Vino: «cambiare mentalità per essere più competitivi».

Alessandro Biancardi

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  Ultime battute per la vendemmia. I problemi del settore sono tanti, «dalla mentalità alla mancanza di fondi», secondo quanto ci dicono le cantine. Ecco le previsioni per l’annata 2005.

 


Ultime battute per la vendemmia. I problemi del settore sono tanti, «dalla mentalità alla mancanza di fondi», secondo quanto ci dicono le cantine.


Ecco le previsioni per l'annata 2005.


«La vendemmia per noi è iniziata il 23 Settembre», annuncia Rino Moretti, enologo e presidente di Villa Cervia srl Cantine di Notaresco (TE).
« L'andamento è medio -buono e prevediamo di incamerare uva per 40.000 chili, da cui ricaveremo circa 30.000 litri di vini: novello, vino rosso igt giovane, vino bianchi Doc-igt e poi ancora Vini rossi Doc dell'annata, vino rossi doc di medio invecchiamento (2 anni circa) e vino DOCG ( Colline Teramane ) riserva con 3-4 anni di invecchiamento».
La vendemmia è cominciata anche alle Cantine Tollo già da metà agosto raccogliendo 380.000 chili da cui si ricaveranno 230 mila litri di vino.
«Una quantità», spiega Mauro Pizzico, «leggermente superiore rispetto all'anno scorso che era stata abbastanza negativa a causa del cattivo tempo che aveva rovinato l'uva facendola marcire. Quest'anno la pioggia non ha rovinato il raccolto e l'alternanza di pioggia al caldo è stata buona».
A giorni, invece, comincerà la raccolta nella cantina di Antonino Di Rito di Chieti.
«Saremmo dovuti partire oggi ma a causa della pioggia stiamo fermi», dicono, «Speriamo di cominciare nel prossimo fine settimana per raccogliere 1000 quintali di uva che ci daranno 720 litri di vino, più o meno la stessa quantità rispetto all'anno scorso».
Dopo la raccolta arrivano i primi problemi.
«Le difficoltà del nostro comparto», spiega Rino Moretti, «sono molteplici e dovuti principalmente ad un sistema non basato sufficientemente sull'imprenditorialità. C'è troppa improvvisazione», continua Moretti, «nessuna conoscenza dei costi aziendali, prezzi basati su ipotesi strampalate. Poi ancora una mancanza di strategia commerciale di moltissimi operatori che si sono immessi sul mercato al quale hanno apportato solo confusione. Il tutto», analizza Moretti, «provoca danni alla nostra immagine favorendo l'immissione di prodotti di nuovi competitori che sono spesso molto preparati in tutto».
Anche per Pizzico della cantina Tollo i problemi sono molteplici.
«In Abruzzo manca la mentalità del vino, come c'è invece in Francia. La nostra regione è indietro di circa dieci anni anche rispetto ad altre realtà italiane come il Veneto o la Toscana. Da noi non si riesce a valorizzare il prodotto tipico, a creare una fedelizzazione con il pubblico e tutto questo non porta che danni al nostro settore».
Ma la questione non si chiude qui. «I nostri problemi sono atavici», continuano dalla Cantina Tollo, «e sebbene il tempo passi non si risolvono, perché c'è una mentalità troppo individualista. E' da anni che alcuni di noi propongono di istituire un consorzio per tutelare il Montepulciano d'Abruzzo. Ci siamo riusciti solo poco tempo fa e tutto il tempo perso ha creato danni. Lavorare insieme», spiega Pizzico, «non porta vantaggi solo ai più forti, ma a tutto il settore. Purtroppo non si riesce a farlo capire. Il danno che una azienda ha per la poca produzione individuale è un danno collettivo, non individuale. Un altro errore», continua Pizzocco, « è quello di puntare poco sulle risorse umane, e spesso una azienda investe più sulle macchine che sulla manodopera»
Altri invece puntano l'attenzione sui prezzi.
«Abbiamo bisogno del sostegno della Regione e dello Stato», ripetono in molti, «i prezzi dei prodotti di fuori sono più bassi perché la manodopera costa meno. Noi non riusciamo ad abbassare i costi e così alla fine i nostri prodotti costano per forza di più».
E da sempre si va dicendo che il futuro del settore è nebuloso. Ci sarà speranza solo per chi produce qualità soddisfacenti a prezzi soddisfacenti. Alessandra Lotti 07/10/2005 8.59