Parchi regionali, l'analisi di Wwf e Cgil: «su 4 solo 1 è in regola»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Da Wwf e Cgil una riflessione sullo stato degli Enti Parco in Abruzzo. La Lega chiede l'»immediata» chiusura del Sirente Velino.*CIMINI (PARCO MAJELLA) CONTRO WWF E CGIL

L'associazione ambientalista e la sigla sindacale si chiedono cosa stia succedendo agli Enti che gestiscono i parchi naturali, regionali e nazionali, della nostra regione.

La legge sulle aree naturali protette prevede che ogni Ente Parco sia gestito attraverso un presidente ed un consiglio direttivo, con un direttore, iscritto in un albo nazionale dei direttori e scelto dal Ministro dell’Ambiente su segnalazione di una terna di nomi da parte degli Enti. A questi organi si affianca la Comunità del Parco, costituita dai rappresentati degli Enti locali che ricadono nel perimetro dell’area protetta.

«Ad oggi, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è l’unico parco a presentare una situazione corretta. Ha un presidente, un Consiglio direttivo ed un direttore (anche se quest’ultimo ha recentemente presentato le proprie dimissioni)», dicono Dante Caserta, consigliere nazionale Wwf e Mimì D’Aurora, responsabile Ambiente Cgil Abruzzo.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è stato commissariato dal 2006 fino al 2010. In questo periodo si sono alternatiti ben 3 commissari. Il 7 luglio 2010 l’ultimo commissario, Arturo Diaconale, giornalista, «senza alcuna competenza in materia di gestione di aree naturali protette, è stato nominato presidente, ma da allora non è stato ancora nominato il Consiglio direttivo», denunciano l'associazione ambientalista e il sindacato.

Permane quindi anche per questo Parco una forma gestionale anomala. Dal 2004 il Parco è privo di un direttore nominato secondo quanto prevede la legge: le funzioni di direttore vengono così svolte da un coordinatore tecnico-amministrativo con contratto a termine rinnovato annualmente non iscritto nell’albo nazionale dei direttori».

Il Parco Nazionale della Majella è privo del Consiglio direttivo dal 4 novembre 2007. Per quasi due anni è stato governato solo dal presidente Giuliante il cui mandato è scaduto il 31 dicembre 2009. La norma non prevede che il presidente assuma a sé anche le competenze proprie dei Consigli Direttivi. Giuliante è stato successivamente nominato Commissario, carica che ha conservato anche quando è stato eletto consigliere regionale.

Oggi, dopo la sua nomina ad assessore regionale, è stato sostituito da un altro commissario, Franco Iezzi, direttore del Consorzio Industriale di Sulmona, «che non risulta abbia mai avuto competenze su questioni ambientali e men che meno su conservazione della natura. Il direttore, nominato dal 1997, senza l’individuazione di una terna di nomi, è stato riconfermato con successive proroghe».

Poi c'è il Parco Regionale del Sirente-Velino, privo di presidente e di Consiglio direttivo, è commissariato dal febbraio del 2010 senza alcuna motivazione. «L’attuale direttore non è iscritto all’Albo nazionale dei direttori degli Enti Parchi. In tutti i parchi le Comunità del parco, non riescono neppure a riunirsi, figuriamoci ad elaborare una politica gestionale e programmatoria delle attività sul territorio».

«La politica», sostengono Caserta e D'Aurora, «sembra che si sia impadronita degli Enti Parchi e non riesce neppure a nominare gli organi di gestione. Preferisce affidarli a singoli uomini, spesso senza alcun legame con il territorio e con le attività più caratteristiche delle aree protette, lasciandoli al comando di enti che richiederebbero invece gestioni democratiche e partecipate come prevede la legge. In assenza di indicazioni politiche-gestionali che vadano nella direzione di un vero sviluppo sostenibile e con la carenza di professionalità adeguate a tutti i livelli, le aree protette non sono in grado di svolgere la loro funzione di crescita anche economica di un territorio».

LA LEGA CHIEDE L'URGENTE CHIUSURA DEL PARCO SIRENTE VELINO

Intanto la Lega Nord Abruzzo torna a chiedere la chiusura del Parco Sirente Velino: «la struttura è commissariata e pertanto in totale balìa di se stessa. Si obbietterà che sono anche altre le strutture sotto un commissario, ma la Lega evidenzia la particolare urgenza dell’area del Sirente Velino, a causa dei Comuni che boccheggiano per una situazione che non conduce loro alcun vantaggio, anzi, produce soltanto una vera e propria “pastoia” allo sviluppo economico dell’intera zona».

«Storicamente», denuncia ancora la Lega «si è rivelato un inutile “poltronificio”, fatto di incarichi formali che non hanno prodotto alcun beneficio per gli abitanti di quelle zone. Popolazioni che, con le loro amministrazioni comunali e da queste legalmente rappresentate, sole avrebbero il diritto di disporre e beneficiare dei vantaggi che la corretta gestione del territorio potrebbe produrre».

04/03/2011 12.50

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CIMINI (PARCO MAJELLA) CONTRO WWF E CGIL

 «Lo spirito di fondo che permea il comunicato, la spasmodica attenzione alle poltrone, il timore ad usare un linguaggio consono alle finalità dei Parchi, riflettono con sufficiente chiarezza le cause di fondo del degrado, in tutta Italia ed a tutti i livelli, della politica per i parchi e le aree protette», commenta il direttore del Parco Nazionale della Majella, Nicola Cimini. «Il conflitto di interessi, quando si occupano poltrone nel mondo degli interessi che si difendono, esiste soprattutto nel mondo ambientalista- sono tante e spesso prestigiose le poltrone occupate, sovente con esiti nefasti per le sorti dell'area protetta, grazie proprio a quella invasione della politica che si contesta- e nello stesso sindacato».
«Possiamo forse dimenticare», continua Cimini, «lo scempio che è stato fatto del Parco Nazionale d'Abruzzo sia del territorio, che delle norme ripetutamente violate, che dello sperpero di pubblico denaro,- oltre 10 milioni di euro di buco di bilancio- mentre era Presidente di quel Parco il Presidente Nazionale del WWF? Possiamo forse dimenticare le precise condanne della Corte dei Conti al riguardo? Come si è potuto, in quel Parco e con quella gestione, far dimettere dal Consiglio Direttivo dell'Ente proprio uno dei rappresentati delle associazioni ambientaliste, un medico, per affidargli le funzioni di direttore del Parco, senza terna, senza decreto di nomina e senza che fosse iscritto all'apposito albo ?. E non è stato proprio in quel Parco e con quella gestione, in pieno 2001, che si è operato uno dei maggiori scempi ambientali, con il taglio di oltre 2000 piante di faggio sul monte Ceraso , tanto da far titolare l'Espresso del 21 novembre 2001, "Tagliatutto, il terrore del Parco?"».

«IL PARCO È IN REGOLA»

«Il Parco Nazionale della Majella», assicura ancora il direttore, «essendo dotato sia del Piano del Parco che del Piano pluriennale economico e sociale per la promozione delle attività compatibili non corre alcun rischio né sotto l'aspetto della tutela, né sotto quello della programmazione delle attività economiche».
«Il bilancio preventivo 2011», continua il direttore, «a dispetto della crisi economica ed istituzionale prevede investimenti per oltre 3 milioni di euro per incentivare quelle politiche finalizzate ad incrementare nel tempo l'accrescimento del capitale naturale.
Certo, forse il Parco Nazionale della Majella avrebbe potuto fare sicuramente di più se avesse potuto concentrarsi unicamente sulle politiche di conservazione e sviluppo della sostenibilità forte, piuttosto che essere costretto a difendere il territorio da iniziative potenzialmente devastanti. Come quella che vide pienamente protagonista, proprio la CGIL, che ad appena un anno dalla nomina del primo organismo di gestione dell'Ente, nel giugno del 1998, lamentando, proprio come oggi, la mancanza da parte dell'Ente Parco di una politica di programmazione- eppure in quel periodo si stavano investendo oltre 30 miliardi di lire- sponsorizzava un devastante progetto di impianti di risalita, a Caramanico Terme, nel cuore della Riserva Naturale dello Stato della Valle dell'Orfento».

«Il Parco», continua Cimini, «ha sempre agito nel rispetto della norma. Anche nel caso lamentato nel comunicato, della nomina del direttore. In effetti, il direttore del Parco che scrive, è stato nominato con Decreto del Ministro dell'Ambiente dell'epoca, Ronchi nell'ottobre del 1996, ed ha preso servizio, dopo la registrazione del decreto, la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e la firma del contratto con l'Ente, il 1° gennaio 1997. La norma vigente al momento, non prevedeva alcuna terna, ma solo l'obbligo della iscrizione all'apposito "elenco di idonei all'attività di direttore di Parco". Requisito che il Direttore del Parco aveva, avendo partecipato all'apposito concorso nazionale bandito dal Ministero dell'Abiente. Requisito che non possedeva invece il candidato proposto dal rappresentante del WWF all'interno del Consiglio Direttivo dell'Ente, che propose il proprio marito per il delicato incarico- di questo esiste copia del Verbale della seduta di Consiglio Direttivo dell'Ente-. Successivamente il direttore è stato rinominato- non prorogato quindi- con Decreti dei Ministri dell'Ambiente del periodo, Matteoli e Pecoraro Scanio».
«Non si può non chiudere con una riflessione amara», sostiene Cimini: «se un sindacato offende gli operatori dei parchi "a tutti i livelli", nel modo esplicito del comunicato, forse è il caso di cominciare ad elaborare ed attuare, nuovi modelli organizzativi per la loro difesa».

05/03/2011 10.13