Rifondazione contro Cicchetti: «già condannato dalla Corte dei Conti, scelta inopportuna»

Alessandro Biancardi

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I DOCUMENTI. L'AQUILA. Antonio Cicchetti non è ancora ufficialmente il nuovo vice commissario alla ricostruzione, in realtà manca molto poco. ***IL SONDAGGIO: COSA NE PENSI?***

Ma infuriano già le polemiche per vicende passate (dove non ha dato il meglio di sé quale controllore) e per gli incarichi futuri.

Più di qualcuno ha notato infatti, che riuscendo a sedere tra il commissario Chiodi e il vice Cialente per assurdo ingloberà nelle sue funzioni quanto già commissario e vice andavano a fare. Lui non sarà un uomo in più capace di smaltire quel lavoro che i suoi 'colleghi' non riescono a fare per gli impegni istituzionali dei loro compiti, lui sarà l'uomo che prenderà il loro ruolo. Insieme a Fontana gestirà in pratica tutto il gestibile e non è un segreto. E anche per questo si è registrata tensione nel corso di una riunione che si è tenuta ieri al Dipartimento della Protezione Civile incentrata proprio sulla nomina di Cicchetti. Il più infastidito è apparso il sindaco Cialente che già da settimane continua a ripetere che questa nuova nomina non serve, che invece di smaltire il carrozzone del post sisma lo si sta ingigantendo fin troppo.

Durante l'incontro di ieri é stata così illustrata l'ordinanza che sarà presto sottoposta alla firma del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Unico assento proprio il presidente Gianni Chiodi. Tra i motivi del malumore di alcuni presenti proprio gli incarichi che starebbero per essere conferiti a Cicchetti, che andrebbero a sovrapporsi completamente a quelli assegnati all'inizio dell'anno a Chiodi e Cialente.

Dal Dipartimento della Protezione Civile smentiscono pero i malumori e fanno però sapere che «non è stata colta nessuna tensione». Piuttosto, si sottolinea, «la riunione è andata talmente bene che è stata completata la stesura definitiva del provvedimento con la nomina di Cicchetti, che ha già avuto l'intesa della Regione».

«Non c'é nessuna tensione», ha assicurato anche Chiodi. «Il vicecommissario ci servirà a coadiuvare e a facilitare tutte le procedure di lavoro, quindi nulla di strano e soprattutto non è successo niente». In riferimento alle mansioni del nuovo vicecommissario, «il manager aquilano trapiantato a Roma, Cicchetti, avrà responsabilità di monitoraggio, impulso e verifica delle attività di ricostruzione, dopo che le stesse noi le programmiamo, stanziamo i fondi, le selezioniamo, le regolamentiamo». «Ma poi i soggetti attuatori che le portano avanti materialmente vanno stimolati e motivati, naturalmente da tutti, dalla mia struttura, dalla struttura tecnica di missione e anche dal nuovo vicecommissario che è una persona in più, non una in meno».

 LA CONDANNA ALLA CORTE DEI CONTI

 Ma in queste ore l'arrivo di Cicchetti è condito anche con altre polemiche: dopo le rivelazioni del Corriere della Sera arriva lo sfogo del consigliere regionale di Rifondazione Comunista che ritira fuori la condanna di Cicchetti alla Corte dei Conti (era il 2008) per la «malagestione» dell'Istituzione Perdonanza che maturò, anni fa, debiti milionari.

E una domanda che arriva da sé: Cicchetti è l'uomo giusto per prendere in mano la ricostruzione della città ferita?

«Se è molto discutibile la scelta di nominare un altro vice-commissario alla ricostruzione  appare ancor di più inopportuna la scelta della persona di Antonio Cicchetti», sostiene Acerbo, secondo il quale la lettura della sentenza della Corte dei Conti n.77 del 2008 è alquanto istruttiva. E si legge, infatti: «il presidente del cda Antonio Cicchetti...costruisce la propria posizione difensiva sull’assunto che tutta la malagestione si era svolta senza che lui se ne potesse rendere conto. Si tratta di un assunto cui non può esser dato credito», scrivono i giudici.

«E’ infatti del tutto ragionevole», si legge ancora, «ritenere che una media attenzione allo svolgimento del proprio incarico avrebbe dovuto determinare dubbi e stimoli all’approfondimento degli aspetti più problematici della gestione...E’ così impossibile ammettere che per anni parte dei verbali e delle delibere del Consiglio rimanesse priva della firma del Presidente senza che questi nelle numerose riunioni che si sono succedute ne abbia avuto contezza».

E' certo che anche se distrazione sia stata, ma i giudici non lo pensano affatto, una persona distratta non sia la più accreditata per occupare una delle sedie più scottanti di tutto il post sisma abruzzese.

 «INESCUSABILI NEGLIGENZE»

 Ma la sentenza è davvero lapidaria nel definire il ruolo svolto dal Cicchetti in qualità di presidente del cda: «inescusabile negligenza», «mancato svolgimento dei compiti di vigilanza», insomma in capo al Cicchetti viene ravvisata una responsabilità per «culpa in vigilando».

I giudici descrivono «una dimensione davvero inusuale di violazione di norme cogenti e principi ineludibili» e un’ «impressionante elenco di inescusabili, e non smentite mancanze».

Per quanto riguarda le conseguenze penali dello scandalo fu condannato Michele Gentile, ma secondo quanto scrivono i giudici «la memoria del sindaco Tempesta ha evidenziato che la nomina di Gentile a direttore dell’Istituzione è seguita da favorevole segnalazione di Antonio Cicchetti».

«Vi pare possibile», domanda sconcertato Enrico Perilli, consigliere comunale Prc Aquila, «che chi non è stato capace di vigilare sulla correttezza della gestione di una manifestazione come la Perdonanza possa offrire garanzie rispetto all’immane compito della ricostruzione? I cittadini aquilani e abruzzesi e l’opinione pubblica nazionale si aspettano legittimamente scelte fondate sulla trasparenza e la competenza. La nomina di Cicchetti suonerebbe come un’offesa e una beffa».

Rifondazione chiede di capire «quali siano le competenze e le esperienze specifiche che hanno spinto Chiodi e Berlusconi a individuare la figura di cicchetti per un compito così strategico». «Non crediamo», chiude Acerbo, «che la vicinanza alle gerarchie vaticane possa essere considerato un attestato rassicurante visto che Balducci e la “cricca” contavano solidissime entrature proprio da quelle parti. Un terzo commissario, se serve e noi ne dubitiamo, dovrebbe avere delle competenze e delle esperienze ben diverse da quelle di Cicchetti». Intanto sempre Acerbo denuncia che «grazie a una delle tante leggi vergogna berlusconiane» Cicchetti in appello ha avuto accesso alla "definizione agevolata" cioè la riduzione dell'importo del risarcimento a solo il 10% della somma fissata inizialmente. Dei 25 mila euro stabiliti dal giudice ne ha dovuti versare appena 2.500.

 14/09/2010 9.04