Sanità, il dossier Caramanico: «le 12 bugie di Chiodi»

Alessandro Biancardi

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Sanità, il dossier Caramanico: «le 12 bugie di Chiodi»
ABRUZZO. Un documento di 27 pagine realizzato dal consigliere regionale del Pd, Franco Caramanico, dal titolo le bugie di Chiodi.*ASL DI TERAMO, CGIL:«ATTO AZIENDALE CHE DETERMINA  SPRECHI E CLIENTELISMI

L'argomento è quello sempre scottante della sanità. Nel documento  vengono confutate alcune affermazioni del commissario straordinario al ramo in una lunga analisi (che pubblichiamo integralmente anche per dare a tutti la possibilità di leggerla per intero e farsi una propria idea).  Delle 12 «bugie» di Chiodi, Caramanico parte dal disavanzo stimato per il 2010. Per Chiodi sarebbe «al di sotto della percentuale fissata nel piano di rientro», ma per l'esponente del Pd non è così.

«Il Piano di rientro stabilisce una riduzione del deficit di 58 mln nel 2007, 98 mln nel 2008, e 129 mln nel 2009, per arrivare a una gestione in pareggio al 2010. Tali obiettivi sono stati rispettati al di là di ogni rosea previsione fino al 2009, passando da 469,40 mln del 2005 a 43,30 del

2009. Nel 2010 invece, con il commissario Gianni Chiodi, c’è stata una inversione di tendenza con un deficit salito fino a 101 mln».

«Falso» sarebbe anche che in due anni è stato ridotto del 22% il debito del sistema sanitario, o che nel 2008 ci sia stata l'esplosione del debito che era «il più alto d'Italia».

Tra le affermazioni non veritiere Caramanico mette anche la riconversione di «sei piccoli ospedali che presentavano dimensionamenti ridotti».

«Gli ospedali sono 5 e non 6», sottolinea il consigliere d'opposizione, «e sono state tagliate 11 postazioni territoriali di 118 nelle zone interne e attivate (guarda caso a Teramo ) 2 nuove postazioni lungo la costa.. Risultato finale: la rete ospedaliera della provincia di Teramo, pur avendo un territorio molto inferiore a quella di Chieti e una popolazione inferiore di 75.000 unità, ha lo stesso numero di postazioni (10) della provincia di Chieti».

Scontro anche sull'abbattimento dei posti acuti («Non è possibile procedere all’abbattimento dei posti per acuti in quanto detti ospedali sono già stati riconvertiti in Ospedali di Territorio », dice Caramanico») e sui benefici del Piano sia in termini finanziari che di qualità («l'affermazione sulla qualità dei servizi è spudoratamente falsa: basta dare uno sguardo ai dati ») o sulle tasse che non sono state aumentate («è merito dei risultati del 2008»).

Caramanico si sofferma poi sulla denuncia del commissario di qualche settimana fa che aveva parlato di «sistema sanitario iniquo e illegale» e di «poteri forti» che eserciterebbero pressioni.

«Dichiarazioni gravi e irresponsabili», dice il consigliere regionale del Pd, «che Chiodi dovrebbe specificare nel dettaglio e denunciare alle autorità competenti. Chiodi aveva ed ha, la possibilità e, perché no, anche il dovere morale e politico di assicurare percorsi trasparenti, condivisi, di garantire il rispetto delle regole, di garantire la verità su fatti e responsabilità. Avrebbe avuto come alleati l’intero consiglio regionale e l’intera società abruzzese. Invece, si è rinchiuso in un vicolo cieco e, attualmente, non perde occasione per scaricare responsabilità sul passato».

Un capitolo del documento prende in esame anche le affermazioni (una in realtà ma abbastanza generica) del sub commissario Giovanna Baraldi: «Tutti gli atti che abbiamo fatto non sono mai tagli, ma sono sempre riduzione dell’inappropriatezza».

«E' tutto falso», replica Caramanico che in 10 pagine di documenti allega una serie di domande da mesi al centro del dibattito sull'argomento, e la sentenze del Consiglio di Stato che ha bloccato il Piano sanitario operativo e scongiurato la chiusura dell’Ospedale di Guardiagrele.

22/02/2011 10.27

 

 

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ASL DI TERAMO, CGIL:«ATTO AZIENDALE CHE DETERMINA  SPRECHI E CLIENTELISMI

 TERAMO. Un Piano aziendale che anziché ridurre i costi e razionalizzare le spese determina ulteriori sprechi e clientelismi.

 L’atto aziendale della Asl di Teramo, giunto ormai alla terza versione, e le dichiarazioni del direttore generale nella conferenza stampa di sabato scorso, suscitano non poche perplessità sulla rispondenza dell'atto ai bisogni di salute dei cittadini teramani.  I provvedimenti relativi agli ospedali teramani avevano già suscitato reazioni negative nelle settimane scorse e ora finiscono nel mirino dei sindacati. In particolare, la Fp Cgil di Teramo analizza, e contesta, punto per punto il provvedimento aziendale, che salva sotto un unico aspetto: «Finalmente, dopo anni di battaglia della Fp Cgil di Teramo, si è sentito parlare di specializzazione dei quattro presidi ospedalieri a garanzia della salvaguardia di tutta la Asl di Teramo».

Il giudizio positivo, tuttavia, si conclude qui. La Cgil, per il resto, ritiene che la proposta di atto aziendale determini ulteriori sprechi e possibili clientele a danno dei cittadini. Lo dimostrerebbero i numerosi indizi tracciati nell’atto aziendale.

Secondo il sindacato, le discipline mediche sono state accorpate o divise senza nessun criterio logico, tradendo una visione alquanto antiquata della medicina, del ruolo dell’ospedale e generando sprechi o maggiore efficienza dei servizi resi.

Alcuni esempi: viene creato un dipartimento ad hoc, cioè quello Fisico-Tecnico-Informatico (con tre strutture complesse) che poteva essere inserito nello staff di Direzione, visto che già c’è la struttura semplice Statistica ed Epidemiologia.

«Perché avere un direttore in più – si chiede il sindacato - con sicuri costi aggiuntivi?».

Altro esempio citato dal sindacato è quello relativo alla struttura semplice Fisica sanitaria: viene tolta dal dipartimento della Diagnostica – oggi Tecnologie pesanti – e viene inserita nel dipartimento Fisico-Tecnico-Informatico, pur non avendo alcuna attinenza con esso.

«La scelta di creare dipartimenti a direzione universitaria – polemizza il sindacato - non determina alcun risparmio e si penalizzano le professionalità interne che in questi anni difficili hanno garantito con abnegazione i servizi ai cittadini teramani e che oggi vengono esclusi. La riduzione di unità complesse in unità semplici – aggiunge la Fp Cgil - non potendo assumere nuovo personale, andranno a smembrare le altre unità rendendo impossibile l’attuazione dell'assistenza sanitaria in ogni struttura e aumenteranno i costi per l'assunzione del relativo primario».

Non una scelta di efficienza, dunque, ma secondo la Fp Cgil i criteri sarebbero altri.

«Se si considera che il direttore del Dipartimento viene scelto dal Direttore generale sulla base di una terna di nominativi indicati dai direttori delle unità complesse – spiega il sindacato - il gioco appare chiaro: si decide a tavolino il nuovo primario di un dato Dipartimento. In questo, si creano solo tre unità complesse e vien fuori automaticamente il nome del “prescelto”».

Scelte clientelari, dunque, si nasconderebbero dietro le novità introdotte dal Piano aziendale della Asl teramana. 

I dubbi della Fp Cgil sono molteplici: «la priorità di questa Asl è la scelta dei primari o è la giusta specializzazione dei quattro presidi ospedalieri? Si ridurranno le vergognose liste di attesa e la grave carenza di personale? I precari - di cui non son note le sorti, visto che vengono rinnovati di mese in mese - vedranno una soluzione occupazionale stabile o si applicheranno le norme di questo Governo che impone il taglio del 50%?»

Voci insistenti riferiscono, infine, di un consistente tesoretto di circa 15 milioni di euro che il vecchio Direttore generale avrebbe inserito in bilancio. La Fp Cgil di Teramo chiede al direttore se ciò corrisponde al vero e se sì, come si intende investirli.

 In ultimo, la Fp Cgil critica l’assoluta mancanza di rispetto delle relazioni sindacali visto che, ad oggi, nessuna organizzazione è stata mai convocata, mancanza che ovviamente sta suscitando malumori e insofferenza fra il personale.

  22/02/2011 10.25