Spoil system, assessori chiamati a risarcire la Regione. Si temono altri casi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Lo spoil system, cioè il licenziamento dei funzionari ritenuti non di fede politica affine, non si può fare, almeno così come lo hanno applicato le Giunte Pace e Del Turco.

ABRUZZO. Lo spoil system, cioè il licenziamento dei funzionari ritenuti non di fede politica affine, non si può fare, almeno così come lo hanno applicato le Giunte Pace e Del Turco.

Ed i risarcimenti che il tribunale ha concesso ai “licenziati” - e che la Regione ha pagato – sono «danno erariale» che la Corte dei Conti può richiedere agli assessori regionali, chiamati a risarcire di tasca propria quanto ha speso la Regione. Per il momento il totale dei soldi sborsati dalla Regione per un primo gruppo di nomi identificato dalla Guardia di Finanza si aggira attorno ai 500 mila euro ma la vicenda è come una bomba ad orologeria perché ci sono nomi noti e meno noti che ancora non sono stati vagliati dagli inquirenti e che quindi non sono presenti in questa prima contabilità. Si pensi solo al dimissionamento di Michele Caporossi e Mario Maresca, manager delle Asl di Lanciano-Vasto e di Chieti, il cui ricorso non è stato ancora definito, ma che – in caso di vittoria dei ricorrenti – rischia di essere un botto tremendo per le casse regionali. Si pensi anche al direttore dell’Arta, Gaetano Basti. Tre esempi di tecnici che avevano ottenuto risultati -secondo alcuni- anche positivi, ma che sono stati defenestrati. Tra i nomi ancora segreti dei risarciti, ci potrebbe essere quello di Gabriella Palmeri, manager Asl Pescara che, divenuta improvvisamente invisa ai vertici di An quando c’era Nino Sospiri, fu licenziata e poi risarcita con una marea di soldi: la sua sostituzione – rimasta per molti versi incomprensibile– era stata un abuso. Questo vale oggi anche per quei dirigenti regionali di uffici importanti, ma meno conosciuti al grande pubblico, come quello nominato a Bruxelles o quello dell’urbanistica all’Aquila, per i quali PrimaDaNoi.it ha potuto leggere le motivazioni delle sentenze o delle transazioni. In un caso addirittura c’è stato un doppio pronunciamento: tribunale e Corte d’appello. Dunque chi ha deciso lo spoil system ieri e oggi ha sbagliato: la politica – qualcuno lo chiama delirio di onnipotenza – ha creduto di essere nel giusto nel momento in cui violava la legge. Perché in effetti questo sistema della sostituzione dei vertici amministrativi è concettualmente ammesso proprio per il principio che organizza la Pubblica amministrazione e cioè la divisione dei poteri di indirizzo, che spetta al politico, e di quelli di gestione delle risorse umane e finanziarie, che spettano alla struttura amministrativa che deve essere autonoma e trasparente. In questo quadro normativo il funzionario effettivamente apicale, che è tra l’assessore e l’ufficio, può essere sostituito. E se lo spoil system si limita a questo non c’è problema. Ma se va oltre, infrange la legge. Ad esempio, alla luce di quanto ha detto la Corte costituzionale per il Lazio, in sanità cambiare il direttore generale dell’assessorato si può fare, cambiare il manager no, perché il primo interponendosi tra l’amministratore ed il manager è il vero destinatario dell’indirizzo politico. Questo è capitato per il funzionario distaccato a Bruxelles (che non era il direttore della struttura, ma dipendeva da altri), al quale sono andati circa 250mila euro di risarcimento, così come lo stesso meccanismo errato è stato applicato al dirigente dell’ufficio stampa, che però ha optato per una transazione molto più modesta, ed a quello dell’urbanistica. Si dirà: ma c’era la legge regionale sullo spoil system. Certo, ma le leggi regionali non possono decidere contro la legge nazionale. Dice la sentenza di primo grado: «il fatto che nel contratto ci fosse il riferimento alla legge regionale è del tutto irrilevante, trattandosi di disposizione nulla per contrarietà alla legge ed alle norme imperative». «Se, infatti, si accettasse la sostituzione dei vertici non apicali, cioè dei dirigenti sottoposti - anche se a contratto - si darebbe luogo ad una gestione politica dell’ufficio che la Costituzione non prevede. Sarebbe una lesione del principio della separazione tra amministrazione e potere politico».

Sebastiano Calella  15/02/2011 8.19