Entro il 2012 saranno tagliati 290 primari. Ecco la mappa della riorganizzazione sanitaria

Alessandro Biancardi

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Entro il 2012 saranno tagliati 290 primari. Ecco la mappa della riorganizzazione sanitaria
IL DOCUMENTO. ABRUZZO. Un taglio di 290 primari: al 31 dicembre del prossimo anno in Abruzzo resteranno 309 primari (il grafico però ne riporta 311), rispetto ai 601 che c’erano a fine 2009.

Inoltre ci saranno in tutto 21 distretti sanitari di base così divisi per Asl: 4 all’Aquila, 6 a Chieti, 6 a Pescara, 5 a Teramo. Mentre ieri il Consiglio regionale sulla sanità registrava il solito scontro Chiodi-opposizione, con l’impegno del presidente commissario di procedere rapidamente alla formulazione di un Piano operativo per il 2011, emergeva il documento che pubblichiamo e che fotografa come sarà la sanità abruzzese alla fine del prossimo anno.

E’ l’Azione 3 (Razionalizzazione delle Unità operative complesse) dell’Intervento 6 del Programma operativo 2010, sulla rete di assistenza ospedaliera. Almeno stando a questo documento che è già stato presentato al Ministero a Roma e che ha avuto l’assenso del Tavolo di monitoraggio, anche se successivamente c’è stato qualche piccolo aggiustamento. Il dato che balza agli occhi è la diminuzione dei primari. Se però sono chiare le tappe intermedie del dimagrimento di queste figure apicali (saranno 485 a fine giungo di quest’anno, 398 a fine 2011 e 311 a fine 2012), meno evidente è il significato pratico di questa diminuzione. Si chiami riorganizzazione, riordino, riconversione o addirittura potenziamento dei servizi, questa riduzione significa tagli e chiusure di reparti e forse di ospedali. Con l’aggiunta – non indifferente - di un ridimensionamento dell’importanza del numero dei Distretti sanitari di base, cioè le strutture sul territorio che per anni ci sono state presentate come importantissime per fare filtro ed evitare l’eccesso dei ricoveri.

Oggi questo cambio improvviso sull’importanza del ruolo di filtro è accreditato come indispensabile perché i Distretti non hanno funzionato, senza dire, però, che ciò è avvenuto per le scarse tecnologie di cui sono stati forniti e per il personale ridottissimo che vi ha operato.

CRITERI INCOMPRENSIBILI PER I TAGLI AI REPARTI ED AGLI OSPEDALI

Se si consulta con attenzione la tabella della distribuzione delle Unità operative complesse, quelle dirette dai primari, si scoprono scelte che non riconducono a criteri precisi e univoci, almeno così come vengono presentati nella premessa: «la riduzione è tesa a garantire e a migliorare la qualità dell’assistenza, la qualificazione delle prestazioni e la riduzione della mobilità passiva, le garanzie dei Lea e l’occupazione sostenibile».

 Non sembra essere il caso, ad esempio, della Cardiologia con Utic ed Emodinamica: ce ne sono 2 nella Asl dell’Aquila ed 1 in quella di Chieti, anche se la popolazione della provincia di Chieti conta 100mila abitanti in più rispetto all’Aquila. Ci sono poi 2 Geriatrie all’Aquila e Chieti, 1 a Pescara e nulla a Teramo. Per le Malattie infettive ne troviamo 2 all’Aquila ed 1 ciascuno a Chieti, Pescara e Teramo, cioè 2 reparti per 300 mila abitanti e solo 3 per il restante milione di cittadini.

Un solo reparto di Odontoiatria a Chieti. Per il Pronto soccorso ne troviamo 3 all’Aquila, 3 a Chieti, 2 a Pescara ed 1 a Teramo. Ciò significa che L’Aquila, Avezzano e Sulmona sono gli ospedali che restano attivi, mentre nella Asl di Chieti i 3 saranno quello del capoluogo, quello di Lanciano e quello di Vasto: addio ad Atessa ed Ortona.

A Pescara funzioneranno solo il Santo Spirito e Popoli (o Penne?). A Teramo sarà operativo solo il Mazzini. Le cifre riportate nella tabella servono a cercare di capire cosa resta e cosa scompare nell’assistenza sanitaria sul territorio.

Prendiamo il caso di Ostetricia, con annessa Pediatria. Nella Asl dell’Aquila ci sono 2 reparti (L’Aquila ed Avezzano) e scompare del tutto la sanità privata: addio Santa Maria di Avezzano. A Chieti ce ne sono 3 (la stessa Chieti, Lanciano e Vasto), con 2 Pediatrie soltanto: salta infatti quella di Vasto, mentre ad Ortona scompaiono del tutto sia l’Ostetricia che la Pediatria.

A Pescara ci sono 2 reparti, ma Penne è senza Pediatria, a Teramo restano il capoluogo ed Atri, mentre saltano Giulianova e Sant’Omero. Insomma dei 12 punti nascita attuali, a fine 2012 ce ne saranno solo 6 (Chieti, L’Aquila, Pescara, Teramo, Avezzano, Lanciano), mentre non è ancora chiaro quanti posti di Tin (terapia intensiva neonatale) ci saranno dei 16 che per numero di nascite spettano all’Abruzzo, così come ci dovrebbero essere 32 posti letto di terapia sub intensiva, 50 di Neonatologia e 160 culle.

Se questo è il quadro reale dell’offerta sanitaria sul territorio, si capisce ancora meno “l’algoritmo” con cui è stato ridefinito il numero dei primari e che doveva tener conto del «bacino di utenza, dei ricoveri appropriati, dei tassi di operatività e del modulo minimo di degenza».

Sebastiano Calella    23/02/2011 9.16