Pescara 2009: l'esperienza di Bari nei Giochi del Mediterraneo del '97

Alessandro Biancardi

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    L'INTERVISTA. BARI. A PrimaDaNoi.it oggi parla Elio Sannicandro, assessore allo sport e responsabile tecnico dei Giochi del Mediterraneo Bari '97. A lui abbiamo chiesto di illustrarci l'esperienza pugliese e di dare all'Abruzzo qualche consiglio utile. CHE NE PENSI DI PESCARA 2009  

 


 


L'INTERVISTA.

BARI. A PrimaDaNoi.it oggi parla Elio Sannicandro, assessore allo sport e responsabile tecnico dei Giochi del Mediterraneo Bari '97. A lui abbiamo chiesto di illustrarci l'esperienza pugliese e di dare all'Abruzzo qualche consiglio utile.


CHE NE PENSI DI PESCARA
2009


 


È solo questione di giorni, poi la prognosi, per un malato che al momento appare in condizioni disperate, verrà sciolta.
Se Comitato internazionale dei Giochi del Mediterraneo (CIJM) valuterà Pescara non all'altezza della situazione l'evento al centro dell'attenzione in questi giorni verrà definitivamente portato via dall'Abruzzo.
La regione non farebbe una bella figura e sarebbe la prima occasione di una città che non riesce a portare avanti un impegno solennemento preso.
Prima di Pescara, infatti, le altre protagoniste del bel Paese erano state Napoli (nel 1963) e Bari (nel 1997).
A PrimaDaNoi.it parla Elio Sannicandro, oggi assessore allo sport di Bari e presidente provinciale del Coni di Bari.
Nel 1997 Sannicandro era responsabile tecnico dei Giochi nella città pugliese.
Oggi è lui che ci svela i retroscena, gli errori da non compiere e le strategie vincenti.

Che cosa vuol dire organizzare i giochi del Mediterraneo per una città?
«I Giochi sono sicuramente un momento molto importante per l'immagine di una città. Lo sono stati anche per Bari che proprio grazie a quell'evento gode ancora di un patrimonio importantissimo».

Si riferisce agli impianti sportivi?
«Si, sicuramente. Dopo Bari '97 la città ha guadagnato 16 nuovi impianti, non sono poca cosa…..»

Quanto ci volle ad organizzare tutto?
«Riuscimmo a realizzare tutti i lavori in tempi brevissimi. In più, devo sottolineare che tutte le nostre scelte si indirizzarono verso il recupero di strutture già esistenti. Avevamo capito che quella era l'occasione utile non per costruire da zero ma per completare e migliorare realtà già presenti nel territorio».

Nessuna costruzione nuova quindi?
«Assolutamente no e questo vale sia per la città di Bari che per la periferia e le zone limitrofe. Abbiamo recuperato lo stadio “Della Vittoria” che viveva una fase di completo abbandono e degrado, dopo che era servito da rifugio per le decine di migliaia di albanesi arrivati nel 1991. In più c'è stato il recupero di una palestra, di una piscina per le gare di pallanuoto che è poi diventata la prima piscina di grandi dimensioni in tutta la Puglia».

A distanza di quasi dieci anni queste strutture funzionano ancora?
«Certamente. Sono tutte attive e funzionali e questo anche perché all'epoca abbiamo selezionato con intelligenza le opere da compiere. Inoltre abbiamo recuperato quattro palestre di quartiere, anche queste ancora funzionanti, abbiamo creato un bacino nautico sul lungomare per diverse attività».

Si ricorda quanti soldi avete investito per questi giochi?
«Lo Stato diede un finanziamento di 50 miliardi delle vecchie lire per tutta l' impiantistica.
Di questi, 40 vennero utilizzati per Bari e gli altri destinati ai comuni per l'allestimento delle strutture sportive e per varie sponsorizzazioni».

E bastarono 50 miliardi per tutte quelle opere?
«Sì, furono sufficienti. Sicuramente il merito va a chi li seppe gestire con criterio e la teoria del recupero di vecchi impianti fu vincente. Se non ricordo male lo Stato stanziò poi altri 30 miliardi di lire per la parte organizzativa dell'evento».

La Regione Puglia non diede nessun supporto economico?

«No, la Regione non partecipò in quanto al momento non c'erano soldi. Ma ci fu una grande partecipazione di tutti i Comuni. Le varie città si mobilitarono perché capirono l'importanza dell'occasione e che i vantaggi non erano solo per la città ospite ma per tutto il territorio».

Quale fu il risultato finale?
«Il risultato superò senza dubbio ogni più rosea previsione. Il ritorno di immagine fu molto importante e a parte quello, a distanza di quasi 10 anni portiamo ancora i segni di quei benefici e ricordiamo con piacere la manifestazione che non si concluse lì. Nei mesi successivi ci furono incontri, convegni per studiare tutti i risultati ottenuti, un lavoro accurato e dettagliato».

Quindi il momento di gloria non si vive solo in quei giorni?
«No. Quei giorni sono importantissimi per la città, ma il riscontro positivo si vive certamente alla fine della manifestazione. Per eventi così non contano solo i numeri e le cifre ma l'immagine che si riesce a trasmettere del vero spirito dello sport e del Coni».

…Cosa che magari non sta avvenendo oggi in Abruzzo…
Quali furono le difficoltà con cui vi siete scontrati?
«Quegli anni non erano facili per l'Italia. Non dobbiamo dimenticare che siamo riusciti ad organizzare un evento in un periodo critico. Lo Stato ci mise a disposizione risorse scarsissime. In più ci trovavamo in una fase storica molto delicata. Le vicende di Tangentopoli e la situazione economica non faceva vedere e di buon occhio eventi di questa grandezza e con un investimento tanto grande».

Ma quale fu il vostro segreto per il buon esito?
«Siamo riusciti ad organizzare un un evento con idee chiare e scelte decise, attraverso un recupero moderno e oculato, senza sprechi, con cifre ben diverse da quelle che si sentono in questi giorni per l'organizzazione dei Torino 2006».

Ma, se non sbaglio, dopo Bari ‘97 il presidente del Comitato organizzatore, Antonio Matarrese fu accusato di sprechi per centinaia di milioni riguardanti alcuni compensi che non erano dovuti…
«Si contestava l'uso discutibile di circa 80 milioni di vecchie lire. Ci fu poi una sentenza della Corte dei conti e tutto si è concluso con un nulla di fatto. Dobbiamo ammettere che tutto si svolse con una massima trasparenza».

Solo illazioni, quindi?
«Erano semplicementi gli effetti politici e casi montati ad arte, come spesso avviene quando si devono gestire eventi di questo genere».

E non lo dite a noi….

Alessandra Lotti 24/11/2005 11.58