Investire in Israele: tutto quello che c'è da sapere

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ecco l’analisi dell’Associazione Amici di Israele sugli investimenti nel paese.
Conoscere meglio Israele può significare anche riuscire a intrecciare rapporti culturali ed economici con una realtà in vorticoso divenire. Potrebbe significare anche una possibilità in più per l'Abruzzo e le imprese locali. Di questo è convinto Massimo Leonardo Vene, presidente dell'Associazione Amici d'Israele “Abruzzo”. Il documento che segue è un modo per scoprire Israele e le diverse possibilità che offre.

Di Massimo Leonardo Vene

L'investimento di capitali in Israele, un Paese che tutti conoscono per l'alto livello della sua tecnologia, per gli scienziati all'avanguardia e per la fertile creatività, sembrava un argomento che da anni non si osava più prendere in considerazione, ma stando alle analisi condotte sul fronte economico già nel 2005, secondo la Banca d'Israele, gli stranieri hanno investito nella Borsa di Tel Aviv 3 miliardi di dollari, mentre il totale degli investimenti esteri in Borsa ha raggiunto alla fine di marzo i 56 miliardi di dollari, spiegato dal fatto che la corsa alle azioni israeliane da parte di banche e istituti finanziari esteri va considerata come conseguenza che il loro investimento iniziale è salito del 32%, per tale motivo l'economia d'Israele si sarebbe pienamente ristabilita e dopo anni di recessione, appare un netto miglioramento senza alcuna inflazione prevedendo nel 2006 un aumento del Pil pari al 4,5%.
La moneta israeliana, lo shekel, è stabile e apprezzata. Vale la pena ricordare che, su 10.000 lavoratori, in Israele ci sono 175 tra scienziati, ingegneri e tecnici, contro gli 83 degli Stati Uniti e i 25 dell'Italia! Di fatto, gli investitori stranieri sono riapparsi alla fine del 2004, infondendo un aumento del 10% alla Borsa, sempre secondo la Banca d'Israele: il 91% di tali investimenti si è riversato sui mercati di Tel Aviv che, da allora, hanno preso un andamento migliore di quelli di New York. Accade che le giovani società di soli pochi anni di vita vengano vendute per centinaia di milioni di dollari a giganti americani, grazie alla presenza di tecnici israeliani nella Silicon Valley. Lo stesso accade con la scoperta, da parte di israeliani, di importanti prodotti medico-scientifici o studi matematici quali gli algoritmi usati per la criptografia e utilizzati dalla televisione saltellitare.
Il settore della biotecnologia è decisamente all'avanguardia e anche qui gli investimenti esteri sono in forte aumento. Più precisamente, Psagot Ofek Investmtment House, Member of the Leumi Group, ha pubblicato una affermazione netta: “ il mercato dei capitali d'Israele nel 2005 è il migliore del mondo”. A sostegno di tale tesi anche la McKinsey&Company scrive che la performance delle imprese israeliane quotate al Nasdaq è più elevata dell'indice totale e ricorda che la politica economica del governo israeliano in pochi anni ha ridotto le spese correnti, investito nello sviluppo, ridotto le tasse, rafforzato gli incentivi agli investimenti stranieri e all'investimento in ricerca e sviluppo, offrendo liberalizzazioni e privatizzazioni volti a migliorare la produttività dei servizi.
C'è un'altra novità, rispetto al passato: lo Stato di Israele oggi promuove gli investimenti locali ed esteri offrendo un'ampia gamma di incentivi e agevolazioni a coloro che investono nell'industria, nel turismo e nel settore immobiliare, con particolare attenzione per le aziende hi-tech e le attività di ricerca e sviluppo. Gli incentivi agli investimenti sono fissati da una legge per la promozione degli investimenti di capitale, recentemente modificata. La nuova legge si differenzia dalla precedente in quanto aggiunge un nuovo percorso per gli incentivi, una via automatica. I programmi di incentivazione sono divisi in due grandi categorie e, per rientrarvi, i progetti di investimento devono rispettare alcuni criteri, tra cui: competitività internazionale, investimento assegnato minimo, elevato valore aggiunto e registrazione della società in Israele.
Infine i programmi Magneton e Noffar mirano a sostenere la ricerca universitaria applicata in tutte le aree e in particolar modo in biotecnologia e nanotecnologia, al fine di promuovere il trasferimento di tecnologia nel settore. I finanziamenti coprono fino al 90% delle spese approvate. Infine, Il programma Magnet, che incentiva la formazione di consorzi di singole ditte e istituti universitari volti allo sviluppo congiunto di tecnologie generiche e pre-competitive, offrendo finanziamenti fino al 66% del bilancio preventivo approvato. L'augurio vero è che si possa vivere in pace, lavorare, costruire, migliorare, salvaguardare i beni comuni e favorire la crescita di un Paese capace di accogliere nuovi residenti, tanti turisti e capitali desiderosi di aumentare.

30/11/2005 9.22