Medico di famiglia, quanto mi costi? Palumbo:«Da 80 centesimi a 150mila euro»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Le polemiche su quanto guadagnano i medici di medicina generale non mi interessano. I problemi per la categoria sono altri e ben più gravi».

Walter Palumbo, per 15 anni segretario regionale della Fimmg, federazione italiana dei medici di medicina generale, chiarisce un concetto che sembrava evidente: chi fa di più, guadagna di più, chi ha più pazienti guadagna più di chi ne ha meno, chi opera in uno studio per 12 ore, cioè aperto dalla mattina alle 8 alla sera alle 20, ha un’indennità che gli altri non percepiscono

Per cui iproblemi per lui sono «la burocratizzazione del medico e la sua trasformazione in impiegato amministrativo della Asl. Gli stipendi sono quelli previsti dai contratti nazionali e da quelli regionali: la base è di 80 euro lordi/anno per paziente e poi ci sono le indennità parametrate sulle altre attività che vengono svolte».

 Dunque, dice Palumbo, non si può generalizzare. Infatti – ad esempio - non tutti i medici hanno lo stesso orario di lavoro: si va dalle 5 ore settimanali di un medico che ha fino a 500 pazienti, alle 10 ore per chi ne ha da 500 a 1.000 e 15 ore settimanali per il medico che ha da 1.000 a 1.500 iscritti.

Così come dal numero degli assistiti dipende anche lo “stipendio” base, che è poi una prestazione che la Asl tassa al 20% di ritenuta d’acconto: dal che deriva che con mille iscritti il medico riscuote 80 mila euro lordi annui, con 1.500 ne riscuote 120.000, con 500 arriva a 40 mila. Quest’ultimo caso però in pratica non si verifica quasi mai perché questi medici sono per la maggior parte impegnati, per esempio, nella Guardia medica da cui riscuotono un altro stipendio che va a pareggiare quello dei colleghi con più pazienti. I dati statistici appena usciti e riferiti al 2008 dicono che in media ogni medico ha 1.114 assistiti: il 46% si colloca tra i 1.000 ed i 1.500 pazienti, ed il 21% va oltre i 1.500.

 Per tornare allo stipendio, il guadagno mensile viene aumentato con varie indennità. Sembrano perciò confermate come media le cifre di 6-7 mila euro mensili, che pure hanno sollevato repliche un pò piccate da parte degli interessati. E’ emerso con chiarezza che è difficilissimo stabilire quanto guadagna un medico di famiglia, poiché altre voci e indennità fanno di ciascuna busta paga un dato unico che conosce solo l’Agenzia delle entrate.

LE INDENNITA’

Insomma la cifra mensile è come quelle pubblicità di certe automobili che in Tv costano 9.500 euro e dal concessionario in realtà non le trovi a meno di 15 mila euro. Certamente non tutti i medici hanno le stesse indennità, ma è difficilissimo trovarne uno solo con lo stipendio base, proprio perché i contratti integrativi regionali disciplinano in modo ferreo tutta la giornata del medico, da quando apre l’ambulatorio alla chiusura e secondo che tipo di ambulatorio è. Il massimalista che ha già 1.500 pazienti con il corrispondente introito percepisce un’indennità di altri 1.200 euro mensili (sempre lordi) solo perché opera in uno studio H12: per molti altri cittadini questo è uno stipendio intero.

Poi ci sono 74 euro al mese come indennità per usare il computer, le prestazioni per l’Assistenza domiciliare integrata o per le medicazioni o per i vaccini praticati in studio, le partecipazioni a Progetti obiettivo della regione o del Ministero, le schede per le ricerche sanitarie, le partecipazioni a commissioni mediche, i rimborsi per il funzionamento dello studio professionale, il pagamento per una serie di certificati, come per le attività sportive (che però molti medici non fanno pagare) e così via. Ma insomma i 400 pediatri abruzzesi ed i 1300 medici guadagnano poco o tanto? «Secondo me il giusto, in rapporto al lavoro che svolgono – continua Palumbo – ed aggiungo che guadagnano meno di quanto dovrebbero, visto che i carichi di lavoro aumentano. Non bisogna puntare il dito contro chi magari è sfaticato, come in tutte le professioni. Il medico coscienzioso si guadagna ampiamente il suo stipendio. Per esempio hanno scaricato su di noi tutte le dimissioni dei convalescenti dagli ospedali, è aumentata l’Adi che però ha un tetto e anche se superi il numero dei pazienti non puoi guadagnare di più, ci scaricano addosso tutti i malati cronici, i diabetici, quelli a rischio cardiologico: tanto ci pensa il medico di famiglia».

 In questo modo migliora l’assistenza?

«Non mi sembra che siamo su questa strada e non per colpa nostra – conclude Palumbo – bastava potenziare i Distretti, assumere più infermieri per l’Adi, fare più prevenzione: invece si tenta di trasformare il medico in burocrate. Sarà la mia prossima battaglia nella Simet, il sindacato medico a cui ho aderito: noi vogliamo produrre atti medici e non scartoffie. E poi, vi sembrano tanti 80 euro lordi annui a paziente? Per un diabetico che viene in ambulatorio anche 100 volte l’anno, la Asl paga 80 centesimi lordi ogni volta. Molto meno di un caffè».

Sebastiano Calella  16/03/2011 10.02