Le cliniche private (Aiop):«commissario e Regione poco affidabili e trasparenti»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Raccomandata del 4 settembre scorso, anticipata via fax, alla Giunta regionale ed al Commissario ad acta Gianni Chiodi.

Oggetto: mobilità sanitaria passiva. Firma: Luigi Pierangeli, nella sua doppia veste di presidente Aiop e di titolare dell’omonima clinica, e case di cura Spatocco e Villa Serena, a cui si sono aggiunte Villa Letizia e Ini di Canistro.

La dichiarazione di guerra delle cliniche private (di questo si tratta) alla Regione, affidata a due pagine e mezzo di contestazioni, è giunta improvvisa, ma non inattesa per chi segue le vicende sanitarie. E’ stata preceduta, infatti, di pochi giorni dal ricorso contro gli accreditamenti concessi a Villa Pini, datato fine agosto. Già da quel documento, al di là delle decisioni del Tar, era chiaro che il giudizio complessivo delle tre case di cura sull’attività amministrativa regionale e commissariale in campo sanitario era molto, ma molto critico. Secondo quanto si legge in quel ricorso, le delibere contestate erano – a parere dei ricorrenti – superficiali, contraddittorie e poco fondate in punto di diritto. Ora si va oltre e forse si tocca il punto di non ritorno nei rapporti tra l’Aiop e Chiodi: come si ricorderà, i contratti di accreditamento con i noti tagli alle cliniche erano stati firmati solo per la promessa regionale e commissariale di far recuperare fatturato con la mobilità passiva.

«COMMISSARIO E REGIONE POCO AFFIDABILI E TRASPARENTI SULLA MOBILITÀ PASSIVA»

Ma su questo settore di attività la Regione e la struttura commissariale si sono dimostrate inaffidabili: hanno promesso e non mantenuto gli impegni, vedi i contratti di confine con le altre Regioni sulla mobilità, che non sono stati ancora sottoscritti nonostante l’urgenza ed il danno economico per l’Abruzzo.

Inoltre sono poco trasparenti nel fornire la documentazione necessaria, a causa di una “reticenza” immotivata, anche alla luce delle decisioni del Tar sull’accesso agli atti, come da ricorso proposto dalle cliniche. Infine non sono state capaci (colposamente o dolosamente?) di fornire dati utili per lo studio e la conoscenza della mobilità passiva che dovevano servire ad elaborare una proposta complessiva su cui trovare l’accordo. Insomma una débacle su tutta la linea, un giudizio severo sulla professionalità di certi comportamenti in un settore così delicato. La crisi dei rapporti è scoppiata quando il 24 agosto scorso, con almeno due mesi di ritardo, è arrivato all’Aiop un report striminzito sulla mobilità passiva del 2009.

«Al riguardo – si legge nella raccomandata – preme in primo luogo rilevare ed eccepire la parzialità e l’incompletezza dei dati alfine trasmessi».

 L’Aiop infatti, come da promessa commissariale, attendeva i dati del 2007, 2008 e 2009 per poter conoscere i flussi, il trend e la dimensione del fenomeno in un lasso di tempo più ampio. Ed era convinta che sarebbero arrivati, sia perché è «interesse dell’amministrazione recuperare le quote del fondo sanitario», sia perché dovevano compensare «i gravissimi tagli subìti dalle cliniche sul budget 2010».

LE CLINICHE CHIEDEVANO I DATI DI TRE ANNI CON IL COSTO ECONOMICO

E invece è arrivato un foglietto ben diverso dalla promessa – sottoscritta in un verbale – di fornire dati esaustivi, soprattutto su base economica. Dicono le cliniche: se ci volete far recuperare, non dovete dirci solo il numero degli interventi di cataratta o di menisco o di appendicite, i cui drg sono di scarso interesse economico e a rischio di appropriatezza, che poi ci contestate.

Fateci sapere quali sono le prestazioni più care che poi pagate alle altre regioni e fatecele fare a noi. Continua la lettera: non è la prima volta che ci negate i dati «pretestuosamente rifiutati invocando la (inesistente) necessità di un preteso “consenso” delle altre cliniche» (la Regione giustificò infatti il suo no a far conoscere i dati delle prestazioni di tutte le cliniche appigliandosi alla privacy) e sapete bene che «noi abbiamo firmato solo perché era l’unico modo per farci pagare le prestazioni già effettuate e dopo la promessa di farci recuperare la mobilità passiva» (altro verbale sottoscritto il 15 aprile scorso).

«In siffatta situazione di mancanza di dati è impossibile andare avanti».

E poi le cliniche chiedono i verbali delle riunioni in cui si promettevano mari e monti, soprattutto quello del 23 giugno «completamente disatteso».

 Altrimenti? Altrimenti nulla. «Si resta in attesa del prescritto riscontro nei termini di legge». I saluti sono solo “distinti” (si usano quando chi scrive è inca…volato) e non cordiali. L’idillio Chiodi–Case di cura private sembra svanito e conoscendo il modus operandi dell’Aiop targata Pierangeli, anche se questa contestazione sembra piccola, non è una tempesta in un bicchier d’acqua. Sembra più una bevanda avvelenata, ora diluita in dosi omeopatiche, ma pronta a diventare pericolosa per la sopravvivenza giudiziaria delle scelte commissariali e regionali.

Sebastiano Calella  11/09/2010 10.51