Il pasticcio del Difensore civico: tutti contro la "meritocrazia" di Chiodi

Alessandro Biancardi

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Il pasticcio del Difensore civico: tutti contro la "meritocrazia" di Chiodi
ABRUZZO. «Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa», scrive il Tar L’Aquila dopo aver annullato la nomina di Giuliano Grossi a Difensore civico regionale, eletto dal Pdl nell’autunno del 2009.

«Chi pagherà i mancati stipendi dell’altro Difensore civico Nicola Sisti illegittimamente sostituito ed ora tornato alle sue funzioni?», chiede il consigliere regionale Claudio Ruffini, Pd.

«Ormai siamo alla demeritocrazia – infierisce l’onorevole Daniele Toto, Fli - io lo avevo già denunciato subito dopo la nomina».

 Silenzio imbarazzato nel Pdl, ma ci sono voci critiche interne contro la conduzione del partito portato a fare questa brutta figura: a bruciare di più è l’aspetto politico dello stop del Tar, con la bacchettata sulle procedure anomale dell’elezione di Grossi. Qualcuno pensa addirittura che possa saltare la pace interna al Pdl: questa nomina infatti si inserisce nel pacchetto che all’epoca fu concordato tra il senatore Andrea Pastore ed il presidente Nazario Pagano e coinvolgeva anche i componenti del Nucleo di valutazione del Consiglio regionale.

Dunque, il difensore civico doveva essere in quota presidente Pagano, poi il senatore Pastore puntò i piedi e scippò questo incarico per Giuliano Grossi, suo collaboratore.

«La “rivoluzione meritocratica” strombazzata da Chiodi è un’allucinazione, la realtà è quella della consueta spartizione partitocratica degli incarichi», commenta Maurizio Acerbo (Rc), «come contestammo a suo tempo è vergognoso che il centrodestra poi proceda con logiche spartitorie di schieramento anche su incarichi come quello di difensore civico che dovrebbe avere caratteristiche di terzietà e indipendenza dall’esecutivo. E’ scandaloso che si ritenga un incarico “fiduciario” della maggioranza anche quello del difensore civico e che lo si affidi a un esponente di partito con il "manuale Cencelli" e non sulla base di criteri di competenza e autorevolezza. Pur di nominare un fido collaboratore del senatore Pastore il centrodestra non ha esitato a spaccare il Consiglio Regionale fregandosene delle nostre richieste di addivenire a un voto a larga maggioranza dopo una comparazione dei curricula. Ora la vicenda si chiude nel ridicolo come emerge chiaramente dalla lettura della sentenza del TAR che allego».

«Contrariamente a quello che si predica – insiste Toto - non è il merito che si fa spazio in molti atti del Pdl, ma un’incurante prepotenza che affianca alla macelleria sanitaria quella istituzionale. La censura del Tar dimostra la disinvoltura con cui si stravolgono le regole per il funzionamento delle istituzioni. Eccoli i “poteri forti” stavolta sorpresi con le mani nella melassa…».

«Anche il Pd all’epoca aveva denunciato l’irregolarità della nomina, oggi sancita dal Tar – spiega Ruffini - e addirittura si era spinto a chiederne l’annullamento in autotutela, ma la maggioranza rifiutò. Ora chi paga i danni? La Regione tutta, cioè i cittadini vittime di questi giochetti, o i consiglieri che hanno votato la delibera?».

In attesa di risposte, chi sarà da oggi il Difensore civico? Come detto il Tar ha ordinato di applicare la sentenza, ma non è detto che questo avvenga subito. Addirittura potrebbe non avvenire e quindi l’interessato che ha vinto il ricorso dovrebbe attivare un giudizio di ottemperanza per ottenere il rispetto della decisione del Tar, anche nelle more di un eventuale ricorso al Consiglio di Stato. Il che porterebbe via altro tempo e significherebbe altre spese. Un argomento, quest’ultimo, che non piace molto ai Consiglieri regionali che sentono sul collo il fiato della Corte dei conti. Come noto, infatti, il Consiglio regionale non “paga” mai quando è in sede legislativa: in questa funzione non ha responsabilità per una decisione che si basa su un atto normativo, cioè su una legge.

Paga, invece, e direttamente se ha un ruolo amministrativo, se cioè un provvedimento adottato per il funzionamento di un Ente ha provocato un danno. Su chi paga effettivamente invece ci sono scuole differenti di pensiero. Secondo alcuni, a pagare dovrebbero essere solo i consiglieri che hanno votato la delibera, in questo caso il Pdl. Secondo altri, dovrebbero pagare anche i consiglieri di opposizione che non hanno motivato espressamente il loro voto contrario, quindi anche il Pd.

E se così fosse, si scatenerebbe la bagarre sul verbale di quella seduta che potrebbe non riportare dettagliatamente (salvo registrazione audio degli interventi) le dichiarazioni di voto contrario. Ma soprattutto se ci fosse stato un voto a scrutinio segreto, come capita di norma nel caso delle nomine, sarebbe un pò difficile risalire ai responsabili. A meno che la Corte dei Conti non recapiti a tutti i consiglieri un “invito a dedurre”, salvo poi decidere autonomamente chi sono i responsabili del danno.

Ad esempio potrebbe venir fuori che la responsabilità sia tutta dell’ufficio di Presidenza che ha convocato in ritardo di due giorni la seduta utile del Consiglio regionale. Certamente la richiesta Pd di annullamento della nomina in autotutela, respinta proprio dal presidente e dalla Conferenza dei capigruppo, indirizzerebbe la responsabilità verso il presidente Pagano. Il quale a sua volta potrebbe eccepire che la data da cui si deve partire per il conteggio dei 20 giorni utili non è il 5 ottobre, giorno della nomina, ma quello della comunicazione all’interessato, che è successivo: quindi il Consiglio era stato convocato regolarmente.

Resterebbe il problema della mancata distribuzione ai Consiglieri del curriculum dei candidati. Ma tutte queste eccezioni ed altre che potrebbero spuntare sono forse interessanti solo per i cultori del diritto amministrativo. Resta che la sentenza del Tar ha fatto decadere il Difensore civico e che il nuovo (cioè quello che era in carica precedentemente) potrebbe trovare difficoltà a tornare ad operare. Una situazione difficile da gestire con la vocazione masochistica del Pdl nel farsi male da solo: forse era infettiva la sindrome del Pd che consegnò la Regione a Chiodi.

 Sebastiano Calella  28/02/2011 8.51