La Cassazione boccia i risparmi a tutti i costi, più importante è la salute

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2761

La Cassazione boccia i risparmi a tutti i costi, più importante è la salute
ROMA. «I criteri di economicità, nel contenimento della spesa sanitaria, non possono prevalere sul diritto alla salute dei cittadini ricoverati negli ospedali». (Nella foto: il procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi ed il subcommissario, Giovanna Baraldi) 

«Le dimissioni del paziente devono essere decise solo in base a valutazioni di “ordine medico” e non ancorate ai criteri fissati dalle “linee guida” in uso nelle strutture sanitarie”».

 Lo dice la Cassazione, sentenza 8254/11 Quarta sezione penale, che con questa sentenza ieri ha forse scritto la pietra tombale di tutti i piani di rientro dai debiti della sanità, quello abruzzese soprattutto. In primo piano ci deve essere la salute dei cittadini, i risparmi vengono dopo e dove è avvenuto il contrario evidentemente si è fuorilegge. La vicenda oggetto della sentenza è quella di un paziente cardiologico dimesso dall’ospedale dopo dieci giorni di cure e morto a casa la notte del giorno delle dimissioni. Secondo i parenti, che hanno denunciato il cardiologo, l’uomo si sarebbe salvato se fosse rimasto ancora in ospedale.

Il medico era stato assolto nel processo  che era seguito, ma la Cassazione ha detto che il processo si deve rifare. La sentenza è stata accolta con favore dai medici nella parte che riconosce la centralità e l’importanza dell’atto medico, ma viene criticata nella parte che di fatto va a sanzionare il medico e non l’ospedale o le linee guida approvate dai Piani regionali. In realtà, da tempo i medici lamentano la trasformazione del loro status, da professionisti della salute a dirigenti impegnati a far risparmiare le aziende sanitarie. Il che non è molto gratificante per chi ha scelto la medicina e non l’economia o la gestione aziendale. In realtà che la Cassazione abbia enunciato questo principio della prevalenza dell’atto medico rispetto ai problemi del risparmio a tutti i costi (e sulla pelle dei cittadini) si poteva intuire anche dalla pronuncia del Consiglio di Stato che ha bloccato la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele. Scriveva nel suo ricorso l’avvocato Simone Dal Pozzo, che difende le ragioni di chi si oppone alla chiusura: «i modelli economici applicati al nostro territorio sono inefficaci e sbagliati. Infatti nascono dalle esperienze nelle aree urbane, dove i servizi sanitari sono più diffusi e raggiungibili sul territorio. Cosa che non avviene nelle nostre aree geografiche. Quindi uno standard teorico, anche perfetto, sul taglio dei posti letto non è applicabile all’Abruzzo interno, che è una regione montuosa e non una città lineare o un’area metropolitana».

 E l’affermazione vale non solo per Guardiagrele.

Sebastiano Calella  04/03/2011 9.39