Abruzzo: la geografia della crisi industriale. Uil: "Si naviga a vista".

Alessandro Biancardi

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Abruzzo: la geografia della crisi industriale. Uil: "Si naviga a vista".
    Una quadro generale e disarmante delle crisi industriali avviate e di quelle che "promettono sorprese". Chi chiude e chi ridimensiona. Ecco la crisi più preoccupante degli ultimi decenni. Eppure secondo la Uil nessun intervento adeguato di contrasto è stato approntato.
La crisi industriale che ha investito l'Abruzzo è molto grave.
Forse una delle più profonde degli ultimi decenni.
La prima linea della crisi è quella nota: Polo dell'Aquila; Finmek di Sulmona; Oliit Avezzano e Chieti; Solvay di Bussi; settore tessile-abbigliamento-calzaturiero nell'intera regione; zuccherificio di Celano; Golden Lady di Gissi (caso emblematico di delocalizzazione); Sielte in provincia di L'Aquila, Chieti e Pescara, per citare solo alcuni dei casi più noti.
La dimensione è dunque sicuramente regionale, anche se non manca chi in Abruzzo continua a minimizzare e ritiene il problema circoscritto all'Aquila.
«Alle crisi che minano il futuro stesso delle aziende coinvolte», scrive il segretario regionale della Uil, Roberto Campo,«vanno aggiunte le situazioni che non mettono in discussione la sopravvivenza delle aziende in quanto tali, ma che provocano rilevanti perdite occupazionali. Si tratta di decine e decine di aziende, dalla Imte alla Tecnolam, dalla WTS (quest'ultima un caso di mancata tutela dell'industria regionale a fronte delle prepotenze di realtà meglio protette a livello nazionale) alla Delverde, la cui ripresa è ancora problematica, mentre la contrazione occupazionale è una certezza».

Dietro questa prima linea, ce n'è una seconda, secondo la Uil, e sarebbe formata da aziende non propriamente in crisi, ma in difficoltà, i cui problemi andrebbero monitorati e affrontati da subito. Ci sarebberoono anche
nomi grossi: Denso, alla vigilia del secondo piano industriale, senza che il risanamento abbia ancora colto tutti gli obiettivi che si prefiggeva; Honeywell (e il suo indotto), il terzo pilastro industriale ed occupazionale della Val di Sangro dopo Sevel e Honda, alle prese con una competizione sempre più dura e con la necessità di una ridefinizione del suo ruolo nel gruppo; EmSar San Giovanni Teatino (Chieti); Merker di Tocco Casauria (Pescara), la cui ripresa è da monitorare molto attentamente; Amadori di Mosciano Sant'Angelo (Teramo), a causa dei contraccolpi dell'influenza aviaria.
«Ci si rende conto», prosegue Campo, «di cosa significherebbe un'evoluzione negativa di qualcuna delle situazioni della “seconda fila”, a fronte della perdurante mancanza di risposte alle emergenze in atto?».

Ma se da un lato “l'apocalisse” sembra avere dimensioni enormi tuttavia mancherebbero quei tvoli di discussione a livello gfenerale e regionale per contrastare la crisi regionale globale.


«Non c'è in piedi alcun tavolo nazionale generale», attacca il segretario della Uil, Roberto Campo, «dopo che il Governo ha annullato la riunione dello scorso 29 settembre: si procede vertenza per vertenza. Non è partito il tavolo nazionale sull'elettronica e le telecomunicazioni, nonostante gli annunci. Non è stato istituito presso il Presidente della Regione Abruzzo il raccordo di pronto intervento Governo-Regione-Sindacato sulle vertenze aperte.
Non sono stati messi in calendario gli incontri», prosegue, «con Fiat, Honda, Micron, pur in presenza di segnali crescenti di attenzione ai problemi del territorio da parte di questi grandi gruppi industriali. Non è stato fissato il primo incontro per discutere la legge-quadro sulle attività produttive».

Ed infine la Finanziaria 2006 non prevede alcunché di specifico per fronteggiare la crisi industriale in Abruzzo: né nuove politiche industriali, né nuovi ammortizzatori sociali.
La Uil duqnue sollecita il sindacato tutto affinchè «si mobiliti unitariamente, affinché il Governo e la Regione assumano, ciascuno per la parte di sua competenza, precisi impegni per tamponare la crisi, risolvere le vertenze aperte e avviare il rilancio del settore, con la consapevolezza che l'industria è una componente insostituibile dello sviluppo». 26/10/2005 11.50