Libertà di stampa: Italia giù al 42° posto nel mondo

Alessandro Biancardi

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Nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo, diffusa oggi da Reporters Sans Frontières (www.rsf.org), l'Italia, al 42° posto, è ultima tra i paesi dell'Europa occidentale, davanti comunque agli Usa che hanno perso in un anno oltre venti posizioni scivolando al 44°.
Non è la prima volta e non è un risultato eccezionale. Molti negli anni passati hanno minimizzato e contestato i metodi dell'associazione mondiale.
Può essere ancora una volta una ragione per riflettere o semplicemente per riempire spazio in giornali o tv (magari anche nei siti Internet).
Il sodalizio si batte per la difesa della libertà di stampa ed i diritti degli operatori dell'informazione ed ha monitorato 167 Paesi di cinque continenti attraverso associazioni, giornalisti, giuristi e militanti di movimenti per i diritti umani.
Sono i Paesi dell'Europa settentrionale a meglio figurare nella classifica, guidata da Danimarca, Finlandia e d Islanda, seguite da Irlanda Olanda e Norvegia.
In Asia orientale e Medio Oriente buona parte dei Paesi in cui le condizioni sono peggiori, come Corea del Nord (167), Eritrea (166) e Turkmenistan (165). «In questi paesi, la stampa privata non esiste e la libertà di espressione continua ad essere sistematicamente soffocata. I giornalisti dei media ufficiali non fanno altro che diffondere la propaganda di Stato... Una parola di troppo, un nome scritto male, un commento che si allontana, anche di poco, dalla linea ufficiale possono provocare l'arresto di un giornalista o attirare su di lui le ire del potere», dice Rsf.
Che assegna giudizi pessimi anche a Cina (159), Cuba (161) e Libia (162), oltre all'Iraq (157) sceso dal 2004 dopo che la situazione della sicurezza per i giornalisti si è ulteriormente aggravata.
Diverse democrazie occidentali, rileva ancora Rsf, hanno perso numerosi posti rispetto allo scorso anno. Gli Usa in particolare per l'incarcerazione dell'inviata del New-York Times, Judith Miller, e delle misure giudiziarie oggi in vigore che mettono in pericolo la protezione del segreto delle fonti, particolare questo condiviso dal Canada (sceso al 21° posto).
L' Italia 42a (nel 2004 era 39a) , è stata penalizzata in particolare dall'episodio di una perquisizione nella redazione del Corriere della Sera nello scorso maggio, dopo la pubblicazione di un articolo sull'uso delle pistole Beretta in Iraq. Episodio che secondo Rsf «ha dimostrato nuovamente come è forte nel paese la tentazione di violare il segreto delle fonti giornalistiche». Anche la Francia (30° posto) ha perso posizioni per via di perquisizioni in giornali, oltre che per condanne per nuovi reati di stampa.
Punteggio negativo anche per la Spagna ( 40° posto), soprattutto a causa delle minacce sistematicamente rivolte ai giornalisti da parte dei militanti dell'Eta. Intimidazioni ai giornalisti da parte di paramilitari anche in Irlanda del Nord, che collocano la Gran Bretagna al 24° posto.
Stati che hanno conquistato di recente l'indipendenza, sottolinea ancora l'associazione, si sono dimostrati molto attenti alla libertà di stampa, ha rilevato ancora Rsf. E' il caso di Slovenia (9° posto), Estonia (11°), Lettonia (16), Lituania (21°) Namibia (25°), che hanno contraddetto "le tesi inesatte invocate da alcuni leader autoritari, che sostengono che bisognerà aspettare vari decenni prima di vedere svilupparsi la democrazia nei loro paesi".
Altro luogo comune da sfatare, secondo ancora Reporters Sans Frontières, quello che lo sviluppo economico sia premessa indispensabile a democratizzazione e rispetto dei diritti dell'uomo, visto che nella classifica sulla libertà di stampa, paesi molto poveri come Benin (25° posto), Mali (37°), Bolivia (45°), Mozambico (49°), Niger (57°) e Timor-Est (58°) non sfigurano. 20/10/2005 19.07