Macellai: «il virus ha attaccato le nostre casse».

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1900

  IL NOSTRO VIAGGIO NELLE MACELLERIE D’ABRUZZO. Stop alla carne di pollo. Le notizie dell’influenza aviaria modificano le abitudini alimentari degli abruzzesi. C’è chi ha paura e chi non ne conosce i reali effetti. Ma i macellai avvertono: «La disinformazione ci sta sfinendo».

 


IL NOSTRO VIAGGIO NELLE MACELLERIE D'ABRUZZO. Stop alla carne di pollo. Le notizie dell'influenza aviaria modificano le abitudini alimentari degli abruzzesi. C'è chi ha paura e chi non ne conosce i reali effetti. Ma i macellai avvertono: «La disinformazione ci sta sfinendo».




Allarmismo, paura e poca informazione.
Per i commercianti di carne sono questi gli effetti devastanti di una influenza che non è arrivata, ma che sta già colpendo il nostro Paese anche se con conseguenze non del tutto inaspettate sull'economia locale.
«Sembra un pò il periodo della mucca pazza», dichiara Giorgia Cinti di una macelleria di Teramo. «Le persone sono restie ad acquistare pollame e si indirizzano verso altre carni. Nel nostro negozio c'è un calo del 20-25 % di questo genere di carne. Neanche i nostri clienti sanno bene il perché. In mancanza di notizie certe meglio stare alla larga: ecco il sentire comune».
I clienti appaiono, infatti, spaventati e non informati sui reali rischi dell'influenza aviaria.
«Per tutta la mattina non si fa altro che parlare di questo», spiega la signora Giorgia, «cerchiamo di tranquillizzare gli acquirenti. Ma c'è un vasto gruppo di consumatori scettici che preferisce evitare».
Neanche le avvertenze dei giorni scorsi, che hanno stabilito che il virus si contrae in presenza dell'animale vivo, sembra calmare gli animi.
«I prodotti italiani sono controllati e sicuri», sottolinea subito Stefano Brandi, aiuto macellaio di un negozio di Pescara, «è la prima cosa che diciamo ai nostri clienti. Nonostante questo il calo c'è stato, almeno del 15 %. Ma quello che ci fa paura», specifica Brandi, «non è il virus in sé, ma tutta questa ondata di notizie catastrofiche che daranno problemi a noi commercianti».
I macellai chiedono quindi che ci sia più attenzione nel recepire le notizie e nel darle: «Le persone che vengono in negozio sono male informate, soprattutto gli anziani. Inutile cercare di dire che è tutto sotto controllo. Questo allarmismo ingiustificato si riversa sulle nostre attività commerciali».

Stessa idea anche alla Macelleria Carni Fresche di Avezzano: « Il calo è innegabile,un meno 15, 20% che fortunatamente spesso va a vantaggio della carne di maiale». Sembra, infatti, che gli abruzzesi mettano al bando il pollame ma in macelleria entrano ugualmente.
«Sì», dice, «le vendite di polli e tacchini è calata, ma va bene il suino. C'è ancora chi non mangia la carne di bovino e ora sembra impossibile eliminare anche quella di pollo. La carne di maiale la fa da padrona, speriamo non succeda qualcosa anche a questa».
«Il calo è consistente», ammette Guido Nanducci di “Carni e Salumi” di Chieti, «ma speriamo di riprenderci un pò dalla prossima settimana quando sarà obbligatorio indicare l'origine della carne in etichetta, come avviene già per la carne di vitello. Speriamo che sia un messaggio positivo per i clienti, che riprendano fiducia nei nostri prodotti, buoni e controllati».
Da lunedì prossimo, infatti, secondo un'ordinanza del ministero della Salute, tutte le carni fresche di volatili da cortile (e i prodotti a base di questo tipo di carni) dovranno fornire, nuove ed importanti informazioni sulla rintracciabilità sull'etichetta.
Negli ultimi due anni la stessa cosa è successa per carne bovina e latte fresco. A.L.




ESTENSIONE DEL VIRUS.
Identificato per la prima volta nel 1878 in Piemonte dallo studioso italiano Edoardo Perroncito. Da dicembre 2003 fino ad oggi sono stati registrati numerosi focolai nei paesi del Sud-Est Asiatico e in alcune regioni del Kazakhistan e Mongolia.
Nei Paesi asiatici, la diffusione del virus è dovuta principalmente alla vendita di pollame vivo ai mercati. In Indonesia le vittime totale accertate sono state 64.
PERICOLO CONTAGIO
Secondo l'Oms se l'influenza aviaria dovesse trasformarsi da epidemia in pandemia, passando quindi anche da uomo a uomo anziché soltanto da animale a uomo, una volta arrivata in Italia provocherebbe 16 milioni di contagi, due milioni di ricoveri, 150 mila morti, finendo per mettere in ginocchio il Paese. L'Unione europea intanto ha bloccato le importazioni degli animali.
Le autorità sanitarie italiane sono convinte di essere preparate all'emergenza nel caso in cui l'influenza dovesse arrivare. Il Ministro Storace, nelle scorse settimane ha spiegato che «l'Italia ha puntato più sul vaccino che sui farmaci antivirali, perché è importante agire sulla prevenzione».
E ci si interroga in queste ore se il virus non stia avanzando velocemente anche verso il nostro paese. Nei giorni scorsi il virus H5N1 è entrato nel cuore dell'Europa raggiungendo la Romania e la Turchia.
Più ottimisti i virologi che sostengono che il virus difficilmente si impianterà nell'uomo: «perché infetti anche noi c'è bisogno di un mutamento genetico del virus stesso», spiegano. Il pericolo sarebbe per gli allevatori o chiunque sia a diretto contatto con l'animale, ma in Italia le condizioni igienico sanitari e i controlli meticolosi degli allevamenti scongiurerebbero il pericolo.
La qualità del nostro sistema produttivo viene riconosciuta anche all'estero, e nelle ultime settimane le esportazioni di pollame italiano sono aumentate del 20%. 14/10/2005 12.38