Favoritismi della Asl di Teramo? I dubbi che le inchieste non sciolgono

Alessandro Biancardi

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 Favoritismi della Asl di Teramo? I dubbi che le inchieste non sciolgono
IL CASO. TERAMO. Una onlus che lavora bene, offre assistenza riabilitativa a tantissime persone ed ha un rapporto speciale con la Asl.

L’Anffas da un decennio riesce a garantire i suoi servizi grazie agli accreditamenti concessi dalla Regione e poi raddoppiati anche senza avere titoli e capacità produttiva, come confermato dai risultati investigativi di una inchiesta teramana.

E’ la tesi della polizia giudiziaria che aveva ipotizzato anche «una associazione a delinquere per depredare fondi pubblici» ipotesi non condivisa dal pm che ha chiesto l'archiviazione dell’indagine la quale ha evidenziato sì incongruenze e dubbi ma forse anche poche prove concrete sui reati ipotizzati. Nel caso in cui vi sarà l’archiviazione per la giustizia italiana non vi saranno reati ma la storia non diventa per questo meno interessante.

Ci sono, infatti, molte domande che non trovano risposta. E siccome dei costi sanitari se ne parla molto, risposte chiare dovrebbero esserci proprio perché al governo c’è qualcuno che pubblicizza riforme, riordine e tagli agli sprechi o ai benefici.

Secondo quali norme la Asl di Teramo, allora, ha concesso direttamente l’uso di suoi locali prima gratuitamente e poi con un canone minimo alla Anffas onlus? E’ opportuno che un medico che lavora alla stessa Asl con un ruolo importante sia contemporaneamente il rappresentante legale della Onlus che contratta con l’ente pubblico affitto e prestazioni? Con quali criteri sono stati raddoppiati gli accreditamenti dalla Regione nel 2005 all’Anffas? E’ una delibera valida a tutti gli effetti oppure no? E perchè la giunta regionale di allora (giunta Pace) aumentò il budget a quella e ad altre strutture poco prima delle elezioni? La Asl di Teramo poi certifica il raddoppio del budget con una determina dirigenziale: siamo davvero sicuri che questo atto sia inattaccabile?

Alcune di queste domande se le sono poste anche i giudici amministrativi che potrebbero pronunciarsi a breve.

Avremmo voluto girare queste domande all’attuale manager Asl, Giustino Varrassi, che si è insediato da pochissimo e che dunque probabilmente non ha avuto ancora il tempo per “metabolizzare” questa complessa vicenda.   

«ACCORDO PREESISTENTE AGLI ATTI»

Per gli inquirenti gli obiettivi erano chiari: bisognava concedere i locali alla Onlus per poter poi puntare sull’aumento degli accreditamenti e del budget cosa che si è concretizzata prima con l’intervento della Regione (2005) e poi della Asl (2008), in pieno commissariamento.

«Un meccanismo all’apparenza perfettamente legale di elargizione di denaro pubblico a strutture amiche», scrivono gli investigatori teramani, «il tutto con violazioni gravi e ripetute dei principi di imparzialità, buon andamento e trasparenza della attività della pubblica amministrazione».

«Tali irregolarità connotano una vera e propria associazione a delinquere. Condizioni queste foriere potenzialmente di altri gravi reati quali il peculato», concludono i finanzieri.

TUTTI UGUALI?

Provando ad ipotizzare che tutta la vicenda Anffas sia scevra non solo di reati ma completamente regolare sotto ogni punto di vista (anche amministrativo) c’è però un grosso problema, forse il più grosso.

Se il trattamento adottato dalla Asl di Teramo con la onlus è stato lo stesso tenuto con altre strutture sanitarie, allora avremmo la prova del nove: la Asl è stata davvero irreprensibile ed imparziale (come è obbligo per una pubblica amministrazione). Non ha favorito nessuno ed ha adottato stessi principi e stesse regole con tutti.

La risposta al momento non c’è ma alcuni ricorsi al Tar mirano a provare proprio una certa disparità di trattamento e dunque favoritismi ad alcune strutture sanitarie e problemi creati ad altre (che pure potrebbero parlare di “poteri forti”).

Si parla per esempio di richieste inviate alla Asl che non hanno ottenuto risposte celeri e positive come quelle ottenute dall’Anffas, si parla di imprese sanitarie (non associazioni senza scopo di lucro) che non riescono a competere in regime di libera concorrenza a causa delle scelte della pubblica amministrazione. Che rischiano il fallimento o non possono crescere come vorrebbero. Accuse da provare nei giudizi in corso.

OLTRE GLI ACCREDITAMENTI C’E’ DI PIU’: IL PROGETTO SPECIALE DA 500MILA EURO

Oltre le prestazioni in convenzione, nel 2010 (giunta Chiodi, assessore Venturoni) l’Anffas di teramo  ha potuto beneficiare anche di fondi pari a 500mila euro per un progetto speciale.

Si tratta di una iniziativa approvata dalla Giunta regionale con deliberazione n. 395/P del 17/05/2010 che per l’anno 2010 prevede il progetto sperimentale “verso l’autonomia dalla riabilitazione all’abilitazione” proposta dalla Asl di Teramo.

Con la fine del progetto sperimentale di cui non si conoscono gli esiti, nel 2010 (novembre-dicembre) si crea una situazione di disagio per i pazienti della riabilitazione motoria per carenza di risorse. Addirittura si rischia di lasciare senza aiuti centinaia di pazienti.

La cosa la illustra bene una interrogazione a firma del consigliere regionale Idv Cesare D’Alessandro indirizzata al presidente Chiodi: «….il centro riabilitativo S.Atto a Teramo gestito dall’Anffas, terminati i fondi erogati da parte della Regione, tra pochi giorni sospenderà le cure ai pazienti disabili; tantissimi giovani, soprattutto bambini con gravi disabilità resteranno senza alcuna cura, gettando nello sconforto le famiglie che con tanto amore seguono le problematiche sanitarie dei loro figli…»

A tale interrogazione rispondono con una nota senza numero di protocollo e senza data, indirizzata al commissario ad Acta per l’attuazione del piano di risanamento del sistema sanitario, il dirigente del servizio Assistenza ospedaliera specialisticambulatoriale, riabilitativa protesica e termale, Riccardo Brandimarte, e la responsabile dell’ufficio Lucia Colarossi.

Nella nota si legge che «il rappresentante legale della fondazione Anffas di Teramo ha sottoscritto in data 31/05/2010 il contratto per l’erogazione di prestazioni riabilitative per l’anno 2010 per un importo complessivo pari a ad € 2.122.942», non di € 3.200.000 come da proposta budget 2009 della Asl di Teramo, «detto importo corrisponde alla capacità produttiva massima della struttura». Nella risposta si legge anche un passaggio molto importante:«non sono stati effettuati tagli al tetto si spesa derivanti dagli adempimenti del piano di rientro»

Dunque la Regione certifica di recente prestazioni riabilitative convenzionate alla onlus per 2,1 mln e non più di 3,2 come pure contenuto negli atti della Asl e poi conferma che a questo soggetto convenzionato non sono stati effettuati tagli al tetto di spesa.

In questi tempi di crisi e di magra di sicuro un bell’aiuto. Anche perchè la lista di chi ha subito tagli è più lunga.

a.b. 04/03/2011 11.12