Petrolizzazione in Abruzzo, il punto di vista dei dipendenti Eni

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sulla petrolizzazione in Abruzzo intervengono i diretti interessati, cioè i dipendenti Eni.

Dopo le forti prese di posizione di associazioni ed esponenti politici che hanno dato vita ad un ampio dibattito sul tema anche i dipendenti del gruppo Eni e dell’indotto, rappresentati dalle organizzazioni sindacali di categoria Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil ed Rsu, vogliono esprimere le loro considerazioni.

«Nel corso dei sessant’anni di produzione di idrocarburi in Abruzzo non si è mai verificato alcun danno sia all’ambiente che alle persone».

Questo il punto di vista dei dipendenti che sottolineano, a riprova di questo, che dagli anni ‘70 al 2000, le attività minerarie in Abruzzo hanno avuto il massimo sviluppo d’investimenti e di produzione in concomitanza con la nascita della Regione Abruzzo quale “Regione dei Parchi”.

Secondo i dipendenti Eni, dunque, le risorse naturali della Regione possono essere prodotte in assoluta sicurezza nel rispetto delle rigide normative di legge e degli standard internazionali attualmente applicati e finalizzati alla salvaguardia delle persone, dell’ambiente e del territorio.

Da parte dei sindacati anche un punto di vista critico sulle prese di posizione contrarie agli insediamenti petroliferi: «Persone che – sottolineano i sindacati - senza le adeguate conoscenze tecniche, continuano a confondere lo sviluppo e la produzione di idrocarburi naturali con la costruzione di fantomatici impianti petrolchimici di raffinazione, per niente attinenti all’attività estrattiva».

Gli insediamenti avrebbero invece risvolti estremamente positivi, contribuendo fattivamente allo sviluppo sia occupazionale, dando lavoro a migliaia di famiglie, sia infrastrutturale, con la crescita dell’Aeroporto d’Abruzzo, dei porti e delle strutture alberghiere dell’intera regione.

«Altre regioni con questo patrimonio di energia naturale hanno saputo coglierne le opportunità di ricchezza – aggiungono i dipendenti Eni - coniugando perfettamente lo sviluppo con l’ambiente». Da parte di dipendenti e sindacati, dunque, un punto di vista diverso, che vede nel petrolio un’opportunità turistica e occupazionale, anziché un danno per la natura e l’ambiente.

Gli idrocarburi, tanto demonizzati dalle associazioni ambientaliste e da alcuni comitati con interessi locali, sarebbero invece il perno dello sviluppo sociale ed economico dell’Abruzzo in quanto quotidianamente utilizzati da tutti noi, nessuno escluso.

I dipendenti Eni ribadiscono anche che con il perdurare del periodo di crisi economica mondiale, che attanaglia pesantemente anche l’Abruzzo in termini occupazionali ed elevati costi energetici aggravanti i già difficili bilanci familiari, la regione non può permettersi di rinunciare a questo suo patrimonio energetico naturale che può diventare locomotiva trainante dello sviluppo economico regionale, con grandi investimenti e positive ricadute nel campo occupazionale.

Infine, una considerazione ‘etica’: «Noi lavoratori abruzzesi prima ancora di essere dipendenti dell’Eni e dell’indotto, siamo orgogliosamente cittadini d’Abruzzo e per primi ci adoperiamo nel rispetto ambientale della nostra terra anche, e soprattutto, a tutela di ciò che in futuro lasceremo a tutti noi e ai nostri figli».

25/02/11 11.01