Prusst, in 10 anni 766 mln, manca rendicontazione e progetti a metà

Alessandro Biancardi

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Prusst, in 10 anni 766 mln, manca rendicontazione e progetti a metà
L'INCHIESTA. ABRUZZO. Dopo anni la Regione si accorge che c’è qualche difficoltà nel rendicontare una marea di soldi e progetti in cantiere da quasi dieci anni. Così si pensa ad una società che dovrà monitorare i 766 mln del programma Pursst.

I Prusst  (programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio) sbarcano in Abruzzo attraverso due accordi quadro tra Regione e Ministero delle infrastrutture e dei trasporti: “La città lineare della Costa” (firmato nel 2002, con durata di 6 anni, quindi scaduto) e  “La città diffusa dei Parchi” (firmato nel 2003 con durata di 10 anni).

Allora il documento (quello del 2003) fu sottoscritto dal presidente della Provincia dell'Aquila, Palmiero Susi, dal presidente della Provincia di Teramo, Claudio Ruffini, dal sindaco dell'Aquila, Biagio Tempesta, dal sindaco di Teramo, Angelo Sperandio, dal presidente della Camera di Commercio dell'Aquila, Benito Bove, dal presidente della Camera di Commercio di Teramo, Giustino Di Carlantonio.

Entrambi gli accordi furono accompagnati da dichiarazioni trionfalistiche dei politici di turno. In particolare, il giorno della firma del secondo accordo fu definita dall’allora assessore ai Lavori pubblici, Giorgio De Matteis, come «una giornata storica per il futuro dell'Abruzzo».

In fondo il macro progetto era davvero ambizioso: 280 interventi pubblici per un ammontare di 766 milioni di euro, e 35 privati per un ammontare di 525 milioni di euro.

Per quanto riguarda gli interventi pubblici, 92 sono ancora previsti nell'area di Castel di Sangro, 118 nell'area L'Aquila- Chieti e 70 nell'area Peligna.

La sola progettazione delle opere è finanziata con 974.456,56 euro.

 COSA SONO I PRUSST?

I progetti proposti riguardano diverse tipologie generali: interventi per lo sviluppo turistico, interventi a sostegno dell'economia, interventi di valorizzazione ambientale, interventi infrastrutturali, interventi di riqualificazione urbana.

Tutti gli interventi nel dettaglio sono elencati in un comunicato stampa della Regione del luglio 2003.

Il secondo Prusst "La città diffusa dei Parchi" è quello che investe gran parte del territorio abruzzese «senza sovrapposizioni, ripetizioni o conflitti rispetto agli altri strumenti di programmazione regionale, - si legge nei comunicati del tempo- bensì all'insegna dell'integrazione tra ambiti subregionali ed interregionali diversi, nonché tra differenti strumenti di pianificazione e programmazione territoriale e locale».

La strategia di intervento del Prusst consiste principalmente nel costruire un sistema integrato di attività economico-produttive al fine di promuovere un modello di sviluppo regionale sostenibile sotto il profilo economico, ambientale e sociale. In particolare, l'obiettivo principale è quello di dotare il territorio di un sistema infrastrutturale di "reti e punti" che sia utile a raccordare le connessioni con il Centro Italia, interrompendo una sorta di "isolamento" nord-sud. 

 COME E’ ANDATA A FINIRE?

Bene. Cosa è stato fatto? A che punto è lo stato dell’arte? E’ difficile capire quanti e quali progetti siano stati realizzati. Non è cosa ardua solo per i giornalisti o per i cittadini, ma anche per il Ministero (che, se non vede i risultati, chiude i rubinetti) e per la Regione.

Dai verbali delle ultime riunioni del collegio di vigilanza composto da rappresentanti della Regione, del Ministero e del Provveditorato alla opere pubbliche emerge la necessità di contare, verificare, approfondire quanto realizzato, quanto rimasto a metà e quanto nemmeno iniziato.

«Occorre un nuovo cronoprogramma», «bisogna valutare se sono stati raggiunti gli obiettivi prima di liquidare», «serve una proroga del programma scaduto e un accorpamento dei due prusst». E’ il coro che si leva da più parti.  

Antonio Sorgi, direttore dell’area “Affari della Presidenza”, invece, ha suggerito di pervenire ad unico Prusst regionale che riveda tutti gli accordi quadro esistenti per avere così «un unico strumento di pianificazione di riferimento per tutte le fonti di finanziamento».

Ma in quelle assemblee si parla anche di liquidazioni, opere e di altre cose molto pratiche.

In una delle riunioni del collegio, avvenuta nell’estate scorsa, viene accordato alla Regione il saldo per la realizzazione del “treno dei parchi”, mentre invece viene negata una richiesta di acconto dell’80% del contributo per la realizzazione del sistema filoviario di Chieti. C’è bisogno di un nuovo cronoprogramma e della «verifica della reale e futura funzionalità dell’opera».

Il Ministero è come San Tommaso. La Regione corre ai ripari e mette nero su bianco le linee di indirizzo per uscire dal pantano in una delibera di giunta del gennaio scorso dalla quale emergono diverse necessità impellenti per recuperare il recuperabile.

 CHI MONITORA? UNA SOCIETA’ SEMPRE PRESENTE IN REGIONE

Una valanga di progetti e di fondi per finanziarli (non sempre andati a buon fine) dei quali non si riesce ad avere una rendicontazione. Un incarico troppo gravoso, secondo la Regione, da svolgere con «le esigue risorse umane disponibili».

Così ci si persuade all’idea che sia necessario conferire un incarico professionale per il controllo e se ne parla in una delle riunioni verbalizzate. Carlo Clementi, dirigente del Provveditorato alle Opere Pubbliche, ha proposto di verificare la disponibilità della società Ecosfera  affidataria in precedenza di un incarico di assistenza tecnica al monitoraggio. Francesco D’Ascanio, dirigente regionale del servizio “Pianificazione Territoriale ed Aree Urbane”, aveva manifestato qualche perplessità in merito all’incarico da affidare l’incarico ad Ecosfera pur assicurando di contattare la società in questione.

E in quell’occasione anticipò che, in caso di diniego, l’incarico si sarebbe potuto conferire ad un consulente di quella società, ora libero professionista, che in concreto si era occupato negli anni del Prusst.

Ecosfera è una società che vanta un’ascesa vertiginosa grazie a molte commesse pubbliche. Non nuova in Abruzzo, dove nell’era Del Turco le fu affidato lo studio (di cui sono rimasti sconosciuti i risultati) di fattibilità relativo alla realizzazione di una piattaforma strategica e del servizio di assistenza tecnica costato 223.200 euro (al netto di Iva, si spiega).

All’attivo ha anche un impianto fotovoltaico a Penna Sant’Andrea. Inoltre era presente anche nel supportare l’attività del Rup (responsabile unico del procedimento) per la realizzazione dell’Interporto di Manoppello.

Una società che però si trova anche nell’inchiesta della procura di Firenze, quella che descriveva gli affari della “cricca” e il sistema gelatinoso. La Ecosfera, infatti, vinse l’appalto molto contestato per la ristrutturazione della Caserma dei Marescialli di Firenze. Il titolare della società è  Ezio Gruttadauria, costruttore catanese che, all’inizio degli anni ‘90, era al centro di un’inchiesta della Direzione Antimafia di Palermo che aveva trovato due numeri telefonici con l’indicazione “ingegnere Gruttadauria” in alcune rubriche sequestrate nell’ambito della maxi indagine sulla spartizione degli appalti pubblici in Sicilia sotto il controllo di Cosa Nostra. 
Proprio in questa inchiesta, assieme ad altri costruttori finiti in carcere, era stato indagato Dino Anemone, (poi prosciolto nel 2004), il padre dei due imprenditori romani Daniele e Diego Anemone “patron” del Salaria Sport Village. 

Molto stretti i rapporti tra Ecosfera e Lamberto Quarta il quale nella campagna elettorale del 2005 organizzò alcune uscite pubbliche proprio con i responsabili della società che di lì a poco avrebbe vinto appalti e aggiudicatasi consulenze regionali.

 Manuela Rosa  24/02/2011 9.35