Salta il difensore civico regionale. Il Tar boccia la nomina regionale di Giuliano Grossi

Alessandro Biancardi

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Salta il difensore civico regionale. Il Tar boccia la nomina regionale di Giuliano Grossi
LA SENTENZA. ABRUZZO. Il Tar l’Aquila boccia la nomina di Giuliano Grossi a difensore civico della Regione e rimette in carica Nicola Sisti (nella foto), illegittimamente sostituito un anno e mezzo fa.

Otto pagine di sentenza smontano pezzo pezzo la delibera approvata dalla maggioranza di centrodestra alla Regione e accolgono completamente le tesi illustrate nel ricorso contro quella nomina.

«La mia è una soddisfazione enorme – dichiara l’avvocato Sisti – e non tanto per motivi personali, quanto perché è stato riconosciuto che erano del tutto fondate le mie ragioni a sostegno dell’illegittimità della mia sostituzione. C’era stata una lesione della legge ed il Tar l’ha messa in evidenza, ristabilendo la regolarità degli atti». Dunque tornerà subito ad esercitare le funzioni di Difensore civico? E l’avvocato Grossi smette subito?

«La sentenza ordina all’autorità amministrativa di eseguire la decisione, si vedrà cosa la Regione decide di fare – conclude Sisti – io non ho rancori per nessuno, certo la mia sostituzione fatta in quel modo non è stata un bell’esempio. Diciamo che mi sono difeso con l’aiuto del difensore civico ingiustamente rimosso….».

 Come si ricorderà, la nomina di Grossi era sembrata un’imposizione politica da parte della corrente pescarese di Forza Italia che fa capo al senatore Andrea Pastore, di cui Grossi è strettissimo collaboratore. Ed il ricorso dell'avvocato Sisti contro quella nomina a difensore civico si basava sulla mancata osservanza dei tempi entro i quali la nomina doveva avvenire e sul presunto mancato esame comparativo del curriculum dei singoli candidati.

Inizialmente il Tar non aveva concesso la sospensiva, non ravvisando la possibilità di danni gravi e irreparabili né per gli interessati né per la Regione ed aveva fissato l’udienza di merito in questi giorni. Danni per i protagonisti non ci sono stati, visto che Sisti dovrebbe ottenere il risarcimento per quest’anno e mezzo di lavoro non svolto, ma a pagare saranno i cittadini, salvo un intervento della Corte dei conti per danno erariale.

DUE IRREGOLARITÀ MOLTO EVIDENTI HANNO PROVOCATO L’ANNULLAMENTO DELLA NOMINA DI GROSSI

La sentenza, esemplare nella sua semplicità, boccia su tutta la linea il comportamento della presidenza della Regione che è incappata in un paio di sviste madornali. Intanto la tardiva convocazione del consiglio regionale, rispetto ai tempi giusti per procedere alla sostituzione di Sisti. Infatti il difensore civico uscente era stato nominato il 5 ottobre del 2004, con una durata dell’incarico di 5 anni, che poteva essere tacitamente rinnovato se non veniva revocato entro 20 giorni prima della scadenza.

Cioè il Consiglio doveva essere convocato almeno entro il 15 settembre e non il 17, come avvenuto fuori tempo massimo. Il secondo errore è stata la mancata comunicazione ai capigruppo del curriculum dei singoli candidati, per consentire una valutazione comparativa. Invece era stato comunicato solo un elenco riepilogativo e a nulla era servito il tentativo del Presidente Nazario Pagano di sanare l’irregolarità durante il dibattito in aula. L’omissione non può essere sanata, spiega il Tar, facendo appello ad un diritto dei consiglieri, che comunque esiste, di consultare tutti gli atti della Regione. Inoltre, e qui si affacciano le ragioni politiche di quella scelta infelice, all’epoca il capogruppo Pdl sostenne pubblicamente, e con lui molti altri consiglieri di maggioranza e di opposizione, che la nomina di Grossi era stata un’imposizione politica. Di qui la bocciatura su tutta la linea e l’ennesima sconfitta di un modo improvvisato di governare.

GLI INTRECCI POLITICI E GLI SGAMBETTI ALL’INTERNO DEL CENTRODESTRA

Ma è proprio l’imposizione politica, ribadita dal Tar, che mette in luce i meccanismi di questa nomina da spoil system, questa volta interno alla maggioranza. L’avvocato Nicola Sisti, già An, era stato nominato dal Centrodestra ed aveva ben meritato, ottenendo consensi bipartisan per la sua attività. Ma il Centrodestra, invece di confermarlo, aveva deciso – a Pescara – di sostituirlo. All’epoca si parlò con insistenza della nomina di un avvocato pescarese di area radicale al quale era stato promesso il posto. Detto fatto, il bando per il difensore civico fu pubblicato ad agosto, con scarsa visibilità. Quando l’operazione stava per concludersi positivamente per l’aspirante ed il suo protettore, il senatore Pastore si inserì e riuscì ad imporre il suo collaboratore Grossi. Ma non si accorse che i tempi e i modi erano sballati, quasi un sgambetto in extremis. A caso o per scelta del presidente Pagano?

Sebastiano Calella  26/02/2011 11.00