Difensore civico regionale annullato, fu un’elezione difficile

Alessandro Biancardi

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I DOCUMENTI. ABRUZZO. Il 6 ottobre del 2009 ci sono volute 5 votazioni per eleggere Giuliano Grossi alla carica di Difensore civico regionale.

Alla fine non ci fu la maggioranza dei 2/3 richiesta nei primi tre scrutini, né arrivarono i 23 voti necessari nel quarto voto, ma la nomina passò solo con la maggioranza dei presenti e cioè 22 voti. Segno che anche allora non tutti erano d’accorso con quel nome e che l’imposizione venuta dall’alto aveva scombinato gli accordi, tanto che alcuni esponenti della maggioranza non parteciparono nemmeno alla votazione e polemizzarono già allora sul curriculum sconosciuto. E’ quello che si scopre leggendo il verbale di quella seduta del Consiglio regionale, dove sono registrati con chiarezza proprio quei punti che il Tar ha sanzionato: la data della convocazione in ritardo e la comunicazione del curriculum dei candidati solo ai capigruppo (e non a tutti i consiglieri).

Ci sono poi altre notizie interessanti: la pubblicazione del bando in estate, l’arrivo di 42 domande (di cui quattro non valutabili dei candidati Nando Cerasoli, Vittoria Colangelo, Lorenzo Esposito e Michele Ramundo) e l’attivismo dell’allora vice capogruppo Emiliano Di Matteo, impegnato a chiedere brevi sospensioni dei lavori del Consiglio per far passare la candidatura Grossi. C’è però anche lo scrutinio segreto al momento dell’elezione, il che renderà difficile l’identificazione dei responsabili del danno erariale, se la Corte dei Conti chiederà di restituire i soldi dello stipendio a due Difensori in carica, quello legittimo e l’altro. Nel verbale infine c’è traccia del dibattito politico: da una parte Maurizio Acerbo, Rc, e Camillo D’Alessandro, Pd, che chiedevano alla maggioranza una rosa di nomi per effettuare una scelta condivisa e non imposta, trattandosi del difensore dei diritti di tutti i cittadini: «il coinvolgimento dell’opposizione nella nomina sarebbe un nuovo stile di governo», dissero insieme. «Niente da fare - rispose Di Matteo dopo l’ennesima sospensione - decide (…e sbaglia, si direbbe ora dopo l’annullamento da parte del Tar) la maggioranza da sola».  E così furono necessarie più votazioni, con Sisti che si attestò a 16 voti e Giuliano Grossi che fu eletto con 22 favorevoli.

Una lettura attenta del documento può risultare oggi molto interessante.

Sebastiano Calella  01/03/2011 9.10