La disobbedienza della Cultura contro la miopia del Governo

Alessandro Biancardi

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La disobbedienza della Cultura contro la miopia del Governo
    PESCARA. Sindacati ed istituzioni si sono incontrato questa mattina per contrastare le conseguenze derivanti dai tagli della Finanziaria 2006. Se i sindacati fanno fronte comune il gotha della cultura abruzzese latita.  
Sindacati e mondo della cultura si sono riuniti questa mattina Pescara per dire no ai tagli della Finanziaria.
Il futuro non è tra i più rosei: in soli quattro anni il settore cultura ha subito tagli del 30%.
E in Abruzo con le altre crisi in atto la situazione sembra essere devastante.
«Non esiste», ha commentato Emilio Miceli, segretario nazionale Slc-Cgil, «un altro settore che abbia vissuto una situazione del genere».
«Sarò disobbediente», è stato il primo commento di Stefania Pezzopane, presidente della Provincia dell'Aquila sui provvedimenti presi dal Governo che investono il Fondo unico per lo spettacolo.

UN DANNO PER LA SOCIETA'.
«I tagli al Fondo unico dello spettacolo (Fus) si ripercuotono su tutta la società», a pensarla così è Emilio Miceli che mette in luce una serie infinita di ripercussioni su cittadini e regione.
«Tagli del genere non hanno precedenti», dichiara il segretario Slc-Cgil, «e la cosa peggiore è che le risorse risparmiate non verranno utilizzate per coprire il deficit dello Stato. Ogni anno», continua Miceli, «assistiamo a questo rito che si porta dietro le dimissioni dei vari ministri della cultura: Urbani lo scorso anno, Buttiglione quest'anno».
Questa la dimostrazione secondo il segretario nazionale del poco peso di queste figure politiche e della marginalità delsettore cultura per lo Stato.
Miceli riferisce che il Governo vive lo spettacolo come «un tema di serie B», e tutto questo porterà alla scomparsa di grandi eventi e delle strutture deputate.
«Sopravviveranno forse i teatri di Roma, Napoli, Milano, resisteranno solo i giganti. Per gli altri nessuna speranza».
Oltre al teatro anche il cinema paga lo scotto della carenza dei fondi. «Siamo passati dai 100 film italiani prodotti all'anno, alle poche decine degli ultimi anni e la situazione peggiorerà ancora perché nessuno più ha voglia e coraggio di puntare su questo settore».
Oltre alla carenza di fondi Miceli contesta anche la mancanza assoluta di garanzie e diritti che lo Stato dovrebbe offrire ai suoi artisti.
«Gli attori e i cantanti non sono solo persone “strambe” e non tutti vivono nell'agio come Roberto Benigni. Sono prima di tutto dei lavoratori e in quanto tali dovrebbero godere di diritti inalienabili». Secondo il segretario nazionale invece sono ancora troppi quelli che vivono «in precarietà, senza protezione sociale, e con contratti capestro».

I RISCHI SUI LAVORATORI.
«Con i tagli del fondo dello spettacolo sono a rischio circa 600 posti di lavoro o forse più solo in Abruzzo».
Questa la stima che offre alla platea scarna Franco Leone, segretario generale Cgil Abruzzo, «queste persone non troveranno lavoro, e non mi riferisco solo ad attori e cantanti, ma anche a tutti i tecnici e coloro che sono nell'indotto che non avranno più occasioni per essere impegnati e guadagnare».
La situazione nazionale, secondo Leone, è ancora più grave in Abruzzo, vittima di una crisi industriale «senza precedenti». «Non ci saranno più risorse a disposizione per questi servizi di per sé già emarginati. E se la Regione non finanzierà e non produrrà più spettacoli diminuirà anche l'identità del Paese e del turismo culturale e di tutte quelle attività ad esso connesse».

IL TEATRO MUORE L'ISOLA DEI FAMOSI RESISTE.
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«Siamo costretti a vivere una disattenzione profonda verso lo spettacolo», annuncia Gianni Tiburzi, segretario regionale Cisl, «ora si preferisce il prodotto consumistico che viene identificato a torto con la cultura stessa».
Le ipotesi per non fare affondare questo settore sono numerose: tra le prime l'istituzione di una “tassa di scopo” per finanziare i progetti culturali. «Lo spettacolo è fondamentale per l'emancipazione dei cittadini ma questo, forse, il Governo non lo sa».
Secondo Tiburzi anche la Regione si starebbe comportando allo stesso modo.
«Non c'è abbastanza attenzione verso il problema, manca un sistema regionale di previsione. Invece tutto viene fatto improvvisando ed occasionalmente. La programmazione non esiste nemmeno in questo settore. Le stesse quattro fondazioni bancarie hanno a disposizione più di 500 milioni di euro da destinare ai settori sociali, sanità e cultura. Domandatevi se nella nostra regione si fa cultura per una cifra del genere. Ma forse non hanno capito che non basta comprare un teatro», sottolinea il responsabile della Cisl, «per fare cultura noi chiediamo e vogliamo ricchezza di pensiero. Vogliamo che la politica ci metta pure un po' di fantasia».

IO DISOBBEDISCO.
«Non è assolutamente vincente la scelta dei tagli», Stefania Pezzopane, presidente della Provincia dell'Aquila non intende rispettare le direttive del Governo. «Già lo scorso anno non ho tagliato le spese della cultura. Non intendo farlo nemmeno adesso. Possono dirci quanto tagliare ma non dove».
Solo per la provincia dell'Aquila è previsto un taglio di bilancio di 4,9 milioni: «ci dicono di tagliare le auto blu, io ho comprato solo gli spazzaneve. Ci dicono di tagliare le consulenze, noi non abbiamo richieste. Ed ora si aspettano che tagliamo la cultura. Si sbagliano». Pezzopane ha le idee chiare: «io scelgo la strada della disobbedienza. La Corte costituzionale ha stabilito che il Governo non può imporre quali spese abbattere. Dobbiamo poter decidere liberamente noi delle amministrazioni locali come, dove e quando
agire».
Sembrerebbe quindi che il mondo della cultura aquilana possa dormire sonni tranquilli.
«Cosa vogliono fare», si domanda ancora Pezzopane, «vogliono arrestarci perché violiamo il patto di stabilità? Io il patto non lo vìolo ma decido io come rispettarlo. Non stiamo ragionando sul ridimensionamento degli eccessi», continua il neo presidente del Teatro Stabile Abruzzese ad interim, «ma sull'identità territoriale e la possibilità di dar voce ai nuovi talenti».

«TAGLI ALLA FINANZIARIA TAGLI AL FUTUO».
All'incontro è intervenuto anche il vicesindaco di Chieti, Andrea Catena, che ha esposto alla platea le istanze del territorio teatino.
«Nella nostra città abbiamo uno dei teatri più importanti d'Abruzzo», ha esordito Catena, «soltanto da poco ci siamo rimessi in moto e stiamo facendo marciare il prestigioso palcoscenico e vogliamo farlo vivere portando iniziative di rilievo. Ma con i tagli al nostro Comune diventa un'operazione difficile se non impossibile. Che cosa rispondere allora ai tanti musicisti, artisti, attori che vogliono esprimersi e far conoscere la loro arte? Ci troviamo in grosse difficoltà e nell'imbarazzo di fare delle scelte», dice ancora Catena, «riparare una strada o proporre un concerto? fornire servizi di asilo nido oppure organizzare un evento? investire sul trasporto dei disabili o dar vita ad una sagra? Se è vero che il Comune di Chieti avrà moltissimi problemi nel gestire tutte le istanze che arrivano dalla cittadinanza e anche vero che problemi maggiori saranno scontati da quelle decine di Comuni con meno di 5000 abitanti che si trovano nella nostra provincia e che davvero vedranno drasticamente ridotti i servizi. Quello che il governo non capisce», conclude il vicesindaco di Chieti, «è che senza cultura non si può pensare di fare politica del turismo o di rivitalizzare i nostri centri storici. Dalla cultura dipendono tante cose: un Paese che non investe nella cultura è un Paese che non investe nel suo futuro. Contro questo modo di pensare noi continueremo a lottare».
Alessandra Lotti 22/11/2005 14.06