Villaggio pericoloso e fiumi devastati: Ecco la "regione verde d'Europa"

Alessandro Biancardi

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Villaggio pericoloso e fiumi devastati: Ecco la "regione verde d'Europa"
CITTA' SANT'ANGELO. Il Comune ha presentato il progetto per la costruzione del villaggio per i giochi di Pescara 2009. Tutto regolare o quasi sulla carta eppure... Ed ancora misteriosi lavori che hanno devastato i fiumi.
Se in principio fu il più grande centro commerciale del centro Italia (Megalò) ad essere costruito in una zona proibita per il rischio esondazione, ora si vuole strafare e battere il primato precedente. L'obiettivo sarebbe quello di costruire un intero villaggio in una porzione di territorio ad alto rischio e con pesanti precedenti. Il villaggio è quello sportivo per i Giochi del Mediterraneo Pescara 2009.
Il sospetto di fortissimi interessi economici e della speculazione viene fin troppo facile.
La proposta di posizionare a Marina di Città Sant'Angelo, esattamente alla foce del fiume Saline, il villaggio sportivo sarebbe da scartare, secondo il Wwf Abruzzo che ricorda cosa è avvenuto con l'inondazione del 1992.
«Il Comune», spiega il Wwf, «ha avanzato il progetto forte del Piano regolatore che prevede per l'ultima area costiera sgombra da edifici tra Francavilla al Mare e Pineto una cementificazione di ben 200.000 metri cubi».
Ma la stessa associazione ha presentato anche una testimonianza, sottoscritta dei residenti, che racconta gli avvenimenti dell'aprile 1992 quando il Saline esondò invadendo l'intera area oggi proposta per accogliere gli atleti. L'acqua arrivò a monte della ferrovia e della statale16 utilizzando il sottopasso per poi sconfinare in tutta l'area della Marina tra la ferrovia e il mare. I residenti furono tagliati fuori e senza vie di fuga ed alcuni dovettero essere salvati con l'elicottero. L'acqua coprì l'intera area e solo l'azione diretta dei cittadini permise di limitare i danni alle persone.
«Attualmente», spiega il responsabile del sodalizio Augusto De Sanctis, «la zona è solo parzialmente soggetta a vincoli connessi al rischio idraulico e da un punto di vista amministrativo non sembrerebbero esservi problemi. La realtà invece è un'altra», assicura il Wwf, «ed è evidente proprio da quella testimonianza incontrovertibile dei residenti in cui si palesa il gravissimo rischio idraulico a cui è soggetta l'intera zona».
«Chiediamo al comitato organizzatore», chiarisce De Sanctis, «di impedire che il villaggio olimpico sia costruito in quest'area che, tra l'altro, è di elevato interesse naturalistico tanto da essere destinata a caposaldo del verde urbano nel Piano Territoriale Provinciale».
Il Wwf ha presentato le osservazioni alla Regione per far includere tutta l'area della Marina all'interno delle aree a rischio esondazione al fine di evitare cementificazioni in aree che paiono oggettivamente a fortissimo rischio idraulico. «Tutta l'area», spiega De Sanctis, «è soggetta a complessi fenomeni erosivi che sconsigliano di per sé l'insediamento di manufatti».


QUEL CHE RESTA DEL FIUME

Il WWF lancia l'allarme sui lavori di sbancamento che hanno interessato l'intero alveo e le sponde dei fiumi Tavo e Fino, «due fiumi molto importanti per l'intero ecosistema abruzzese».
I lavori effettuati in queste zone hanno completamente polverizzato ogni forma di vita per quasi un chilometro del corso della sorgente, trasformando un fiume in un rigagnolo e radendo al suolo la vegetazione. Questa è la sorte che spetta alla natura nella regione “Verde D'Italia”. Guardando le foto fornite dal Wwf  sono evidenti tracce di caterpillar e ruspe. C'è da domandarsi chi abbia permesso la realizzazione di lavori che hanno danneggiato a tal punto l'ambiente e a cosa fossero finalizzati questi lavori.
Sulla zona del Tavo lo stesso Wwf spiega che si tratta di lavori pubblici effettuati dal Genio Civile per la risagomatura dell'alveo del fiume. Ma come può il Genio Civile aver autorizzato lavori che avrebbero violato numerose norme consolidate circa la salvaguardia degli ecosistemi fluviali?
Per i lavori lungo il fiume Fino, invece, c'è ancora un punto interrogativo: ilWwf non è riuscito a sapere il committente dei lavori. Chi ha eseguito gli

sbancamenti? Un privato?
Fatto sta che le condizioni disastrose (come si può vedere dalla foto) interessano un chilometro di lunghezza. Proprio su queste zone dove oggi rimane poco più di un rivolo. Nel 2001 si pensava ancora di creare la famosa diga del Bisenti per cui sono stati stanziati anche 400 milioni di euro.
Pare ovvio, vista la minima portata del fiume, constatare come oggi questa diga non serva a niente.
«Ormai», ha dichiarato Augusto De Sanctis, referente Acqua del Wwf Abruzzo, «per l'intero bacino idrologico del Tavo-Fino-Saline dobbiamo parlare di disastro ambientale. Pochi giorni fa», ricorda De Sanctis,
«il Corpo
Forestale ha denunciato l'enorme numero di scarichi fuorilegge
.
Da due anni parte del bacino è stato identificato e perimetrato quale area nazionale per le bonifiche da inquinamento. Ora portiamo alla luce le devastanti condizioni in cui sono stati lasciati ampi tratti del Tavo e del Fino».
Guardando proprio le foto si può notare come le ruspe abbiano livellato le sponde
polverizzando letteralmente qualsiasi forma di vita presente nei fiumi. Nel caso del Tavo, poi, i lavori sono penetrati, senza alcuna autorizzazione, all'interno della Riserva Naturale Regionale del Lago di Penne e le guardie dell'oasi sono dovute subito intervenire per bloccare l'avanzata delle ruspe nel fiume.
«Vogliamo conoscere», assicura Wwf Abruzzo, «quale amministrazione ha gestito i lavori per chiarire le responsabilità fino in fondo».
La cementificazioni e la distruzione delle biocenosi delle acque dolci hanno indebolito le capacità auto-depurative dei corsi d'acqua garantite proprio dagli organismi del fiume senza risolvere il rischio idraulico. Chiediamo alla Regione», ribadisce De Sanctis, «di gestire il rischio idraulico solo ed esclusivamente assicurando le aree di naturale espansione dei fiumi e utilizzando tecniche di ingegneria naturalistica».

Alessandra Lotti 7/11/2005 9.00