Acerbo contro le 'promozioni' di Venturoni e Amicone: «la strana meritocrazia di Chiodi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Oggi dovrebbe uscire dal cilindro della giunta Chiodi il nome del nuovo direttore dell'Arta.

I pronostici vedono in prima posizione Mario Amicone, ex assessore regionale ai Trasporti della giunta Pace. Lui, non ne fa mistero, ci spera.

Ma contro di lui si scaglia il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, che cita Amicone, insieme all'ex assessore Venturoni, come modelli di riferimento della «strana meritocrazia» di Chiodi.

«E’ francamente difficile comprendere in cosa consista la rivoluzione meritocratica di Gianni Chiodi», tuona Acerbo.

«La nomina di Venturoni a capogruppo del Pdl e quella, pare, prossima di Amicone a direttore dell’ArtaA rappresentano  un segno inequivocabile di come il centrodestra abruzzese non sia minimamente in grado di incarnare quella svolta di cui l’Abruzzo avrebbe bisogno».

Per il consigliere regionale di Rifondazione «è vergognoso» che un ex-assessore (Venturoni) che ha lasciato l’incarico perché indagato e sottoposto a misure cautelari venga promosso a capogruppo del principale partito del centrodestra.

«In questo caso non c’entrano nulla il garantismo e la presunzione di innocenza che valgono per qualsiasi cittadino compreso Venturoni», assicura Acerbo.

«Qui si tratta di correttezza istituzionale e rispetto per i cittadini. In nessun paese europeo sarebbe possibile una cosa del genere!»

Quello che lascia titubante il consigliere d'opposizione è il fatto che il capogruppo Venturoni avrà la possibilità di condizionare la politica regionale sui rifiuti «assai più di quanto poteva in qualità di assessore alla sanità.  Non c’è bisogno di essere dei fini giuristi per capire che si genera una situazione di grave incompatibilità».

Quanto alla sempre più ventilata nomina di Mario Amicone alla guida dell’Arta, Acerbo parla di «apoteosi del vecchio che avanza».

E se nella regione delle emergenze ambientali l’agenzia dovrebbe essere rilanciata e implementata, «invece si punta su una nomina politica che nulla ha a che fare con il profilo di un ente tecnico ambientale che con le sue attività analitiche e territoriali altamente specializzate deve fungere da supporto necessario a procura, Finanza, Forestale, Province, Regione, Comuni, ASL. Senza un’agenzia ambientale efficiente si creano problemi non solo alle popolazioni ma anche agli operatori economici».

Acerbo sottolinea che l'Arta non ha un consiglio d’amministrazione e un presidente, ma è un’agenzia per la quale si deve procedere secondo la legge alla nomina di un direttore generale.

«Si tratta di un profilo eminentemente tecnico e non politico», insiste. «Cosa che è evidentemente ignota a Mario Amicone che già si sfrega le mani per il fatto di poter incassare la ricompensa per il suo “disinteressato” appoggio al centrodestra alle ultime regionali».

 21/02/11 11.39