutta con il naso spaccato (non gli permetteva di respirare normalmente) fino a che,nel 13mo rounds parti' con un destro che e' rimasto nella storia del pugilato mondiale.Walcott
ando' giu' e si sveglio' dieci minuti piu' tardi.

TRAGICA FINE
Le insistenze della moglie Barbara affinche' appendesse i guantoni, i “trucchi” dei libri (spese e guadagni) del suo manager e il perentorio avviso del medico curante, convinsero Rocky ad appendere i guantoni. Avrebbe potuto combattere ancora per qualche anno e fare guadagni enormi, battendosi con tutte le “scartine” esistenti sul ring,ma ormai il suo setto nasale gridava…la “resa” e nel 1956 dopo 49 incontri, tutti vittoriosi per K.O. appese i guantoni.

Rocky Marciano-divenuto imprenditore a Fort Lauderdale in Florida- perse la vita ancora giovane il 31 agosto 1969, mentre tornava a casa, da un viaggio d'affari nello Iowa,col suo aereo personale per il quale aveva preso la patente. L'aereo per avarie al motore si schianto' in un bosco.

Oggi Rocky, che abbiamo incontrato sempre sulle montagne del Katskill nello stato di New York, dove si allenava, registrando interessanti servizi radio, avrebbe compiuto 82 anni. Incredibile.
Questo cronista si trovava in breve vacanza con la sua famiglia in una spiaggia del Connecticut allorche' giunse la notizia del decesso del campione dei pesi massimi. Di solito ci tocca accogliere queste notizie da un punto di vista strettamente giornalistico. Ma Rocky era un amico personale, abruzzese, come me. Cosi' ci sedemmo di fronte alla vecchia macchinetta per scrivere con nel cuore l'amarezza di aver perduto un caro amico, una brava persona, un grande campione.
Quanti anni sono passati da allora… ma per alcuni di noi (lo ammettiamo senza vergogna) il ricordo del “paesano” di Ripa Teatina, e' sempre vivo nella mente,mentre le lacrime coprono gli occhi come un velo di mestizia.

Lino Manocchia 30/11/2005 12.57