Piano Sviluppo Rurale, Cospa: «siamo indietro di tre anni»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il sisma del 6 aprile rischia di compromettere, più di quanto non lo sia già, la situazione del Piano di Sviluppo Rurale regionale.

«Il piano si trova indietro di tre anni», denuncia Dino Rossi del Cospa, «con l’aggravio di perdere 10 milioni di euro dovuto alla mancanza di personale e alla mala organizzazione da parte del nuovo dirigente ex direttore dei trasporti». Il rischio è quello di rimanere indietro «per il terremoto», sottolinea Rossi, «per la mancanza di personale e quei pochi impiegati rimasti, sono poco qualificati». Oltre a questo, si aggiungerebbe, secondo la denuncia del Cospa, anche «l’ostruzionismo» da parte dei sindacati dei lavoratori che non permettono la mobilità interna, come lo spostamento degli impiegati dell’Arrsa all’assessorato all’agricoltura. «Le pratiche arrivano in soffitta», continua Rossi, «e a smaltirle ci sono due ragazzi inesperti che vanno a rilento, difficilmente riusciranno ad aprire gli altri bandi compreso la misura 126 che comprende i danni del terremoto». Tutto dovrà essere fatto prima del 31 dicembre, altrimenti i finanziamenti torneranno indietro a beneficio dei colleghi degli stati membri.

L'unica consolazione, se così la si vuole definire, è che a perdere i fondi non sarebbe solo l’Abruzzo ma tutto il centro sud per un importo pari a 1 miliardo di euro mentre il nord è una macchina da guerra nell’utilizzo dei fondi Ue, tanto che la provincia di Bolzano si trova in anticipo di circa tra anni.

«In poche parole», spiega Rossi, «i fondi dalla Ue vanno direttamente nei conti correnti dei nostri colleghi nordisti, mentre noi sudisti abbiamo solo promesse e un mucchio di carte senza valore, visto che non si tratta di banconote». Lo scorso dicembre il Cospa Abruzzo ha partecipato con un buona presenza di mezzi e uomini alla mobilitazione organizzata da Altragricoltuta, alle porte di Roma  per portare all’attenzione al Ministro dal pollice verde, Luca Zaia, lo stato di crisi, ma sembra che qualcosa sia andato storto, visti i risultati.

«Forse qualcuno ci ha venduto», azzarda Rossi. «Per non parlare dell’attuale Governatore del Veneto al quale premeva finanziare il Macitily, invece di risolvere i problemi dell’agricoltura del sud.  Dobbiamo ritrovare la forza di riorganizzarci tra di noi, togliere le mele marce e colpire chi non è in grado di fare il proprio dovere, associazioni di categoria in primis, in quanto il modo agricolo, quello che vive solo di terra, pensa che  si stiano  vendendo l’agricoltura per la salvaguardia della loro  poltrona».

Lo dimostra le ultime mobilitazioni fatte, in quanto a partecipare vi erano i vecchi militanti, impiegati delle associazioni, pensionati e due pecore acquistate, perché i veri contadini in questo periodo sono in piena attività agricola, lasciare i campi adesso, vuol dire suicidarsi. «Se tutto va bene», chiude Rossi, «siamo rovinati».

14/09/2010 10.52