Aiw, per salvare l’orso marsicano «stop a girandola di soldi e circo delle ricerche»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si pretende di salvare l’orso, ma non si è mai fatto nulla di veramente concreto per giungere a questo risultato.

Un’accusa pesante quella di Franco Zunino, segretario generale dell’Aiw (Associazione italiana per la Wilderness) che ‘boccia’ i provvedimenti individuati fino ad ora per salvare l’orso bruno marsicano, primo tra tutti il Patom (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Marsicano), lo strumento di conservazione della specie che si è adottato a livello nazionale, cominciando con l’istituire le zone contigue attorno ai parchi previste dalla legge italiana fin dal 1991.

«Non c’è nulla di peggio dell’ostinazione ed il perseverare negli errori», sottolinea Zunino riferendosi alla recente decisione delle autorità del Parco nazionale d’Abruzzo di formare un “Patom bis”.

«Un Patom bis – polemizza l’associazione - che per intanto ha permesso di trovare altri 3,6 milioni di euro di finanziamenti con i quali fare ripartire la girandola di soldi, dopo gli oltre 13 milioni di euro già inutilmente (ma solo per l’orso!) spesi fino ad oggi».

Per l’Aiw, dunque, non ci sarebbe alcuna tutela per la specie marsicana, ma solo una «grande abbuffata di soldi e il ‘circo’ di nuovi studi e ricerche, mentre gli orsi sono sempre meno e tutti sperano in… Dio».

«In pratica – aggiunge Zunino - mentre da un lato si crede di soddisfare l’opinione pubblica con iniziative inutili e sciocche come la piantagione di alberi di mele domestiche e l’innesto di quelle selvatiche, per non dire delle pianticelle di Ramno, da domani ricominceranno le ricerche ed i conteggi, le catture e le triangolazioni satellitari».

Ricerche che secondo l’associazione per la Wilderness non potranno che terminare con i più banali dei risultati, che non porteranno alcun vantaggio per la tutela del’orso bruno marsicano.

Innanzitutto la creazione di aree wilderness (o comunque di aree severamente chiuse) dove impedire drasticamente il turismo escursionistico tutto l’anno o almeno nelle stagioni critiche, per tutti; e non già con accessi a pagamento.

In secondo luogo le coltivazioni a perdere in tutte le aree agricole (o ex agricole) circostanti le aree di ambiente naturale della regione primaria per la vita dell’orso.

Si determinerà, poi, il blocco totale per ogni progetto di antropizzazione e/o urbanizzazione della regione primaria per la vita dell’orso, con un “non luogo a procedere” di principio per ogni progetto che fosse presentato, oltre all’indennizzo immediato, integrale (ovvero compreso i danni indiretti) per ogni perdita che allevatori e pastori subiscano da orsi, lupi o anche cani.

Altro risultato sarà la drastica riduzione della presenza del cinghiale e contenimento di quella del cervo.

Per l’Aiw le soluzioni sono altre: «Invece, forse dovremo ancora una volta vedere quella parte dei 3,6 milioni di euro reperiti che sarà stanziata per l’Orso marsicano, finire nelle tasche di studiosi e ricercatori, per giusti compensi per chi lavora, ma che nulla di nuovo porteranno per concreti ed immediati aiuti per la vita (la sopravvivenza!) dell’orso. Mentre non si trovano mai soldi per la campagna alimentare a favore dell’orso, per rimborsare pastori e allevatori e per impedire tagli boschivi con affitti ed indennizzi».

Infine, da parte dell’associazione, un appello che è anche una speranza: la previsione degli studiosi che hanno individuato una soglia del 3,2% che separa l’Orso marsicano dal rischio di estinzione, non deve diventare l’anticamera per proporre quello che da anni è un “antico” pensiero di molti: rinsanguare la popolazione con immissioni di orsi sloveni, «cosa che assicurerebbe ai ricercatori – conclude Zunino - possibilità di ricerche infinite, ma che scatenerebbe una rivoluzione popolare tra gli abruzzesi, i quali esigono che le autorità salvino l’Orso bruno marsicano, non un ibrido, non “un orso qualsiasi pur che resti l’orso” come si finirà per ragionare sull’esempio del Trentino, dove però la situazione genetica (e forse anche caratteriale) è ben diversa».

25/02/11 11.30