Nucleare in Abruzzo, ecco chi non ha detto no

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il dibattito sul nucleare sì, nucleare no è esploso in tutto il mondo a seguito delle vicende post terremoto e post tzunami che stanno creando allarme in Giappone.

Il governo proprio oggi ha spiegato che si dirà sì alle centrali, ma solo nelle regioni che si dichiareranno favorevoli. Dunque su va avanti, ma solo con l'appoggio dei diretti interessati, mostrando dunque maggiore cautela sul tema.

In Abruzzo si conta una votazione scivolata via nella solita bagarre, solo qualche giorno fa, tra distrazioni e ordIini di scuderia imposti. Ora però quella decisione del consiglio regionale abruzzese ad ipotetici impianti legati al nucleare pesa molto ed in qualche modo stride.

Non ci si attendeva una scelta consapevole e coerente dalla assemblea regionale che più volte ha fatto scelte in contrasto con la vocazione ambientale di sempre del territorio ma quella del nucleare ora sembra trasformarsi in un inciampo pesante… ma solo a causa degli eventi.

Sembra quasi che il destino ambientale della regione sia legato alle sciagure degli altri: era il tempo del petrolio e ci fu il disastroso incidente nel golfo del Messico con le tonnellate di greggio rivoltate sulle coste sud degli States ed allora la politica nostrana fu costretta e prendere atto delle conseguenze di un incidente del genere. In quel caso ci fu un timido paso indietro ed una apertura al gas. Poi il Consiglio regionale, appena qualche giorno prima del terremoto e dello tsunami, ha bocciato un ordine del giorno delle opposizioni che chiedeva una risposta certa ed un no secco al nucleare. Un no che non è arrivato.

L'assessore Giuliante ha poi sostenuto che essendo l'Abruzzo una regione a rischio sismico non ci sono rischi di veder sorgere un impianto nucleare.

La decisione che ha fatto discutere assume un peso diverso ed un impatto sulla opinione pubblica molto diverso proprio per la tragedia nipponica.

L’opposizione non ha gradito ed ha parlato di sudditanza del centrodestra ai voleri del Pdl nazionale.

«La sudditanza ai diktat di Berlusconi, della quale il centrodestra abruzzese ha già dato ampiamente prova», dice oggi Cesare D’Alessandro (Idv), «si manifesta anche quando sono in ballo gli interessi primari e vitali della collettività regionale. L’Abruzzo, infatti, a causa della completa ignavia di questa maggioranza, è l’unica regione d’Italia che non si è opposta espressamente alla realizzazione di centrali nucleari sul proprio territorio. Anzi, la posizione del PdL potrebbe far sembrare che gli abruzzesi siano ben lieti di ospitarne qualcuna».

«E’ il sintomo», continua D'Alessandro, «di quanto poco contano i nostri rappresentanti al governo regionale, che non hanno la necessaria autonomia istituzionale per contraddire le scelte del Governo Nazionale anche quando sono così palesemente contrarie agli interessi delle popolazioni. “A Chiodi va riconosciuto il coraggio, o meglio l’incoscienza, di averci messo la faccia e la firma di ogni singolo consigliere del centrodestra: di fatti, la mozione dell’Italia dei Valori contro la realizzazione di centrali nucleari in Abruzzo, l’8 marzo scorso, è stata respinta dalla maggioranza con voto espresso per appello nominale».

COME E' ANDATA LA VOTAZIONE

Hanno votato a favore della mozione (e quindi contro il nucleare) 11 consiglieri: Maurizio Acerbo (Rifondazione), Franco Caramanico (Sel), Carlo Costantini (Idv), Cesare D'Alessandro (Idv), Giuseppe Di Luca (Pd), Giuseppe Di Pangrazio (Pd), Luigi Milano (Alleanza per l'Italia), Paolo Palomba (Idv), Lucrezio Paolini (Idv), Camillo Sulpizio (Idv), Antonio Saia (Comunisti italiani).

Erano assenti in 10: Walter Caporale (Verdi), il presidente Gianni Chiodi, Camillo D'Alessandro (Pd), Giovanni D'Amico (Pd), Giorgio De Matteis (Mpa), Gianfranco Giuliante (assessore), Claudio Ruffini (Pd), Marinella Sclocco (Pd), Giuseppe Tagliente (Pdl), Luciano Terra (misto)

LA MAPPA

Al momento quella che il Governo definisce una «mappa preliminare» delle zone scelte per insediamenti nucleari e il deposito di scorie (che sarebbe l'elenco del Cnen del 1979) non contempla l'Abruzzo seppure tra le 52 zone individuate ce ne siano alcune molto vicine. E' il caso del Molise dove la scelta potrebbe ricadere sulla zona costiera meridionale alla foce del Biferno, provincia di Termoli.

Rischi anche per il Piemonte, la Lombardia, il Friuli, l'Emilia Romagna, la Toscana, il Lazio (la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo) ; l'area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo); l'area costiera di Borgo Sabotino), la Campania (la foce del Garigliano (Caserta) o la foce del Sele (Salerno)), Calabria, Puglia, Basilicata, Sardegna o Sicilia.

ntro la mozione, invece, in 23: Nicola Argirò (Pdl), Alfredo Castiglione (assessore), Federica Chiavaroli (Pdl), Ricardo Chiavaroli (Pdl), Luigi De Fanis (assessore), Walter Di Bastiano (Pdl), Emiliano Di Matteo (Pdl), Angelo Di Paolo (assessore), Mauro Febbo (assessore), Paolo Gatti (assessore), Nicoletta Verì (Pdl), Lanfranco Venturoni (Pdl), Lorenzo Sospiri (Pdl), Luca Ricciuti (Pdl), Berardo Rabuffo (Fli), Antonio Prospero (Rialzati Abruzzo), Alessandra Petri (Pdl), Nazario Pagano (Pdl), Emilio Nasuti (Fli), Giandonato Morra (assessore), Antonio Menna (Udc), Carlo Masci (Rialzati Abruzzo), Emilio Iampieri (Pdl)

16/03/2011 16.18